Lo si sente ancora, l’infinito… da qualche parte dentro… solo non ci si fa più caso

I poeti nel nostro paese esistono, ma pochi se ne ricordano e forse ancor meno sanno cosa fanno.
Nel nostro paese i poeti non possono ambire a diventare degli eroi nazionali, ad esempio, o dei personaggi di spicco che rappresentano il fulcro di pensiero di un intero paese; è proprio una roba impossibile, questa. Son relegati a microcosmi letterari, a piccole comunità frequentate da addetti ai lavori.
Qui non siamo in Russia, non siamo in Cile o in Argentina o in qualsiasi altro paese dove letteratura e cultura possono davvero ancora fare la differenza.
Siamo in un paese dove le menti si assopiscono fra un telegiornale e una lamentela, fra uno spot e una pennichella sul divano, fra uno yogurt senza grassi e la convinzione demotivante che “tanto niente cambierà mai”.
Parlo al telefono con presenze che mi danno il netto sentore stanco degli annoiati da se stessi, dall’accontentarsi di qualsiasi situazione che non richieda una vera e propria presa di posizione.
Siamo nel paese della routine amorfa, della vocazione alla mediocrità, siamo nella condizione del vittimistico “sto qui e aspetto che qualcosa prima o poi cambi”.
Non c’è davvero molta poesia in tutto questo, no davvero, perché la poesia è passione e bellezza e no, non la sento e non la vedo nei volti e nelle voci.
E davvero trovo sia un gran peccato
Quando mi rendo conto di questo mi viene voglia di mandare affanculo tutti gli anni di scuola che in tempi non poi cosi remoti mi hanno portata, come è accaduto a molti, a detestare la poesia e tutto ciò che ha a che fare con la poesia.
Poi mi viene voglia di ringraziare il caso, perché è stato per caso che mi sono innamorata per davvero, irrimediabilmente e perdutamente di un libro di poesie. È accaduto cosi,senza che me ne rendessi veramente conto, come accadono spesso le cose migliori nella vita, quelle che ti stupiscono fino a toglierti il fiato e che ti sollevano a qualche metro da terra,tanta è la gioia che ti lasciano nel cuore.
E a volte penso a quanto sia ingiusto che di questa gioia molti vengano privati, e mi chiedo, ma davvero siamo un paese di cervelli tanto spenti da non saperci più risvegliare?!!
Voglio dire, se questo colpo di fortuna è accaduto a me, che non è che sono un drago letterario, intendiamoci, mi chiedo, perché non può accadere a molti, moltissimi altri?!
Forse basterebbe smettere di farsi deprimere le esistenze dai telegiornali. Forse basterebbe spegnere per un po` di ore al giorno il televisore. Forse basterebbe questo… e magari, così, anche l’infinito lo potremmo guardare tutti, di nuovo e per davvero, senza doverci assopire come abbiamo fatto quando ce lo hanno presentato smorto e vuoto sui banchi di scuola. Perché l’infinito, ditemi, come fa ad essere smorto e vuoto?!! Non è semplicemente possibile!!! Pensateci! L’infinito è immenso,semmai…

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6 thoughts on “Lo si sente ancora, l’infinito… da qualche parte dentro… solo non ci si fa più caso

  1. L’avevo comprato anch’io quel libro di Neruda, quando era di moda. L’ho anche imitato molto, prima di capire che ero lontanissimo dalla sua ispirazione e che quindi non potevo che ripetere stilemi non miei, senza creare nuova bellezza. Allora ero anche attratto dalla straordinaria musicalità di Quasimodo, che ugualmente imitavo. Ora davvero non so più dove stia la bellezza, né so come inventarla. La colpa di tutto non è però della televisione, che è solo uno strumento. Non l’ho guardata per un anno, ma poi ho capito che, allontanandomene, mi allontanavo anche dal mondo, dalla conoscenza della storia di oggi, il che è negativo. La tv può essere anche una finestra, sempre che non ci ostiniamo a ritenere che sia vero solo quello che da quella finestra si vede. Come ogni finestra, offre solo una visione limitata delle cose: basta esserne consapevoli.

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    1. Ciao Guido, è un vero piacere vederti qui. Il libro di Neruda mi capitò tra le mani in un momento particolare; non ero particolarmente propensa a letture di tal genere e pensavo di non saperne abbastanza in materia per poter godere di una letteratura di quel tipo. Mi sbagliavo. Forse perché se di vera poesia si tratta, vieni toccata dentro, in quel punto dove l’anima attinge a un immenso bacino di esperienza universale, e non ha importanza che cosa e quanto tu abbia vissuto fino a quel momento, perché comunque ti riconosci, ti ci puoi specchiare. Credo di non aver mai letto nulla solo perché andava di moda; non consapevolmente, perlomeno. I libri sono un po’ come gli attimi che ti propone la vita; se sei focalizzata su qualcosa, allora il libro di quel momento ti cade fra le mani, è inevitabile. Il più delle volte si tratta di emozioni, a volte di pensiero. In merito alla televisione posso dirti che concordo sul fatto che potrebbe essere uno strumento, anche un ottimo strumento, se l’uso che se ne fa è finalizzato alla presa di coscienza della verità. Il punto è che i media sono manipolabili e manipolati e l’uso che se ne fa oggi è nella stragrande maggioranza dei casi distorto e palesemente a favore di poteri che non hanno alcun interesse affinché le masse prendano coscienza della loro condizione. Il motivo è semplice: una popolazione consapevole non consuma in modo condizionato. E visto che la televisione oggi è un mero strumento che alimenta impulsi volti al consumo, ne faccio volentieri a meno. Sono più di dieci anni che me ne sono liberata e sai che c’è, Guido? Dopo tanto tempo ricordo perfettamente quanto è stata sgradevole la fase di disintossicazione: si è costretti a riempire silenzi con altro. Non è facile, perché occorre trovare qualcosa che implica un certo impegno in termini di ragionamento. Ma sono felice di aver ripreso a pensare in modo un po’ più libero e non tornerei più indietro per tutto l’oro televisivo al mondo. Tu non sai le meraviglie che ho scoperto in questi anni dirottando un tempo potenzialmente votato alla televisione su altri fronti. I tuoi blog, ad esempio, i tuoi racconti, dove trovavo il tempo di leggerli se riemanevo a rimbambirmi davanti al televisore!? 😉

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