Legalità, Verità e Giustizia

La domenica pomeriggio del 19 luglio 1992, esattamente 27 anni fa, io probabilmente stavo lavorando nel ristorante di famiglia, presumibilmente assonnata e stanca dopo un sabato notte passato a gironzolare per i locali delle vallate, o in qualche discoteca in compagnia della mia banda di amici  adolescenti.

Avevo 18 anni nel 1992 ed il mondo, la vita ed il futuro in generale mi sembravano tutte cose complicate, ma tutto sommato a portata di mano; me lo ricordo che ero felicemente incosciente, un po’ spaventata, perché consapevolmente ignorante; in una parola vivevo avvolta dalla noia dei doveri famigliari (dovevo lavorare e facevo un lavoro che non mi piaceva) e dalla classica inquietudine post-adolescenziale della quale, forse, oggi mi rendo conto, non mi sono mai davvero liberata. In un modo diverso, ma inquieta lo sono tutt’ora, sempre; una condizione scomoda, ma forse non del tutto negativa.

Clipboard-kRkD--1020x533@IlSole24Ore-Web

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Antonio Caponnetto.

Nello stesso momento in cui io cercavo di trovare un senso del tutto nei fondi di caffè che servivo nel locale di famiglia, quella domenica pomeriggio, alle 16 circa, a 1500 km di distanza e di fronte al civico 21 di Via Mariano D’Amelio a Palermo, una 126 imbottita di esplosivo veniva fatta saltare in aria, uccidendo sei persone.

Morirono in quell’esplosione il Magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta:  Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione e in gravi condizioni.

timthumb

Il Giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta morti in Via D’Amelio il 19 luglio 1992.

I nomi delle persone che morirono in quella strage vanno elencati e imparati, vanno detti guardando la foto dei loro volti e questo va fatto spesso, perché queste persone vanno ricordate e va ricordato il sacrificio che fecero, il motivo per il quale morirono.

Dico questo perché oggi ho fatto una prova, un esperimento sociale, chiamiamolo così; ho detto a dei miei colleghi (ho smesso di servire caffè da tempo e ora lavoro nella pubblica amministrazione) che oggi cadeva la ricorrenza dei 27 anni di Via D’Amelio. Non ho aggiunto altro e sono rimasta in attesa di una risposta… che però non è arrivata. Il risultato del mio esperimento mi ha fatta cadere in uno stato di tristezza  e malinconia profondissime… e ho ancora adesso, a distanza di ore, un groppo in gola. Lo sconforto è infinito e ho fatto grande fatica a dissimulare questo stato d’animo; nessuno di loro sapeva che cosa fosse la Strage di Via d’Amelio e quando ho spiegato di che si trattava, si sono affrettati a cambiare discorso.

E’ gente della mia generazione, nata fra gli anni 60 e 80, eppure di queste cose pare non abbiano mai sentito parlare, o forse “semplicemente” non ricordano, chissà…

image

La strage di Via D’Amelio 1992

Pochi mesi prima dell’uccisione di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta, il 23 maggio, in un altro attentato morì Giovanni Falcone con la moglie, anche lei magistrato, Francesca Morvilllo, gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Vi furono 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Falcone era grande amico e collega di Borsellino, ma di lui vorrei parlare in un altro momento e dedicandogli la dovuta attenzione. C’è però da dire che la fine comune che fecero i due magistrati è da ricollegarsi al lavoro che condussero nell’ambito del Maxi Processo condotto dal Pool Antimafia di Palermo, dei quali facevano parte entrambi e che fu importante ed estremamente efficace all’epoca, nella lotta contro Cosa Nostra. Non son cose che si possono mettere da parte, non vanno dimenticate ed i motivi sono molti e tutti serissimi e importantissimi.

Ritornando quindi al mio piccolo esperimento sociale, questa è l’Italia di oggi, 27 anni dopo;  è il Paese che NON sa e che NON ricorda. Questo è il Paese della NON MEMORIA e della NON legalità; è il Paese dell’indifferenza nei confronti di chi ha dato la vita per rendere il mondo in cui viviamo un mondo migliore e per difenderci dalla violenza e dalla prepotenza delle mafie. Questo è esattamente il mondo in cui le mafie trovano terra fertile per prosperare!!

Lufficiale-smemorato-480x300

Paolo Borsellino diceva che della mafia bisogna parlare, che ne vanno spiegate le dinamiche, che vanno chiariti gli interessi occulti e le spinte che muovono le organizzazioni mafiose, che va spiegato che cos’è il clientelismo dei partiti, che cos’è la corruzione, che cos’è la collusione e che vanno messi bene in mostra i potenziali legami che possono crearsi fra mondo politico, mondo imprenditoriale e mafia, perché tutti questi soggetti operano sui territori in cui viviamo e spesso si muovono in parallelo, quando non si intrecciano in modo subdolo e, se si tratta di mafia e organizzazioni criminali camorriste o n’dragheta, ovviamente agendo in modo contrario ad ogni principio di legalità.

esterne071220010711123529_big

La forma di ignoranza che aleggia ovunque a tal proposito e l’assenza pressoché totale del senso di legalità fra i miei contemporanei è proprio quello che lo stesso Paolo Borsellino confidava che non si verificasse mai più nel nostro Paese. Lui si recava nelle scuole e favoriva in tutti i modi lo sradicamento della cultura mafiosa attraverso la divulgazione di una conoscenza del fenomeno mafioso, e di una presa di coscienza capillare fra i giovani delle dinamiche che ne sono alla base, perché era convinto che in questo modo non ci sarebbe stato un ritorno a quel substrato culturale fatto di ignoranza. Le mafie prosperano nell’ignoranza, questo è risaputo.

chinnici-kr4G-U46010912178805o0F-852x580@CorriereMezzogiorno-Web-Mezzogiorno

Il giudice capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo nel 1979 Rocco Chinnici; fondò il Pool Antimafia di cui fecero parte Borsellino e Falcone. 

Beh, se Paolo Borsellino oggi fosse stato con me in quell’ufficio, avrebbe capito che di lavoro da fare ce n’è ancora tantissimo e che addirittura, forse, oggi se ne sa ancora meno di quanto se ne sapeva negli anni 80 quando, sotto il fuoco degli attentati stragisti, l’Italia si teneva suo malgrado informata e la gente, forse per mera paura, un po’ cercava di capire da dove venivano quelle bombe e perché per le strade c’erano tutti quei morti ammazzati.

Lascio qui di seguito il link  di un video che spero con tutto il cuore qualcuno si prenda il tempo di guardare fino in fondo, anche se esula dai canonici cinque minuti di attenzione che siamo abituati a dedicare ai video su youtube, per poi passare subito a qualcos’altro. E’ un documento importante e serve un po’ per capire l’argomento e conoscere davvero il problema, e un po’ per rendersi conto dello spessore morale e umano della persona che era Paolo Borsellino.

Si tratta di una “lezione” tenuta da Paolo Borsellino in un istituto di formazione di Bassano del Grappa. E’ un video per noi forse un po’ faticoso da guardare, perché siamo abituati a cose brevi, molto meno impegnative e tecnicamente più pulite e scorrevoli, ma considerando che è stato registrato nel 1989, e vista la portata morale e umana di quanto il giudice Borsellino trasmette, possiamo anche soprassedere sulle pecche tecniche di audio e riprese e fare lo sforzo di guardarlo fino in fondo. Vi prego di fare questa “fatica”, se potete.

Questi video ed altri documenti andrebbero divulgati nelle scuole ed andrebbe spiegato bene ai ragazzi chi è Paolo Borsellino e chi è Giovanni Falcone; bisognerebbe parlare delle loro vite, del loro lavoro, di quanti mafiosi hanno fatto rinchiudere, di quante vite hanno salvato e bisognerebbe parlare di chi come loro sono morti per la Giustizia, per il bene comune e per amore della Legalità e della Verità. Ad oggi non è stata fatta ancora chiarezza su chi sono i reali responsabili della loro morte. Di certo la mafia in questo caso ha agito su mandato e per interesse di altre “entità”; Borsellino lo aveva capito e probabilmente è per questo motivo che venne ucciso subito pochi giorni dopo Falcone. Parlerò in un altro momento dei depistaggi delle indagini e della ormai famosa “Trattativa Stato-Mafia” che sembra essere il vero ostacolo affinché si possa fare chiarezza, arrivare alla Verità e fare Giustizia in merito.

23_maggio_2019_MGZOOM

Ritengo che conoscere bene personaggi come Falcone e Borsellino sia fondamentale oggi, perché c’è un grande bisogno di maturare una coscienza civica e morale; in un mondo caotico e confuso come quello odierno, che galleggia su instabili e manipolate onde mediatiche, costruito su relazioni virtuali, esigenze superflue, valori fasulli che inseguono oggetti inutili e bisogni fittizi, ecco, quando si cerca un punto fermo e salvifico in un marasma come questo, io credo che i valori che ci hanno lasciato Uomini come Borsellino, Falcone e altri come loro, possano essere davvero dei riferimenti solidi e fermi; un modo per sapere in che direzione è più sano dirigersi, insomma.

524196

Nel video che trovate nel link che ho messo sopra, Borsellino non parla di cose del passato; ogni argomento che lui spiega (nonostante la complessità dell’argomento) in modo chiaro e semplice nel relativamente lontano 1989, ogni sua parola è più che mai attuale e questo dovrebbe farci riflettere. Borsellino andò a Bassano, come in molte altre scuole italiane a parlare ai ragazzi di mafia, perché già allora si sapeva che la criminalità organizzata investiva i suoi capitali al Nord e perché lui sapeva benissimo che la diffusione di informazioni chiare in merito al problema mafioso nelle scuole e nelle università, ostacola l’espansione di attività criminali. Mi consola il fatto che in rete e nelle scuole qualche buon esempio di buona volontà in tal senso c’è anche oggi.

Illustrazione-di-Lelio-Bonaccorso-tratta-dal-volume-La-mafia-spiegata-ai-bambini.-Linvasione-degli-scarafaggi-700x326

La mafia spiegata ai bambini

Guarda caso, è proprio di oggi la notizia che trovate a pagina 6 del SOLE 24 ORE, la quale riporta i risultati della relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA); dalla relazione si evince che proprio in Lombardia c’è la percentuale più alta di tutta Italia delle operazioni finanziarie sospette: 19.752 operazioni per la precisione, a fronte delle 17.860 della Campania, delle 10.639 del Lazio, delle 9.812 dell’Emilia Romagna e delle 6.151 della Sicilia. Questo per rispondere a chi sostiene che la mafia prospera solo nel meridione; non è così: la mafia investe dove ci sono i soldi e dove può usare dei prestanome insospettabili, ed i soldi nel nostro Paese si trovano al nord, quindi allegri (si fa per dire), ce n’è per tutti e tutti dovremmo essere vigili e attenti!!

Nell’articolo di cui sopra, il giornalista Marco Ludovico, sottolinea come una micro-cultura mafiosa sia cresciuta in tutto il Paese, sfruttando l’insensibilità e la sottovalutazione; bene, a fronte di ciò ci tengo a dire che il piccolo esperimento sociale di cui ho parlato poc’anzi, è stato fatto prima che io leggessi questo articolo e come vi ho già raccontato, se l’ insensibilità e la sottovalutazione di cui si parla nell’articolo avevano bisogno di conferme, io nel mio piccolo ne ho avute, ed amare.

Ludovico dice poi che la diffusione della mafia al nord sta avendo vita facile anche perché NON C’E’ ALLARME SOCIALE e questo ha anestetizzato le coscienze; è un po’ quel che diceva Borsellino in una sua intervista che rilasciò due giorni prima di morire: “la percezione collettiva dell’attività mafiosa si ha solo quando ci sono i morti.” Quando la mafia prospera lo fa nel silenzio. Beh, pare non sia cambiato molto in quasi trent’anni… ma sapendolo, qualcosa noi tutti dovremmo fare. Parlarne è importante, è un primo passo perché si prenda coscienza, perché i morti di mafia come Borsellino, Falcone e altri con e come loro, non siano morti invano.

Quando impazziscono le stelle

A volte ho la sensazione che i punti di riferimento, quelli che fungono da faro o da stella polare nei momenti di tempesta non esistano più; mi capita… mi prende questo dubbio atroce che forse le stelle si muovano in vortici confusi stravolgendo le galassie, e i fari in riva al mare siano tutti spenti, le bussole impazzite.

eso1012a

Una sensazione di smarrimento totale che ti toglie la terra da sotto i piedi, la percezione dello spazio svanisce, le dimensioni e le forme delle cose cambiano in continuazione… è terribile!!

Un po’ come quando in una giornata limpida esplori sentieri in alta montagna che non hai mai percorso, di quelli che perlopiù son ricavati fra la vegetazione dal passaggio frequente degli animali selvatici, quelli che si inoltrano invisibili fra i rododendri e aggirano con labirinti contorti le mughete.

4723A

Non sono percorsi segnati sulle mappe ufficiali, non ci sono segnaletiche, non ci sono punti di partenza e tanto meno punti di arrivo; sono solo delle tracce che ti permettono di muoverti su un terreno impervio e difficile. A volte mi sento così, presa da una faticosa esplorazione che procede seguendo istinto e intuito e poi, come se la sensazione di smarrimento non bastasse, all’improvviso si leva un nebbia fitta, un muro d’aria bianca che non ti permette di capire dove ti trovi, da dove arrivi, dove devi andare… non so se mi sono capita.

il_570xN.1650500519_ln07

Una brutta sensazione, insomma… mi succede.

E poi all’improvviso la nebbia si alza, mi guardo attorno, vedo i versanti delle montagne, vedo il cielo e il sole, i costoni di roccia, un larice colpito dal fulmine, la chiazza di rododendri che segue la valletta e mi rendo conto della mia posizione, mi rendo conto delle direzioni e realizzo in pochi attimi e in modo esatto il percorso utile per andare avanti. Ecco, quando succede questo poi mi sembra che nulla possa più fermarmi; sono allegra, felice e riprendo il cammino.

meteo-neve-598646.660x368

Ebbene, di provare questo tipo di smarrimento e di ritrovarmi con sollievo fuori dalla nebbia mi accade ogni tanto, non spesso… mi succede sopratutto quando lavoro, quando tutto sembra chiudersi attorno come un muro di nebbia e non riesco a vedere nessuna via d’uscita; ne esco leggendo, di solito… o camminando, perché camminare aiuta a pensare. O magari mi porto da leggere mentre raggiungo un posto particolare fra i boschi. Il mio lavoro ultimamente non mi porta più a camminare fra i boschi; da un anno a questa parte, in virtù della mia condizione di appartenente al genere femminile , le menti eccelse che gestiscono il mio ambiente lavorativo mi hanno relegato a una scrivania e non è una bella sensazione… direi che è una sensazione di merda, ecco. E anche se non dovrei essere io a dirlo, non penso di aver fatto nulla per meritarmelo… tutt’altro.

CARRO-DI-MERDA

Sono un po’ claustrofobica e non mi piacciono i luoghi chiusi, non mi sono mai piaciuti, mi rendono ansiosa e di pessimo umore, non riesco a concentrarmi e mi infastidiscono gli odori, le luci dei neon, le voci troppo forti, gli odori delle stampanti, dei profumi eccessivi che si portano addosso alcune colleghe… nei luoghi chiusi è così, non si può allontanarsi per stare un po’ meglio, si sta in gabbia. Ho scelto di non fare un lavoro che mi faccia stare al chiuso, ho faticato per ottenerlo, proprio perché nei luoghi chiusi sto fisicamente male. Però a volte i benpensanti decidono per te e le soluzioni sono due: o fai una vita di merda e ti adegui, magari ammalandoti un po’ alla volta, o cambi lavoro. Credo che per me la seconda soluzione sia la più appropriata.

vdmsas

 

Contro gli autoritarismi

Gli autoritari non ascoltano, impartiscono… e pensano di poter “gestire”, e intanto perdono credibilità e ad ogni nuovo passo si rendono sempre un po’ più ridicoli; ma finché le menti spente non se ne accorgono, gli autoritari mantengono il potere. Una mente spenta può confondere un “uomo ridicolo” definendolo “originale e di carattere… uno che sa il fatto suo!”.

1341570306-720x0-c-default

Immagine presa dal web tratta dal film “Il Dittatore”.

Gli autoritari li riconosci subito: hanno il pessimo vizio di impartire ordini e pretendono di avere sempre le verità in tasca, ostentano certezze e raramente hanno dubbi; non sanno chiedere, discutere, non conoscono confronto, empatia e ignorano il concetto di “visione dell’altro”; la comunicazione avviene attraverso un monologo: l’autoritario parla e impartisce ordini e gli altri, tutti e sempre, ascoltano.

Pyongyang, Kim Jong Un dirige il primo congresso del Partito dei Lavoratori

Immagine del dittatore nord coreano Pyongyang presa dal web da un articolo de “Il fatto Quotidiano”.

Gli autoritari a lungo andare (purtroppo ci vuole sempre troppo tempo) si fanno terra bruciata attorno, e pensano che le distanze che gli altri prendono siano dovute al fatto che loro “si sanno fare rispettare”. Gli autoritari confondono il timore ed il disprezzo che li circonda con il rispetto.

Iran, ancora proteste a Teheran. A morte il dittatore

Immagine presa dal web del presidente  iraniano Ahmadinejad

Gli autoritari parlano, e molto, e ancora… usano frasi ad effetto che le masse seguono a bocca aperta e cervello chiuso e quando gli autoritari hanno finito i loro monologhi auto referenzianti, si illudono di aver convinto tutti… in realtà han convinto i cervelli più svegli che gli autoritari non hanno mai imparato ad ascoltare e a ragionare.

Teodoro-Obiang-Nguema-Mbaso

Teodoro Obiang Nguema Mbaso, presidente dittatore della Guinea Equatoriale; immagine presa dal web

Gli autoritari non trovano soluzioni, perché cercano solo vie per aumentare il proprio potere e la propria visibilità, ma non per risolvere i problemi. La soluzione dei problemi è finalizzata al mero mantenimento del potere e non viceversa.

BLG-041617-1200-750x375

Erdogan, il dittatore turco; immagine presa dal web.

Gli autoritari si pavoneggiano e si circondano di leccapiedi, perché quando si è poca cosa è solo nel confronto con l’elemento umano falso e interessato, che ci si può illudere di essere qualcuno.

Gli autoritari, non si fidano di nessuno, tranne che degli adulatori ed anche di quelli con molte riserve, perché non sanno fidarsi di se stessi. Son più sereni se qualcuno li rassicura; non importa se falsamente o sinceramente. Gli autoritari ostentano forza e sicurezza e spesso sono sotto, sotto degli insicuri e il più delle volte dei pavidi. Un potente insicuro e pavido è estremamente pericoloso.

Gli autoritari hanno spesso paura del diverso e dell’imprevisto e per sentirsi meno vulnerabili, in un clima di totale sfiducia mettono in atto strategie di controllo superflue e dannose, ottenendo come risultato astio e rancore; è questo l’unico motivo per il quale si adattano alle nuove tecnologie, perché in cuor loro sono restii alle innovazioni, ma la tecnologia può essere un valido supporto per ottenere un maggior controllo nei confronti dei subalterni e delle masse.

hitlerchaplin

“Il grande dittatore” di Charlie Chaplin; immagine dal web.

Gli autoritari hanno spesso paura anche del cambiamento e si aggrappano con tutte le loro forze ai tradizionalismi, a vecchie idee collaudate e a contesti che si rifanno a schemi rigidi e ben definiti; sono ovviamente onnipresenti negli ambienti militari e negli ordini religiosi. Non importa se tali idee e tali contesti in un mondo in repentino cambiamento sono inefficaci e inattuali; il consenso è più facile ottenerlo spacciando vecchie idee per volontà di innovazione.

mussolini-stalin-hitler

I tre dittatori del passato (?) Immagini prese dal blog “Il riccio e la volpe”

Gli autoritari devono tenere tutto sotto controllo ed è per questo che vogliono che i subalterni mantengano sempre e comunque un basso profilo. Sono costretti a circondarsi di gente preparata, ma favoriscono le preparazioni specializzate e mirate, in modo che nessuno abbia una visione d’insieme tale da divenire pericoloso per l’autoritario.

Gli autoritari creano dissidi e contrasti interni fra i loro sottoposti, perché il “divide et impera” è la regola prima e più efficace per ogni sistema autoritario che intende controllare le masse o i subalterni. Se un nemico non esiste, gli autoritari lo creano. Questo avviene a diversi livelli e ne sono un esempio le molteplici “guerre fra poveri” che si verificano oggi, come si son sempre verificate nella Storia meno recente.

potere-dei-media-guerra-tra-poveri

Immagine presa dal blog “L’uomo qualunque”.

Gli autoritari hanno paura di ciò che non capiscono e non sono mai felici della crescita professionale e personale dei collaboratori; nessuno deve “sapere e conoscere” più di loro. Mantenere le masse nell’ignoranza è la seconda regola base perché un sistema autoritario abbia successo.

comedonchisciotte-controinformazione-alternativa-hailoviu-600x330

Immagine presa dal blog “Come Don Chisciotte”

Gli autoritari non accettano critiche dai “sottoposti” o da chicchessia, perché accettare critiche implica il dover fare i conti con se stessi e questo costa una fatica che quasi mai gli autoritari sono disposti a fare; in realtà non gli interessa minimamente. La critica e la sincera autocritica non è contemplata dagli autoritari, MAI! Nessuno spunto di cambiamento e crescita è accettato. Il fine di ogni loro decisione è mantenere il potere, punto.

Gli autoritari hanno bisogno di falsi riconoscimenti, perché una vita votata all’apparenza è giusto che venga compensata con premi di facciata. I riconoscimenti di facciata danno immensa soddisfazione agli autoritari, perché servono ad ostentare il potere nei confronti dei cervelli spenti, reale o fasullo che sia.

il-dittatore-sacha-baron-cohen-sull-attenti-con-ben-kingsley-in-una-scena-del-film-241622

Immagine dal film “il dittatore”; dal web.

Gli autoritari vivono di consenso e lo ottengono coltivando menti spente e depresse, infarcite di slogan, luoghi comuni e frasi fatte; la strategia più efficace per spegnere le menti è quella che crea bisogni fasulli e vende soluzioni a basso costo, non importa se concretamente realizzabili o meno. Gli autoritari esistono in funzione del consenso e del potere che ne deriva.

Gli autoritari spesso si riempiono la bocca di frasi ad effetto e una di queste può essere la seguente:” essere autorevoli non significa essere autoritari!” ma gli autoritari predicano bene e razzolano sempre male.

Gli autoritari non possono essere sinceramente onesti e coerenti, mai; perché mettere in atto ciò che predicano con l’unico fine di ottenere consenso, implicherebbe una presa di coscienza… e gli autoritari, quelli veri, la coscienza l’hanno persa fra gli affanni di controllo, l’ambizione di apparire e le beghe di potere.

asterix-und-kleopatra

Cleopatra e Cesare da “Asterix e Cleopatra”

Gli autoritari sono dannosi tanto per il singolo, quanto per la collettività, in qualsiasi ambito operino, ed il danno che creano il più delle volte non è riparabile, se non in tempi molto lunghi e a costo di immani fatiche e ad opera di chi ne subisce le conseguenze.

Gli autoritari possono anche essere potenzialmente intelligenti, ma sono destinati a cadere rovinosamente travolti dall’inevitabilità degli eventi, perché in un mondo liquido e in costante e repentino cambiamento, le strutture mentali rigide, spaventate e tradizionaliste non possono trovare un solido appoggio.

Tutti gli autoritari prima o poi sono destinati a soccombere anche perché le coscienze dei cervelli spenti, prima o poi raggiungono un limite di sopportazione, consapevole o meno. Raggiunto tale limite, gli autoritari vengono deposti… spesso per lasciare spazio ad altri autoritari. E’ una questione di involuzione umana, questa, e non consola chi la deve subire.

thumbs_down

Immagine di “Commodo”, dal film “Il Gladiatore”; immagine dal web.

E’ per questo che le menti spente dovrebbero fare lo sforzo di riaccendersi, perché il peggio che potrebbe accadere agli autoritari è perdere il consenso ed il potere che ne deriva, ma il peggio che può accadere a chiunque ha a che fare con gli autoritari è subirne la prepotenza più o meno subdola e più o meno violenta. Nessuno dovrebbe subire! Nessuno, mai!!

Le menti si accendono quando le televisioni sono spente, quando ci si parla guardandosi negli occhi e con il telefonino fuori portata, quando i discorsi intendono andare ben più in là e ben più in profondità di una frase fatta e del solito luogo comune e quando per farsi capire, per risolvere i problemi e per chiedere giustizia, si usano il rispetto (di se stessi e dell’altro), le parole (l’arma più efficace e potente) ed il buon senso.

televisione fa cagare kaos66 vignette satira 033 col web

Vignetta presa dal Blog “Kaos 66”

In poche parole, da parte di chi ci guida, a tutti i livelli, tutti dovremmo pretendere rispetto onestà e coerenza e a nostra volta dobbiamo mettere in campo rispetto, onestà e coerenza; se manca questo, mancano le basi. Raramente i media passano questo messaggio… e dubito che qualcuno sia arrivato senza annoiarsi alla fine di questo mio post.

Se di queste cose si vuol sentir parlare, occorre andare a cercarle con il lanternino nei meandri della rete o negli scritti di poeti e letterati del passato. Gli intellettuali di oggi, poi, se così vogliamo chiamarli, si guardano bene dal parlare di queste cose… ne va del loro potere e della loro visibilità, e Pasolini lo disse senza fronzoli già un bel po’ di anni fa; se oggi tutti subiamo, dovremmo quantomeno chiederci perché, ma per poterci chiedere perché, dobbiamo prima renderci conto che stiamo subendo.