Contro gli autoritarismi

Gli autoritari non ascoltano, impartiscono… e pensano di poter “gestire”, e intanto perdono credibilità e ad ogni nuovo passo si rendono sempre un po’ più ridicoli; ma finché le menti spente non se ne accorgono, gli autoritari mantengono il potere. Una mente spenta può confondere un “uomo ridicolo” definendolo “originale e di carattere… uno che sa il fatto suo!”.

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Immagine presa dal web tratta dal film “Il Dittatore”.

Gli autoritari li riconosci subito: hanno il pessimo vizio di impartire ordini e pretendono di avere sempre le verità in tasca, ostentano certezze e raramente hanno dubbi; non sanno chiedere, discutere, non conoscono confronto, empatia e ignorano il concetto di “visione dell’altro”; la comunicazione avviene attraverso un monologo: l’autoritario parla e impartisce ordini e gli altri, tutti e sempre, ascoltano.

Pyongyang, Kim Jong Un dirige il primo congresso del Partito dei Lavoratori

Immagine del dittatore nord coreano Pyongyang presa dal web da un articolo de “Il fatto Quotidiano”.

Gli autoritari a lungo andare (purtroppo ci vuole sempre troppo tempo) si fanno terra bruciata attorno, e pensano che le distanze che gli altri prendono siano dovute al fatto che loro “si sanno fare rispettare”. Gli autoritari confondono il timore ed il disprezzo che li circonda con il rispetto.

Iran, ancora proteste a Teheran. A morte il dittatore

Immagine presa dal web del presidente  iraniano Ahmadinejad

Gli autoritari parlano, e molto, e ancora… usano frasi ad effetto che le masse seguono a bocca aperta e cervello chiuso e quando gli autoritari hanno finito i loro monologhi auto referenzianti, si illudono di aver convinto tutti… in realtà han convinto i cervelli più svegli che gli autoritari non hanno mai imparato ad ascoltare e a ragionare.

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Teodoro Obiang Nguema Mbaso, presidente dittatore della Guinea Equatoriale; immagine presa dal web

Gli autoritari non trovano soluzioni, perché cercano solo vie per aumentare il proprio potere e la propria visibilità, ma non per risolvere i problemi. La soluzione dei problemi è finalizzata al mero mantenimento del potere e non viceversa.

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Erdogan, il dittatore turco; immagine presa dal web.

Gli autoritari si pavoneggiano e si circondano di leccapiedi, perché quando si è poca cosa è solo nel confronto con l’elemento umano falso e interessato, che ci si può illudere di essere qualcuno.

Gli autoritari, non si fidano di nessuno, tranne che degli adulatori ed anche di quelli con molte riserve, perché non sanno fidarsi di se stessi. Son più sereni se qualcuno li rassicura; non importa se falsamente o sinceramente. Gli autoritari ostentano forza e sicurezza e spesso sono sotto, sotto degli insicuri e il più delle volte dei pavidi. Un potente insicuro e pavido è estremamente pericoloso.

Gli autoritari hanno spesso paura del diverso e dell’imprevisto e per sentirsi meno vulnerabili, in un clima di totale sfiducia mettono in atto strategie di controllo superflue e dannose, ottenendo come risultato astio e rancore; è questo l’unico motivo per il quale si adattano alle nuove tecnologie, perché in cuor loro sono restii alle innovazioni, ma la tecnologia può essere un valido supporto per ottenere un maggior controllo nei confronti dei subalterni e delle masse.

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“Il grande dittatore” di Charlie Chaplin; immagine dal web.

Gli autoritari hanno spesso paura anche del cambiamento e si aggrappano con tutte le loro forze ai tradizionalismi, a vecchie idee collaudate e a contesti che si rifanno a schemi rigidi e ben definiti; sono ovviamente onnipresenti negli ambienti militari e negli ordini religiosi. Non importa se tali idee e tali contesti in un mondo in repentino cambiamento sono inefficaci e inattuali; il consenso è più facile ottenerlo spacciando vecchie idee per volontà di innovazione.

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I tre dittatori del passato (?) Immagini prese dal blog “Il riccio e la volpe”

Gli autoritari devono tenere tutto sotto controllo ed è per questo che vogliono che i subalterni mantengano sempre e comunque un basso profilo. Sono costretti a circondarsi di gente preparata, ma favoriscono le preparazioni specializzate e mirate, in modo che nessuno abbia una visione d’insieme tale da divenire pericoloso per l’autoritario.

Gli autoritari creano dissidi e contrasti interni fra i loro sottoposti, perché il “divide et impera” è la regola prima e più efficace per ogni sistema autoritario che intende controllare le masse o i subalterni. Se un nemico non esiste, gli autoritari lo creano. Questo avviene a diversi livelli e ne sono un esempio le molteplici “guerre fra poveri” che si verificano oggi, come si son sempre verificate nella Storia meno recente.

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Immagine presa dal blog “L’uomo qualunque”.

Gli autoritari hanno paura di ciò che non capiscono e non sono mai felici della crescita professionale e personale dei collaboratori; nessuno deve “sapere e conoscere” più di loro. Mantenere le masse nell’ignoranza è la seconda regola base perché un sistema autoritario abbia successo.

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Immagine presa dal blog “Come Don Chisciotte”

Gli autoritari non accettano critiche dai “sottoposti” o da chicchessia, perché accettare critiche implica il dover fare i conti con se stessi e questo costa una fatica che quasi mai gli autoritari sono disposti a fare; in realtà non gli interessa minimamente. La critica e la sincera autocritica non è contemplata dagli autoritari, MAI! Nessuno spunto di cambiamento e crescita è accettato. Il fine di ogni loro decisione è mantenere il potere, punto.

Gli autoritari hanno bisogno di falsi riconoscimenti, perché una vita votata all’apparenza è giusto che venga compensata con premi di facciata. I riconoscimenti di facciata danno immensa soddisfazione agli autoritari, perché servono ad ostentare il potere nei confronti dei cervelli spenti, reale o fasullo che sia.

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Immagine dal film “il dittatore”; dal web.

Gli autoritari vivono di consenso e lo ottengono coltivando menti spente e depresse, infarcite di slogan, luoghi comuni e frasi fatte; la strategia più efficace per spegnere le menti è quella che crea bisogni fasulli e vende soluzioni a basso costo, non importa se concretamente realizzabili o meno. Gli autoritari esistono in funzione del consenso e del potere che ne deriva.

Gli autoritari spesso si riempiono la bocca di frasi ad effetto e una di queste può essere la seguente:” essere autorevoli non significa essere autoritari!” ma gli autoritari predicano bene e razzolano sempre male.

Gli autoritari non possono essere sinceramente onesti e coerenti, mai; perché mettere in atto ciò che predicano con l’unico fine di ottenere consenso, implicherebbe una presa di coscienza… e gli autoritari, quelli veri, la coscienza l’hanno persa fra gli affanni di controllo, l’ambizione di apparire e le beghe di potere.

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Cleopatra e Cesare da “Asterix e Cleopatra”

Gli autoritari sono dannosi tanto per il singolo, quanto per la collettività, in qualsiasi ambito operino, ed il danno che creano il più delle volte non è riparabile, se non in tempi molto lunghi e a costo di immani fatiche e ad opera di chi ne subisce le conseguenze.

Gli autoritari possono anche essere potenzialmente intelligenti, ma sono destinati a cadere rovinosamente travolti dall’inevitabilità degli eventi, perché in un mondo liquido e in costante e repentino cambiamento, le strutture mentali rigide, spaventate e tradizionaliste non possono trovare un solido appoggio.

Tutti gli autoritari prima o poi sono destinati a soccombere anche perché le coscienze dei cervelli spenti, prima o poi raggiungono un limite di sopportazione, consapevole o meno. Raggiunto tale limite, gli autoritari vengono deposti… spesso per lasciare spazio ad altri autoritari. E’ una questione di involuzione umana, questa, e non consola chi la deve subire.

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Immagine di “Commodo”, dal film “Il Gladiatore”; immagine dal web.

E’ per questo che le menti spente dovrebbero fare lo sforzo di riaccendersi, perché il peggio che potrebbe accadere agli autoritari è perdere il consenso ed il potere che ne deriva, ma il peggio che può accadere a chiunque ha a che fare con gli autoritari è subirne la prepotenza più o meno subdola e più o meno violenta. Nessuno dovrebbe subire! Nessuno, mai!!

Le menti si accendono quando le televisioni sono spente, quando ci si parla guardandosi negli occhi e con il telefonino fuori portata, quando i discorsi intendono andare ben più in là e ben più in profondità di una frase fatta e del solito luogo comune e quando per farsi capire, per risolvere i problemi e per chiedere giustizia, si usano il rispetto (di se stessi e dell’altro), le parole (l’arma più efficace e potente) ed il buon senso.

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Vignetta presa dal Blog “Kaos 66”

In poche parole, da parte di chi ci guida, a tutti i livelli, tutti dovremmo pretendere rispetto onestà e coerenza e a nostra volta dobbiamo mettere in campo rispetto, onestà e coerenza; se manca questo, mancano le basi. Raramente i media passano questo messaggio… e dubito che qualcuno sia arrivato senza annoiarsi alla fine di questo mio post.

Se di queste cose si vuol sentir parlare, occorre andare a cercarle con il lanternino nei meandri della rete o negli scritti di poeti e letterati del passato. Gli intellettuali di oggi, poi, se così vogliamo chiamarli, si guardano bene dal parlare di queste cose… ne va del loro potere e della loro visibilità, e Pasolini lo disse senza fronzoli già un bel po’ di anni fa; se oggi tutti subiamo, dovremmo quantomeno chiederci perché, ma per poterci chiedere perché, dobbiamo prima renderci conto che stiamo subendo.

10 pensieri su “Contro gli autoritarismi

          1. L’ho letto, e ancora una volta sono d’accordo. Riflettendo ero infatti arrivato alla conclusione che è inevitabile che qualcuno coordini un gruppo, una collettività o similia ma questo dovrebbe avvenire per naturale evoluzione del comune “sentire”.

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          2. Non tutti hanno la capacità di coordinare e di guidare un gruppo in maniera onesta ed equilibrata; è un lavoro complesso, difficile ed occorre preparazione e probabilmente un talento innato che non tutti hanno. Chi non lo sa fare perché non ha la preparazione o ha una natura autoritaria va fermato prima che faccia danni. Il problema sta nel fatto che chi è prepotente in un mondo come il nostro ha vita facile; pare che si aprano tutte le porte e si spianino tutte le strade proprio a questo tipo di elementi… è a questo tipo di persone che va il consenso, ed è qui che dobbiamo lavorare, mi sa. E’ un fattore legato a una cultura di massa impoverita, all’utilizzo deviato che viene fatto dell’informazione e dei media. I risultati di tale situazione possono essere devastanti e sono molto pericolosi.

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  1. bello sfogo… peccato che tale rimarrà. Ahimè la natura umana pare irredimibile. Quel che resta da fare è forse non sprecare energie per cambiare il mondo ma piuttosto se stessi. E diventando dei modelli, sperare di essere d’ispirazione altrui. Sempre che le “autorità” non ti facciano fuori prima, ovviamente. Un saluto
    http://senzafilo.wordpress.com/2016/11/29/1406-lei-non-sa-chi-sono-io/

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    1. Beh, Equilibrista, la tua è una visione che lascia poco spazio a prese di posizione ottimistiche e in buona parte la condivido; il mio non è solo uno sfogo; è una denuncia!! Il cambiamento, se mai ci sarà, passa attraverso la presa di coscienza. La natura umana è anche altro, fortunatamente; noi viviamo in tempo di pace, ma certe propensioni serpeggiano ovunque e continuamente; se le riconosci le puoi combattere e tutto sommato, visto che i peggiori hanno sempre perso, li puoi anche vincere. L’errore è lasciare che prendano troppo piede, che si allarghino e che si prendano spazio. L’umanità non è tutta feccia, ma la feccia va rimossa prima che faccia ammuffire tutto il resto, pacificamente, con coscienza e consapevolezza… ma va rimossa.

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        1. ….una certa evoluzione dai tempi di Robespierre penso ci sia stata; qualcosa la Storia ha insegnato, ma il fatto che oggi quasi nessuno (perlomeno in Italia e parlando della mia generazione) conosce più la Storia, un po’ di preoccupazione la fa venire. Ed è per questo che io ne parlo. Tu dici che ognuno deve fare il suo? Con i miei limiti (molti e importanti), cerco di fare la mia parte. E’ sempre meglio che aspettare il peggio in silenzio e con atteggiamento rassegnato. La cosa che, se così si può dire, un po’ mi dà fiducia, è il fatto che in rete di gente che si sta rendendo conto di quel che sta succedendo e che potrebbe succedere, c’è. Non essere soli e non sentirsi soli in questo, non è poco. E sul COME si può evolvere questa presa di coscienza sta a noi gestirlo e indirizzarlo… a tutti noi. E’ un lavoraccio, ma vale la pena farlo… è sempre meglio che subire in silenzio.

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