Legalità, Verità e Giustizia

La domenica pomeriggio del 19 luglio 1992, esattamente 27 anni fa, io probabilmente stavo lavorando nel ristorante di famiglia, presumibilmente assonnata e stanca dopo un sabato notte passato a gironzolare per i locali delle vallate, o in qualche discoteca in compagnia della mia banda di amici  adolescenti.

Avevo 18 anni nel 1992 ed il mondo, la vita ed il futuro in generale mi sembravano tutte cose complicate, ma tutto sommato a portata di mano; me lo ricordo che ero felicemente incosciente, un po’ spaventata, perché consapevolmente ignorante; in una parola vivevo avvolta dalla noia dei doveri famigliari (dovevo lavorare e facevo un lavoro che non mi piaceva) e dalla classica inquietudine post-adolescenziale della quale, forse, oggi mi rendo conto, non mi sono mai davvero liberata. In un modo diverso, ma inquieta lo sono tutt’ora, sempre; una condizione scomoda, ma forse non del tutto negativa.

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Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Antonio Caponnetto.

Nello stesso momento in cui io cercavo di trovare un senso del tutto nei fondi di caffè che servivo nel locale di famiglia, quella domenica pomeriggio, alle 16 circa, a 1500 km di distanza e di fronte al civico 21 di Via Mariano D’Amelio a Palermo, una 126 imbottita di esplosivo veniva fatta saltare in aria, uccidendo sei persone.

Morirono in quell’esplosione il Magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta:  Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione e in gravi condizioni.

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Il Giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta morti in Via D’Amelio il 19 luglio 1992.

I nomi delle persone che morirono in quella strage vanno elencati e imparati, vanno detti guardando la foto dei loro volti e questo va fatto spesso, perché queste persone vanno ricordate e va ricordato il sacrificio che fecero, il motivo per il quale morirono.

Dico questo perché oggi ho fatto una prova, un esperimento sociale, chiamiamolo così; ho detto a dei miei colleghi (ho smesso di servire caffè da tempo e ora lavoro nella pubblica amministrazione) che oggi cadeva la ricorrenza dei 27 anni di Via D’Amelio. Non ho aggiunto altro e sono rimasta in attesa di una risposta… che però non è arrivata. Il risultato del mio esperimento mi ha fatta cadere in uno stato di tristezza  e malinconia profondissime… e ho ancora adesso, a distanza di ore, un groppo in gola. Lo sconforto è infinito e ho fatto grande fatica a dissimulare questo stato d’animo; nessuno di loro sapeva che cosa fosse la Strage di Via d’Amelio e quando ho spiegato di che si trattava, si sono affrettati a cambiare discorso.

E’ gente della mia generazione, nata fra gli anni 60 e 80, eppure di queste cose pare non abbiano mai sentito parlare, o forse “semplicemente” non ricordano, chissà…

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La strage di Via D’Amelio 1992

Pochi mesi prima dell’uccisione di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta, il 23 maggio, in un altro attentato morì Giovanni Falcone con la moglie, anche lei magistrato, Francesca Morvilllo, gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Vi furono 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Falcone era grande amico e collega di Borsellino, ma di lui vorrei parlare in un altro momento e dedicandogli la dovuta attenzione. C’è però da dire che la fine comune che fecero i due magistrati è da ricollegarsi al lavoro che condussero nell’ambito del Maxi Processo condotto dal Pool Antimafia di Palermo, dei quali facevano parte entrambi e che fu importante ed estremamente efficace all’epoca, nella lotta contro Cosa Nostra. Non son cose che si possono mettere da parte, non vanno dimenticate ed i motivi sono molti e tutti serissimi e importantissimi.

Ritornando quindi al mio piccolo esperimento sociale, questa è l’Italia di oggi, 27 anni dopo;  è il Paese che NON sa e che NON ricorda. Questo è il Paese della NON MEMORIA e della NON legalità; è il Paese dell’indifferenza nei confronti di chi ha dato la vita per rendere il mondo in cui viviamo un mondo migliore e per difenderci dalla violenza e dalla prepotenza delle mafie. Questo è esattamente il mondo in cui le mafie trovano terra fertile per prosperare!!

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Paolo Borsellino diceva che della mafia bisogna parlare, che ne vanno spiegate le dinamiche, che vanno chiariti gli interessi occulti e le spinte che muovono le organizzazioni mafiose, che va spiegato che cos’è il clientelismo dei partiti, che cos’è la corruzione, che cos’è la collusione e che vanno messi bene in mostra i potenziali legami che possono crearsi fra mondo politico, mondo imprenditoriale e mafia, perché tutti questi soggetti operano sui territori in cui viviamo e spesso si muovono in parallelo, quando non si intrecciano in modo subdolo e, se si tratta di mafia e organizzazioni criminali camorriste o n’dragheta, ovviamente agendo in modo contrario ad ogni principio di legalità.

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La forma di ignoranza che aleggia ovunque a tal proposito e l’assenza pressoché totale del senso di legalità fra i miei contemporanei è proprio quello che lo stesso Paolo Borsellino confidava che non si verificasse mai più nel nostro Paese. Lui si recava nelle scuole e favoriva in tutti i modi lo sradicamento della cultura mafiosa attraverso la divulgazione di una conoscenza del fenomeno mafioso, e di una presa di coscienza capillare fra i giovani delle dinamiche che ne sono alla base, perché era convinto che in questo modo non ci sarebbe stato un ritorno a quel substrato culturale fatto di ignoranza. Le mafie prosperano nell’ignoranza, questo è risaputo.

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Il giudice capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo nel 1979 Rocco Chinnici; fondò il Pool Antimafia di cui fecero parte Borsellino e Falcone. 

Beh, se Paolo Borsellino oggi fosse stato con me in quell’ufficio, avrebbe capito che di lavoro da fare ce n’è ancora tantissimo e che addirittura, forse, oggi se ne sa ancora meno di quanto se ne sapeva negli anni 80 quando, sotto il fuoco degli attentati stragisti, l’Italia si teneva suo malgrado informata e la gente, forse per mera paura, un po’ cercava di capire da dove venivano quelle bombe e perché per le strade c’erano tutti quei morti ammazzati.

Lascio qui di seguito il link  di un video che spero con tutto il cuore qualcuno si prenda il tempo di guardare fino in fondo, anche se esula dai canonici cinque minuti di attenzione che siamo abituati a dedicare ai video su youtube, per poi passare subito a qualcos’altro. E’ un documento importante e serve un po’ per capire l’argomento e conoscere davvero il problema, e un po’ per rendersi conto dello spessore morale e umano della persona che era Paolo Borsellino.

Si tratta di una “lezione” tenuta da Paolo Borsellino in un istituto di formazione di Bassano del Grappa. E’ un video per noi forse un po’ faticoso da guardare, perché siamo abituati a cose brevi, molto meno impegnative e tecnicamente più pulite e scorrevoli, ma considerando che è stato registrato nel 1989, e vista la portata morale e umana di quanto il giudice Borsellino trasmette, possiamo anche soprassedere sulle pecche tecniche di audio e riprese e fare lo sforzo di guardarlo fino in fondo. Vi prego di fare questa “fatica”, se potete.

Questi video ed altri documenti andrebbero divulgati nelle scuole ed andrebbe spiegato bene ai ragazzi chi è Paolo Borsellino e chi è Giovanni Falcone; bisognerebbe parlare delle loro vite, del loro lavoro, di quanti mafiosi hanno fatto rinchiudere, di quante vite hanno salvato e bisognerebbe parlare di chi come loro sono morti per la Giustizia, per il bene comune e per amore della Legalità e della Verità. Ad oggi non è stata fatta ancora chiarezza su chi sono i reali responsabili della loro morte. Di certo la mafia in questo caso ha agito su mandato e per interesse di altre “entità”; Borsellino lo aveva capito e probabilmente è per questo motivo che venne ucciso subito pochi giorni dopo Falcone. Parlerò in un altro momento dei depistaggi delle indagini e della ormai famosa “Trattativa Stato-Mafia” che sembra essere il vero ostacolo affinché si possa fare chiarezza, arrivare alla Verità e fare Giustizia in merito.

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Ritengo che conoscere bene personaggi come Falcone e Borsellino sia fondamentale oggi, perché c’è un grande bisogno di maturare una coscienza civica e morale; in un mondo caotico e confuso come quello odierno, che galleggia su instabili e manipolate onde mediatiche, costruito su relazioni virtuali, esigenze superflue, valori fasulli che inseguono oggetti inutili e bisogni fittizi, ecco, quando si cerca un punto fermo e salvifico in un marasma come questo, io credo che i valori che ci hanno lasciato Uomini come Borsellino, Falcone e altri come loro, possano essere davvero dei riferimenti solidi e fermi; un modo per sapere in che direzione è più sano dirigersi, insomma.

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Nel video che trovate nel link che ho messo sopra, Borsellino non parla di cose del passato; ogni argomento che lui spiega (nonostante la complessità dell’argomento) in modo chiaro e semplice nel relativamente lontano 1989, ogni sua parola è più che mai attuale e questo dovrebbe farci riflettere. Borsellino andò a Bassano, come in molte altre scuole italiane a parlare ai ragazzi di mafia, perché già allora si sapeva che la criminalità organizzata investiva i suoi capitali al Nord e perché lui sapeva benissimo che la diffusione di informazioni chiare in merito al problema mafioso nelle scuole e nelle università, ostacola l’espansione di attività criminali. Mi consola il fatto che in rete e nelle scuole qualche buon esempio di buona volontà in tal senso c’è anche oggi.

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La mafia spiegata ai bambini

Guarda caso, è proprio di oggi la notizia che trovate a pagina 6 del SOLE 24 ORE, la quale riporta i risultati della relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA); dalla relazione si evince che proprio in Lombardia c’è la percentuale più alta di tutta Italia delle operazioni finanziarie sospette: 19.752 operazioni per la precisione, a fronte delle 17.860 della Campania, delle 10.639 del Lazio, delle 9.812 dell’Emilia Romagna e delle 6.151 della Sicilia. Questo per rispondere a chi sostiene che la mafia prospera solo nel meridione; non è così: la mafia investe dove ci sono i soldi e dove può usare dei prestanome insospettabili, ed i soldi nel nostro Paese si trovano al nord, quindi allegri (si fa per dire), ce n’è per tutti e tutti dovremmo essere vigili e attenti!!

Nell’articolo di cui sopra, il giornalista Marco Ludovico, sottolinea come una micro-cultura mafiosa sia cresciuta in tutto il Paese, sfruttando l’insensibilità e la sottovalutazione; bene, a fronte di ciò ci tengo a dire che il piccolo esperimento sociale di cui ho parlato poc’anzi, è stato fatto prima che io leggessi questo articolo e come vi ho già raccontato, se l’ insensibilità e la sottovalutazione di cui si parla nell’articolo avevano bisogno di conferme, io nel mio piccolo ne ho avute, ed amare.

Ludovico dice poi che la diffusione della mafia al nord sta avendo vita facile anche perché NON C’E’ ALLARME SOCIALE e questo ha anestetizzato le coscienze; è un po’ quel che diceva Borsellino in una sua intervista che rilasciò due giorni prima di morire: “la percezione collettiva dell’attività mafiosa si ha solo quando ci sono i morti.” Quando la mafia prospera lo fa nel silenzio. Beh, pare non sia cambiato molto in quasi trent’anni… ma sapendolo, qualcosa noi tutti dovremmo fare. Parlarne è importante, è un primo passo perché si prenda coscienza, perché i morti di mafia come Borsellino, Falcone e altri con e come loro, non siano morti invano.

39 pensieri su “Legalità, Verità e Giustizia

  1. in tutto questo si innesta un discorso imprescindibile, sul Potere e sulla corruzione sempre implicita in esso. se fosse possibile avere uno Stato non corrotto (ma ciò non è possibile, per definizione, per dna, direi) la mafia sarebbe già stata spazzata via come merita. invece lo Stato spesso non ha fatto che accordarsi con la mafia, oppure ha fatto finta di non vedere.

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    1. …è così; la mafia esiste perché fornisce risposte a lacune che lo Stato non è in grado di colmare, si insinua negli spazi che lo Stato lascia scoperti e sopratutto agisce secondo regole che non hanno come fine ultimo il bene collettivo, ma il profitto di alcuni a discapito di altri. La mafia ha la capacità di giocare su debolezze che nel nostro Paese fanno parte di un substrato culturale che non sa evolvere ed ha vita facile proprio dove, o l’ignoranza, o la sete di potere, o entrambi la fanno da padroni. Bisogna dire che in entrambi i casi negli ultimi tempi si son fatti passi indietro, anziché progredire… e questo non rassicura. Occorre parlarne, prendere coscienza e cambiare rotta. Forse questo accade perché… lo Stato siamo noi, ma non lo sappiamo, e allora lasciamo che lo Stato vada in mano a gente che non ci rappresenta… forse è così, non so ;).

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      1. Io sono molto più pessimista. Lo Stato, come ti ripeto, solo apparentemente punta al bene collettivo. Lo so che è duro da accettare, ma lo Stato, in quanto Potere, è solo un’altra mafia, magari meno cruenta ma pur sempre mafia (e con questo non intendo legittimare in alcun modo la mafia vera).
        Vedi, tu pensi (ancora) che votando e scegliendo alcune persone piuttosto di altre si possa risolvere qualcosa. Io ribatto dicendo che è il Sistema a esser fallato, dunque non si risolverà mai niente con i politici. In pratica io sono “anarchico”. E spero che un giorno tutte le persone capiranno quello che ho capito io.

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        1. Posso capire le tue motivazioni e rispetto ciò che pensi, sinceramente. Ho spesso anch’ io, me ne rendo conto, delle derive simili, specie nei momenti di maggior sconforto, eppure trovo che qualcosa nel discorso che fai non mi appartiene. Forse perché per me lo Stato, quello non deviato, dovremmo essere tutti noi cittadini e sentendomi addosso questa responsabilità, più che che denigrarlo in modo lapidario, come è forse giusto fare con la sua componente più marcia, io sento un’ urgente necessità di liberarlo e guarirlo. Non possiamo permetterci di lasciare che tutto ciò per cui sono morte tante persone oneste finisca nel nulla, non so se puoi capire il mio pensiero.

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          1. Facone e Borsellino erano “solo” uomini che fecero il loro dovere. Non erano né superuomini, né gente senza difetti. Lo Stato, per come lo vedo io, è un apparato burocratico che non sta lì per difendere la gente (tanto più quella onesta). Questa è la visione che vorrebbero darci. Lo Stato non è altro che un’elite di persone che credendosi molto furbi hanno scelto quella strada, per opportunità. Guarda, ti posso fare un esempio. Hai presente il caso Cucchi? Ora la gente tende a dire che furono solo “poche mele marce” che lo uccisero (e poi depistarono). Ma come può essere così?! Se non ci fosse stato dietro un Sistema e una “usanza” poche mele marce non sarebbero mai riuscite a non finire in galera per tutto questo tempo. Che cosa mi si vuol far credere, che erano mele marce quelli che lo pestarono, e poi anche tutti quelli che li coprirono?! Questo è assurdo.
            Ti faccio un altro esempio che la gente ha rimosso completamente dalle loro coscienze. G8 di Genova e scuola Diaz. Quello come lo chiamiamo? Mele marce, oppure Sistema? Quello era lo Stato.

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          2. Fare il proprio dovere in un contesto che da più punti di vista rema contro, non è “solo” fare il proprio dovere. Tu lo faresti un lavoro dove ogni sera e ogni mattina ti porta a non sapere se tornerai a casa vivo? Onestamente, lo faresti? Non credo sia poi così comune questo senso del dovere e questo spirito di servizio. Qualcuno che lavora così nelle istituzioni c’è, ma non sono decisamente molti e sopratutto non hanno visibilità, perché caratterialmente chi vive il lavoro in questo modo non cerca pubblicità; fa il suo lavoro, rischiando la vita ogni giorno, in silenzio e per senso del dovere, punto.
            Ti posso dire con certezza che lo Stato è qualcosa di molto più complesso di quel che si possa pensare leggendo i giornali, specie nel nostro Paese. Anche Falcone e Borsellino facevano parte dello Stato e vennero schiacciati da ingranaggi che forse nemmeno si aspettavano esistessero; vennero traditi da persone che facevano il loro stesso lavoro e di certo non se lo aspettavano, perché loro nello Stato, nelle istituzioni, ci credevano davvero, altrimenti non avrebbero potuto raggiungere i risultati che ottennero prima di morire. Ripulirono il paese da mafiosi, camorristi e mele marce; ne tolsero moltissimi dalla circolazione; si parla di centinaia. Ci sono altri che hanno fatto altrettanto, che lo fanno tutti i giorni, ma che non hanno visibilità. In seguito il pool di Palermo venne smantellato, appena loro vennero fatti fuori… e questo dovrebbe far pensare, bisognerebbe chiedersi perché e CHI ha voluto questo all’interno dello Stato. In qualsiasi contesto istituzionale esiste il buono ed il marcio, anche fra le forze dell’ordine, perché il fattore umano non è evitabile, nel bene e nel male… dai livelli di base, come può essere una semplice pattuglia, via via a salire passando da un commissariato a una questura a una magistratura e via dicendo… C’è di tutto dentro. Ora, se tu pensi che un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni ha per le mani un potere che i suoi subalterni il normale cittadino non hanno, e che tale potere “obbliga” un bel po’ di subalterni ad eseguire degli ordini, a volte loro malgrado, capisci che non è così semplice definire un contorno netto delle responsabilità oggettive quando si verificano delle prevaricazioni.
            Mettici poi anche la propensione alla complicità cameratesca data dal fatto che quando si devono affrontare situazioni difficili per le quali ne va della vita stessa, a volte violente, farsi scudo l’uno con l’altro garantisce il ritorno a casa, non dico integri, ma vivi, capirai che l’infiltrazione di certe ideologie con base violenta e gratuita hanno gioco facile.
            Ti rimando al post di cui parlo di autoritarismo… forse lì spiego meglio le dinamiche che possono innescare situazioni di non ritorno.
            Dare potere a chi ragiona sulla scia dell’insicurezza e della paura anziché sulla logica ed il buon senso, è deleterio e pericolosissimo. E’ molto complicato fare bene e con coscienza un lavoro di questo tipo, mi sa.
            Avere l’ equilibrio necessario non è da tutti, anzi. A volte sono proprio l’insicurezza e la paura che fanno più danni, perché portano a reazioni eccessive, non controllabili e in questo la mala organizzazione è il terreno più fertile perché si lasci troppo spazio alle teste calde.
            Situazioni come quelle che hai citato non dovrebbero mai verificarsi. Mai!!! Ed è giusto condannarle, ma poi occorre anche chiedersi per quali motivi si verificano, occorre andare a fondo al problema, non limitarsi alla rabbia, legittima, ma fuorviante se si vuole evitare che tutto ciò si ripeta.
            La maggior parte dei componenti di un gruppo istituzionale è sano e contrario a tutto questo e condanna quanto me e te questo tipo di aggregazioni e prevaricazioni, ma ovviamente quando si verificano, l’opinione pubblica non può distinguere CHI è sano e chi è marcio e inevitabilmente ne risente tutto l’apparato; questo è un altro motivo per il quale in questi casi, prima che giustizia venga fatta, passa sempre troppo tempo.
            Per proteggerne uno o due, che nemmeno si meritano tanta pena, si mette di mezzo tutto il sistema, perché è ovvio che le responsabilità di alcune mele marce vanificano il buon lavoro di tutti gli altri.
            E vedi, perdere la fiducia del cittadino da parte delle istituzioni, mette al muro anche il buon operato di chi si sbatte per difenderlo, il cittadino, e dà forza alla feccia, ai malavitosi, che di questa perdita di fiducia si fanno forti.
            Perché a differenza di come la pensi tu, io so per esperienza diretta che c’è gente che fa il suo lavoro con l’intento preciso di difendere il cittadino e di dare un servizio alla collettività, fra le forze dell’ordine. Che poi questo non venga visto e non venga riconosciuto dall’istituzione stessa per una questione di consenso pubblico e politico, è un’altra storia. L’idea di Legalità e di “servizio al cittadino” non deve mai venire a mancare fra chi rappresenta lo Stato, ma nemmeno fra i cittadini. Noi tutti abbiamo dei sacrosanti diritti e dovremmo conoscerli, ma al contempo abbiamo dei sacrosanti doveri, e anche questi dovremmo conoscere.
            La complessità sta nel mantenere un equilibrio tale da garantire la sicurezza e l’incolumità del cittadino e di chi colpevole non è mai fino a prova contraria… e di chi, comunque, qualora venga condannato gode dei diritti sacrosanti che vanno rispettati fino in fondo e sempre.
            Dalla parte dei cittadini avere una sola e comoda visione del problema, presentata su un piatto d’argento dal politico di turno edal quotidiano manipolato, implica meno fatica di ragionamento, meno impegno nel cercare la verità e con essa delle reali soluzioni! Per ripulire le istituzioni dal marcio e dai violenti occorre prendere bene in considerazione la realtà delle cose, mentre arroccarsi su posizioni in base a scie emotive non aiuta a guardare il problema in modo oggettivo e a trovarne le soluzioni individuando dinamiche e veri responsabili.
            Chiunque fra le istituzioni deve sapere che lavora al servizio del cittadino e che il potere di cui dispone serve unicamente a questo e deve sapere che se non segue questa legge verrà punito, senza se e senza ma!! Il dubbio non deve esistere in questo.
            Dare un servizio con onestà e coscienza, spesso nonostante l’istituzione stessa, come questo facevano Borsellino e Falcone è un compito imprescindibile e questi due con altri sono gli esempi da tenere sempre presenti, quindi non vanno sminuiti… non è proprio il caso.
            Ma anche fra i cittadini occorre far maturare un senso civico e di conoscenza di diritti e doveri che ad oggi non c’è. La violenza, l’odio, il rancore prosperano nell’ignoranza, questo è risaputo. E mantenere un popolo nell’ignoranza istituzionale ha come fine ultimo quello di controllarlo… anche questo è risaputo.
            Nessuno dovrebbe essere servo, ma tutti dovrebbero prendersi la responsabilità di partecipare.
            Non c’è nemmeno tanto buon senso in giro, se è per questo; quel che un tempo si poteva risolvere con un confronto pacifico, oggi passa immediatamente in mano agli avvocati che vengono foraggiati come non mai.
            L’incapacità comunicativa e di mettere in campo il buon senso per dirimere qualsiasi conflitto è la prassi; ed il passo dall’incomunicabilità, anche per motivi futili, alla violenza è breve. Questo è un fattore culturale e su questo occorrerebbe lavorare e chiedersi come si è arrivati a questo.
            Visto che son dinamiche che fanno comodo a chi fa i soldi sul conflitto (che si tratti di cause civili o penali…), anziché limitare le situazioni conflittuali, tutti pare che si divertano a fomentarle, giornalisti compresi.
            Le generalizzazioni da articolo giornalistico ed i pregiudizi fomentati a proposito sono pericolosi, sia da parte di chi esercita un potere, sia da parte del cittadino, perché i problemi vanno risolti sulla base della fiducia del cittadino nell’istituzione e dell’istituzione nel cittadino; e se manca la fiducia, prevale la violenza e la paura, sempre. Per questo danno fastidio i buoni esempi di funzionari pubblici che fanno bene il loro lavoro; di questi se guardi, non se ne parla mai e se muoiono per amore della Giustizia e della Legalità, in certi contesti vengono quasi derisi, spesso dimenticati.
            Sapere che eliminare il senso di fiducia nei rapporti fra istituzioni e cittadini fa il gioco dei criminali e delle organizzazioni mafiose, dovrebbe farci riflettere. Strumentalizzare le ideologie è il modo migliore per far cadere un popolo nel caos, usare le istituzioni e le forze dell’ordine per innescare situazioni di violenza è il modo migliore per far perdere fiducia nelle istituzioni; ragioniamoci su queste cose prima di far crescere altro odio e chiediamoci a CHI conviene tutto questo, CHI ne è l’artefice e chi ha la responsabilità del fatto che a Genova tutto questo venne assecondato. Andare a fondo con mente libera da pregiudizi ideologici non è facile, ma va fatto!! Per rispetto di chi ha subito, per senso di Giustizia e per tutelare noi tutti affinché non si ripeta.
            I media oggi sembra quasi abbiano questo compito e pare che molti, se non tutti, vengano usati a tale scopo… come se fossero al servizio dei potenti anziché del cittadino. Queste manipolazioni vanno evitate con tutti i mezzi. Mi scuso per la scarsa sintesi.

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          3. Un tempo la pensavo come te, e se uno mi avesse fatto un discorso del tipo di quello che ti ho fatto io avrei detto: beh, sei un po’ esagerato! Per questo capisco che tu possa pensare quelle cose sforzandoti di vederle in una maniera diciamo più positiva.
            Comunque non ho mai detto che tutti i funzionari pubblici sono corrotti. Ce ne sono di onestissimi e valenti. Ho detto invece che è il Sistema che crea implicitamente le basi affinché lo stesso si corrompa, perché fa parte della natura stessa del Potere generare abusi sempre maggiori. E più è grande il Potere e più esso sarà corrotto. Per cui credere che con organizzazioni statali si possa giungere a un mondo migliore, o perlomeno accettabile, è molto più utopistico che pensare che senza gli stati ci si possa avvicinare a una sorta di Paradiso Terrestre. 😉
            Il G8 di Genova? Quello che è successo secondo me prova che ho ragione da vendere. Difatti non c’è stato solo UNO scempio, ma molteplici. Non c’è stata solo la criminale e sistematica azione alle torture sui manifestanti. Ma lo scempio è proseguito nel tempo e lo Stato di fatto si è rifiutato di ammettere i crimini che una parte dello stesso aveva così ignobilmente compiuto, che tradotto vuol dire che le poche pene combinate sono state davvero irrisorie, una bazzecola, visto i crimini, e in alcuni casi i responsabili sono stati perfino premiati con scatti di carriera! E questo prova che non è vero che la maggior parte dello Stato è onesto. E’ il contrario. Capisco che sia molto difficile da accettare ma è così. Prima ne prendiamo atto prima ne usciremo fuori.

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          4. Dopo Genova, alcuni miei amici e conoscenti hanno deciso di andarsene dall’Italia, quindi conosco il problema da vicino e lo capisco profondamente; capisco lo sgomento, l’indignazione, il senso di impotenza, l’amarezza profonda di fronte alle prevaricazioni di chi, invece,è pagato dal cittadino per tutelarlo e proteggerlo, non per riempirlo di botte. Detto e chiarito questo, posso capire anche da dove arriva una certa corrente di pensiero che vorrebbe liberarsi delle istituzioni, visto che qualcuno ha dimostrato che creano anche questo tipo di situazioni. Mi sono però chiesta perché è successo. E mi sono chiesta a chi fa comodo che maturi rabbia e sfiducia nei confronti delle istituzioni… e a chi fa comodo dare spazio a quelle fazioni estreme che gorgheggiano slogan fascisti all’interno delle forze dell’ordine; ebbene, non mi sono riuscita a dare una risposta certa, ovviamente, ma il dubbio che tutto questo fosse fortemente voluto, confesso che mi è venuto. Ricordi il “divide et impera” del quale parlavo nell’altro post? Le guerre fra poveri? Il mio dubbio in tal senso è persistente e rimane. Però quando cerco di capire quali, oggi, possono essere le alternative alla situazione attuale, beh, le mie prese di posizione (seppur discutibili e mai definitive) si discostano un bel po’ dalla presa di posizione anarchica, sociale o individualista che sia, perché mi rifiuto sempre di dare troppo spazio a quelli che mi presentano una sola ed unica alternativa risolutiva. Le azioni violente che a spot si verificano un po’ ovunque, poi, mi indispongono ulteriormente in tal senso. Le certezze troppo definite mi creano fastidio e diffidenza, perché puzzano di dispotismo e autoritarismo, anche quando si mascherano di idee infarcite di libertà e uguaglianza. La violenza, da qualsiasi parte arrivi, non è mai una soluzione e non è mai una buona idea, anche se so che anche fra gli anarchici c’è chi condanna a priori la violenza. Ti chiedo questo: tu pensi che una collettività di persone che non hanno più nessuna coscienza sociale, che non sanno rendersi conto che non hanno nessuna voce in capitolo in termini politici (perché chi sceglie chi ci rappresenta, non siamo più noi cittadini, ma i partiti stessi, ed i partiti, oggi, non sono certo i cittadini e non li rappresentano, tutt’altro…), tu pensi che una collettività come quella odierna, manipolabile e manipolata in termini di induzione di bisogni fasulli attraverso i media (gli stessi media che dovrebbero e potrebbero essere usati invece per creare coscienza sociale, consapevolezza, per diffondere cultura) e spinta a una conseguente corsa all’acquisto di merci altrettanto inutili e superflue; una collettività che non ha, in generale, alcun interesse che si discosti dalla ricerca della mera prestanza fisica e che come primario obiettivo di vita ha il raggiungimento e l’ostentazione individualista e competitivo di uno status sociale volto al massimo profitto, ottenuto con la minima fatica, (condizione utopistica, visto che la maggior parte della massa non potrà accedere mai a tanta ricchezza, proprio perché tutto è pensato affinché le condizioni di povertà delle moltitudini peggiorino (tutti vogliono tutto pur di ostentare una ricchezza che pochissimi hanno (il modello inculcato attraverso i media è chiaro, non si può prescindere dal modello) e quello che non si ha lo si compra a rate, indebitandosi fino alle prossime tre generazioni, a favore della stabilità delle condizioni di ricchezza dei soliti pochi); ecco, vista la situazione attuale, che non è solo italiana, ma mondiale, tu pensi veramente che vi sia a livello globale la maturità sociale e culturale per proporre qualcosa di diverso, qualche cosa che si rifà alla coscienza sociale, alla capacità di autogestione volontaria, alla consapevolezza di far parte di una collettività umana, prima ancora che sociale… ecco, dimmi, nella situazione attuale, tu pensi veramente che potremmo arrivare a una soluzione senza porre in campo un minimo di indirizzo, di organizzazione? Perché è di questo che stiamo parlando. Perché io, guardandomi attorno, vedo molte menti spente e molti cuori arrabbiati, ma pochissimi con le idee chiare e con una visione chiara e globale della reale situazione; vedo molta ignoranza e pochissima voglia di sopperire a questa ignoranza. Vedo molti che si lamentano, ma pochi che si attivano nel loro piccolo affinché le cose migliorino, perché per migliorare la situazione collettiva, occorre migliorare la situazione personale, prima… e questo costa impegno, fatica. E anche se l’anarchia non può essere definita un’ideologia, perché dentro ci può stare un po’ di tutto, in una situazione di confusione come quella nella quale sono state gettate le masse oggi (con metodo scientifico ed estremamente efficace, visto che per fare questo si usano i media), a fronte delle idee ben chiare e definite di chi questa confusione l’ha creata e la sta fomentando con mezzi potentissimi per mantenere e accrescere un potere che ha già, abbi pazienza, ma mi viene da discostarmi un bel po’ da prese di posizione che sono destinate a morire prima di prendere vita, proprio perché fondate su una coscienza ormai spenta. La vedo così, può darsi che mi sbaglio, che ci siano strade che non vedo e che non conosco, ma per il momento, per quanto mi sforzo, un futuro fondato sulla consapevolezza sociale come quello che proponi, proprio non lo riesco a concepire. Credo che prima ci voglia un’opera diffusa di presa di coscienza, di risveglio sociale e culturale e solo poi, solo dopo si può ragionare su soluzioni che vanno oltre. Onestamente, l’unica via che vedo è quella più scomoda e difficile, ma non per questo meno efficace; le coscienze attraverso i media possono venire spente e rese inconsapevolmente serve, ma possono anche essere risvegliate; i media sono un mezzo potentissimo e va usato per diffondere conoscenza e cultura; per fare questo va anche difeso, nonostante l’uso deviato che ne fanno i potenti. Credo che avendo un mezzo come questo, occorra però un’organizzazione seria affinché gli obiettivi sani vengano raggiunti…

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          5. Madonna mia! Sollevi così tante questioni che non mi basterebbe un mese di tempo per risponderti, perché siamo proprio al punto focale della questione… Proverò a buttare lì qualche frase stringata…
            1 Sì, anche io credo al “dividi e impera”. Sostanzialmente, più c’è caos e più i cittadini si appigliano alle Istituzioni, essendo anche spaventati dalla violenza potenziale di alcune situazioni. Questo da un punto di vista. Da un altro è normale che un Sistema del genere degeneri sempre più perché c’è l’ha nel dna.
            2 Quando gli anarchici fanno azioni violente, certo non si fanno affatto buona pubblicità. Per quanto mi riguarda se uno appicca un incendio (che secondo me è qualcosa di davvero molto brutto, anche perché ho qualche problema di respirazione) lo odio. Non è che se uno è incazzato è autorizzato a rilasciare sostanze cancerogene nell’ambiente rischiando tra l’altro che ci finiscano di mezzo persone o animali che non c’entrano niente. Comunque in alcuni casi è la Polizia che dà la colpa agli anarchici, anche quando non è vero, e fabbricano prove false.
            3 “Anarchico” è solo un’etichetta. come comunista. E così come ci sono i leninisti, gli stalinisti, ecc., ci sono anche vari modalità di anarchia. E io non conosco nessuno che sposi in pieno le mie teorie, dall’inizio alla fine.
            4 Personalmente pensavo di essere comunista all’inizio, Poi ho capito che non era così, che in realtà quello che pensavo io si chiamava anarchia. Non sono stato indottrinato da nessuno. Solo in seguito mi sono accorto che la pensavo grossomodo come alcuni anarchici, tipo E. Malatesta.
            5 Non è che quello che penso possa essere annoverato nelle “certezze troppo definite”, di cui non ti fidi. In realtà quello che penso è la cosa più semplice che si possa pensare, Si basa solo sul rispetto reciproco, sul non procurare danno agli altri. Pensi che sia difficile da realizzare una società anarchica? Eppure potrebbe essere molto simile per esempio a un villaggio africano, secondo me, Ma senza capo villaggio e santoni che si mettono la maschera per far piovere! 😀
            6 Certo che la gente non è pronta, non è matura per l’anarchia, ma bisonga pur cominciare da qualche parte. La gente non è pronta proprio perché questa società occidental-capitalistali ha svuotati anche della più elementare forma di immagianzione per imamginare che un mondo migliore sarebbe pure molto semplice da realizzare senza tutte quelle sovrastutture maligne che hanno creato le società odierne.
            La storia insegna che le società anarchiche possono esistere e funzionare, ma insegna pure che avendo sempre mirato semplicemente a stare bene tra loro, a un certo punto il Potere di turno è passato e le ha spazzate via. Per questo gli anrchici non devono acocntentarsi di trovarsi un posto in cui starsene solo in santa pace perché i danni che producono i potenti prima o poi verranno comunque ainvestirli, direttamente o indirettamente.
            è un po’ un cane che si morde la coda. quando (e se) la gente capirà la vera natura delle cose sarà automatico passare a una società anarchica…

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          6. Mettiamola così: se tu hai ragione, prima o poi ci crederò anch’ io in una soluzione di questo tipo… E comunque vada, comunque sia, nel frattempo mi pare che nessuno dei due stia dormendo sugli allori, il che conferisce alla situazione una parvenza di risolvibilità, perché come noi ce ne saranno anche altri, presumo. E magari ce ne saranno sempre di più, io confido. L’ importante è non demordere, tenere alta la guardia e non farsi risucchiare da noia, sconforto e apatia!!! Abbiamo tutti troppo da perdere ed ognuno può fare la differenza! Ne riparleremo, occorre farlo!

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          7. Senz’altro. Sono d’accordo con te. Comunque per arrivarla a vederla come me devi isolarti dal mondo per un po’, Altrimenti credo proprio che continuerai a credere nelle Istituzioni…

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          8. Mio caro, ma io sono isolata dal mondo da sempre e nonostante ciò, credo ancora nelle istituzioni, pensa!! 😀
            Sono di quelle persone che per lunghi periodi sanno stare e cercano di stare in perfetto isolamento, anche dai social, beninteso, e in perfetto silenzio. Fosse per me lo farei durare per mesi, senza avvertire la benché minima necessità di socialità. Semmai io ho il problema opposto 😀 😀 Perlomeno così la vedono gli altri. Sto molto molto molto meglio da sola, ma ho uno spiccato senso di responsabilità ed i miei sforzi a fare la mia parte anche per il resto dei componenti della mia specie, mi fa uscire dall’antro, ogni tanto, a piccole dosi, per prodigarmi a divulgare quella che a mio modesto parere è una visione alternativa del mondo, magari utile, o magari no…. 🙂 Probabilmente non è la visione migliore, e probabilmente non è peggiore di molte altre, solo sento di doverlo fare. E no, nessuna ideologia mi affascina mai tanto da seguirla incondizionatamente, confesso; le ideologie mi infastidiscono. Vivo piuttosto di dubbi, ed i dubbi non consentono di prendere mai una strada definitiva. Ho una sola esigenza veramente imprescindibile per stare davvero bene: l’aria aperta, anche se fa freddo, possibilmente in solitudine e fra gli alberi, e il silenzio. Poi cerco conoscenza, in qualsiasi modo… perché son curiosa e in questo la Natura è maestra. Non mi annoio mai, ma proprio mai, quando sono sola… mentre il tempo mi passa estremamente lentamente in presenza dei miei simili… perché li sento troppo, li trovo invadenti anche se non fanno assolutamente nulla per esserlo e nonostante questo li sento lontani in termini di comprensione, di sensazione, troppo… devo fare uno sforzo immane e consumo tantissima energia per relazionarmi direttamente e assecondare le aspettative altrui; so perfettamente cosa si aspettano da me, e finché ci riesco, cerco di recitare la parte per non sembrare “strana”…sembrare strana è pericolosissimo e non va bene… , ma per me è molto pesante, difficile e a volte sbotto, divento irascibile e intrattabile… non è snobismo: è solo che ho un modo diverso di vivere le cose del mondo… un modo che la maggior parte delle persone non conosce e quindi non può capire. In realtà non è spiegabile a chi non vive in questo modo e per molti versi questo è anche il mio limite; o forse il mio limite sono gli altri, ecco. 😀 . Non sono la sola, comunque… sono in buona compagnia… si fa per dire. 🙂

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          9. Quello che dici ti fa risultare ancora più simpatica ai miei occhi. 🙂
            Allora, se pur vivendo una vita isolata non ti sono “scattati” alcuni concetti, è perché sei immersa nella natura. Vivendo all’aria aperta ci credo che quello ti basti per essere serena! Basterebbe anche me. Invece io sto in città, a Roma, e pure quando mi isolo non posso non notare alcune cose che mi piovono addosso di continuo, anche se vorrei escluderle. Cioè le immani contraddizioni della “Civiltà” mi sbattono continuamente sul grugno e non le posso dimenticare. Se per un secondo me le dimentico, come per magia, divento felice… 🙂
            Ripeto, per me, l’Anarchia non è tanto un’ideologia, è un modo di essere e un prendere atto della realtà. Comunque proprio ieri mi sono scontrato con dei compagni anarchici che ritenevano “giusto” aver causato quel guasto ai treni che ha bloccato mezza Italia. Gli ho ricordato che le rivoluzioni devono essere popolari, cioè si fanno per il popolo e le fa il popolo. Invece quella scellerata azione non ha fatto altro che ingenerare ancora più confusione sull’Anarchia, sia se sono stati loro o meno…

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          10. Le metropoli per me son veleno, effettivamente… e sono relativamente fortunata, perché vivo in un contesto dove basta camminare per dieci minuti e ti ritrovi in mezzo ai boschi; l’unico neo sta nel contesto lavorativo, e non dovrebbe essere così. Comunque sia, il disagio maggiore lo si incontra sempre quando si ha a che fare con i propri simili. In una metropoli come Roma potrei viverci quel tanto che mi servirebbe per vederne il meglio, ovvero l’arte, l’architettura… ma poi me ne andrei a gambe levate, perché son sicura che starei male al solo vedere come tanta bellezza venga rovinata dall’inciviltà odierna!! Probabilmente preferirei le periferie in termini umani, anche se belle non son di certo. Potendo scegliere, me ne sto sui monti e fra i boschi. Le reazioni alle brutture possono essere le più disparate e mai positive; in fin dei conti i tuoi amici, forse, sono vittime anche loro delle brutture del mondo umano, ma non è certo creando altre brutture che ne usciamo. Non condivido i metodi, anzi, li giudico proprio stupidi ed estremamente dannosi. Le istituzioni deviate vanno colpite a suon di conoscenza, di informazione pulita, di pretesa del rispetto di diritti e della messa in campo della responsabilità personale in quanto cittadini, e non a suon di molotov o di scritte imbrattanti le mura delle città!! I potenti (istituzioni deviate comprese) hanno molta più paura di un popolo colto e consapevole, che di un mucchio di scalmanati incazzati. Occorre divulgare cultura e conoscenza, in ogni modo, perché dilaghi la consapevolezza e non la rabbia ed il rancore. Comunque sia, occorre stare molto attenti alle provocazioni, perché da qualsiasi parte arrivino, non sono mai buone consigliere.

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          11. Credo anche io che ti troveresti molto male in città, sopratutto in questa. Difatti i miei unici problemi derivano dagli esseri umani, non da altro. Dici che ti troveresti meglio in periferia, probabilmente, da un punto di vista umano, ma non credo che sarebbe così. La stai un po’ idealizzando. In periferia ci sono molti più ignoranti, delinquenti e gente violenta.
            Un’ultima puntualizzazione: non erano propriamente miei amici quegli anarchici con cui discutevo, ma semplicemente gente conosciuta su Facebook. 😉

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          12. Qui da noi, più ti allontani dalla città è più la qualità della vita aumenta; nei centri si vive bene, non si sta male, ma sono luoghi per pochi ricchi, mentre le periferie mi sa che sono problematiche anche qui, lo sono diventate sempre più negli ultimi 15, 20 anni. Per trovare la dimensione che a me pare più umana, occorre andare a stare nei piccoli centri, quelli un po’ dispersi, ma che hanno ancora quel sentore di vita di paese che aiuta a sopportare le invadenze.

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          13. Fosse per me vivrei in una casina sperduta nella vegetazione in Irlanda, circondato da vegetazione, tipo, non so se hai presente il film “Le due inglesi”, dove lui va a stare con le due sorelline… E pazienza se spesso piove!

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          14. A volte mi manca il mare. Non quello delle spiagge affollate, ovviamente… Mi manca proprio il mare irlandese, quello che nei giorni di pioggia si infrange sugli scogli fra pulviscoli e nebbie. Mi manca il mare arrabbiato; è stato il primo mare che ho visto ed avevo 16 anni. Ogni tanto ci ripenso. Ma anche lì… Non so se poi, vivendo in un posto tanto verde, tanto bello, non mi mancherebbero troppo i miei boschi… Io senza boschi non ci so proprio stare, ecco. Mi ci vorrebbe un bosco che si apre su un mare dove non ci va nessuno…😃… Forse sono un po’ troppo pretenziosa. Ho sentito parlare del film di Truffaut, ma non ho mai avuto l’ occasione di vederlo; forse perché le storie d’ amore complicate e sofferte mi intristiscono e da un po’ di tempo a questa parte cerco di non rincarare la dose in tal senso; preferisco cose più allegre, diciamo.

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          15. Ah, se parliamo di mare, mi si illumina l’anima. E’ da un po’ che non ci vado, ma mi piace molto. Chiaramente il mare, mi piace, non la gente che va al mare, che detesto. Come saprai quei bastardi dei nostri politici (gira e rigira è sempre colpa loro, che strano, eh?) ne hanno fortemente limitato l’accesso, anche se sarebbe un diritto di ogni persona godersi un po’ di mare in santa pace.
            Il mare è particolare. Ce l’ho dentro. Ci penso spesso (e lasciamo perdere Freud e Jung). Un’immagine fissa che ho, è di me seduto su una spiaggia, in compagnia di una donna (nessuna nello specifico), che lo contemplo in silenzio, quando non fa caldo, e il cielo è scuro.
            Sarebbe bello viver anche in prossimità del mare, come si vede in certi film. Ma di questi tempi, coi ghiacci che si sciolgono, gli tsunami che diventano più frequenti, anche questo sogno ci costringono a cancellarlo…

            PS: dici boschi + mare? In realtà nei pressi di Roma questo esiste. C’è la pineta di Castel Fusano, da cui parte una breve strada che conduce proprio al mare, anche se una pineta al livello del mare non può avere la ricchezza di un bosco montano. Ah, ovviamente, ogni tanto qualche str***o gli dà fuoco, Così oggi non è che sia ridotta troppo bene…

            PPS: mi spiace tu non sia dell’umore giusto per vedere film di una tale bellezza. Credo che ti piacerebbe molto quel film. Inoltre Truffaut ne ha fatto almeno un altro paio dedicati all’amore e alle sue grandi sofferenze che di certo rimarranno sempre nella storia del cinema per la loro rilevanza. Spero che un giorno ti sentirai di vederli, ne vale la pena.

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          16. Un giorno verrò a vedere la pineta di Castel Fusano… e quando sarà il momento giusto, mi riservo di vedere senz’altro anche tutti i film di Truffaut che non ho mai visto… ma non è questo il momento; devo concentrarmi su altri fronti per il momento. Il mare ce lo stanno scippando! In realtà con le nuove normative hanno permesso di mettere in vendita le proprietà demaniali dello Stato, comprese le spiagge; ovviamente chi sta comprando sono le solite multinazionali ed i ricconi, quelli che poi ne limiteranno l’accesso al resto del mondo. Anche questa è mafia! Ed anche per questo le istituzioni (se non fossero marce) sono necessarie; per garantire che le proprietà pubbliche rimangano tali ed usufruibili da tutti, occorre un organo che faccia l’interesse della collettività. E’ vero, sta accadendo l’esatto opposto nonostante la presenza degli organi statali, ma questo non significa che lo Stato non serve a nulla; significa solo che lo Stato COSI’ COM’E’ OGGI NEL NOSTRO PAESE VA RISANATO DA TUTTA LA FECCIA MAFIOSA!!! Ed occorre farlo prima che sia troppo tardi (se già non è troppo tardi), perché ritornare indietro una volta che le privatizzazioni dei beni pubblici sono state fatte è molto, molto difficile. Questo è il compito di ogni singolo cittadino oggi! Ma per mettersi in moto in tal senso occorre prendere coscienza di ciò che sta succedendo e invece ci si limita ad arrabbiarsi un po’ quando non si può più accedere a una spiaggia… ci si arrabbia solo un po’, perché tanto, magari ce n’è un’altra ancora libera e allora si ripiega su quella. Ma chiedersi PERCHE’ E CHI si sta mangiando i nostri diritti, gli stessi che fino a ieri permettevano a tutti (dall’ultimo barbone al primo riccone di turno) di usufruire liberamente delle bellezze del nostro territorio, dovrebbe essere la prima cosa da fare! E invece niente… nessuno sa nemmeno che i beni demaniali vengono messi all’asta, anche se le aste sono pubbliche e vengono rese note sui quotidiani!! E’ davvero triste tutto questo. Ed i politici che lo hanno non solo permesso, ma favorito, dovrebbero come minimo essere tolti dagli scranni che occupano indegnamente!!

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          17. Io invece penso che tutti gli Stati sono corrotti. Ce ne può essere qualcuno meglio di un altro ma sempre lì finiamo. Più che RISANARE va fatta PIAZZA PULITA dei politici. Solo così potremo riappropriarci non sono di quello che è nostro ma di una vita vissuta come dovrebbe essere.
            Beh, secondo me non ti manca molto per passare dalla mia parte completamente. Magari sarà proprio la pineta di Castel Fusano a darti il colpo di grazia quando la vedrai… 😉

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          18. Abbi pazienza, ma diffido sempre delle generalizzazioni. 😀 Lo hai detto anche tu che nelle pubbliche amministrazioni c’è anche del buono; mai niente è tutto nero o tutto bianco, solo bisogna fare in modo che quel che non va migliori e che quel che funziona continui a funzionare… non è semplice, ma è quel che va fatto. Altrimenti si rischia di fare di tutta l’erba un fascio e di buttare il bambino con l’acqua sporca, a proposito di luoghi comuni. Per la pineta ne riparleremo quando avrò il tempo per guardarmi tutti i film di Truffaut. 😀 😀

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      1. non è un mio pensiero los iamo davvero ci sono articoli e statistiche che purtroppo lo provano. del resto gli avvenimenti di ogni giorno ne sono la prova. combattere la mafia o la camorra è impossibile quando diventano ” di stato”…

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        1. Falcone diceva che: “La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” E dopo le stragi di Capaci e D’Amelio possiamo aggiungere che le mafie hanno incancrenito sicuramente parte delle istituzioni, ma non l’anima di tutta la gente che delle istituzioni si serve e alle quali fa riferimento. Le istituzioni siamo noi e non possiamo tirarci fuori, nessuno dovrebbe. Vedere il problema con distacco, come se non ci riguardasse conferisce alle mafie quel vantaggio che permette loro di privarci della democrazia e della libertà che qualcuno negli anni si è conquistato anche per noi con duro sacrificio, a volte estremo. SE tu sai di avere una malattia letale che ti divora in modo silente e subdolo puoi scegliere: o ti lasci morire, o combatti per guarire. Nessuno può giudicare la tua scelta, è libera. Io nel mio piccolo, scelgo di combattere.

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          1. scusa ti porto un esempio: la strage di capaci fu ordinata da roma da un potentissimo politico defunto da tempo, riina fu solo la mano operante. questa è storia, ora dimmi …come praticamente tu, cittadina comune, come me, credo, pensa di combattere la mafia…sono figlia di militare personalmente riina l’avrei fucilato ma la nostra legge non prevede la pena di morte e c.m.q. restava sempre il politico bello vivo e vegeto. Un altro esempio: il ponte morandi e le mangiatoie dei benetton e non solo. ora rientrano dalla finestra con alitalia…forse. e noi che facciamo, che potere abbiamo oltre quello di condannare nemtalmente simili turpitudini? Perché una cosa è pensare altra fare…e io non ho poteri straordinari purtroppo altrimenti il nostro silvio corrotto e corruttore per eccellenza l’avrei già spedito diciamo in un luogo più sereno…. ciauuu

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          2. 🙂 beh, quello che hai scritto, scrivendolo, è un gesto che chiarisce come la pensi, e dire come la si pensa, informandosi prima e a fondo su quello che accade, evitando di fidarsi troppo dei media e dei sensazionalismi del momento, è già “fare qualcosa”. A nessuno sono richiesti poteri straordinari, a nessuno è richiesto di fare l’eroe, ma la responsabilità di cercare e pretendere un’informazione “pulita” e di avere una coscienza politica e una consapevolezza civica, è qualcosa che nel nostro Paese costa fatica, che manca moltissimo, ma che qualsiasi cittadino può fare. Sono tutte cose che le istituzioni dovrebbero passare ai cittadini gratuitamente in età scolare, ma questo da molto tempo non succede. Bisognerebbe chiedersi perché!! “Fare” questo oggi è impegnativo, costa un certa fatica, perché nulla aiuta, tutt’altro; gli organi di informazione istituzionali (se ancora esistono) sembrano indirizzati per affossare le informazioni VERAMENTE IMPORTANTI, quindi informarsi è faticoso, mentre l’accesso a un’informazione pulita dovrebbe essere un diritto. Invece è un atto volontario; in questo senso ho detto poc’anzi che si può scegliere, che si tratta di una scelta libera… nessuno ti chiede di farlo, semmai sei tu che DECIDI di attivarti. Ma chiediti in quanti lo fanno e perché molti non lo fanno? Anche farsi queste domande è faticoso, perché quando cominci, poi, devi cercarti delle risposte… insomma, tutto quello che un cittadino fa per andare in direzione contraria a quel che è una mentalità mafiosa è importante e andrebbe fatto; nell’articolo ho detto che le mafie prosperano in contesti dove l’ignoranza e l’inconsapevolezza la fanno da padrone, e per rendersi conto che una società è mafiosa spesso occorre capire proprio che cosa sono le mafie e visto che nessuno ne parla (o molto pochi e quei pochi non sono molto ascoltati, perché una cosa che non si capisce spesso risulta noiosa), anche se sarebbe diritto di ogni cittadino conoscere a fondo uno degli aspetti culturali più diffusi e devastanti del proprio paese, anche qui entra in campo il libero arbitrio. Le cose stanno così proprio perché una parte delle istituzioni favorisce questo stato di cose (e dovremmo chiederci il perché, ma per chiedersi il perché bisogna prima rendersi conto che le cose stanno così… per fare questo occorre impegnarsi… e via dicendo…) e se noi siamo le istituzioni (a proposito, chiediamoci anche quanti italiani che ogni giorno si limitano a lamentarsi delle istituzioni, si rendono conto che le istituzioni “sono gli italiani”…) dobbiamo però chiederci se ci sentiamo rappresentati in tal senso e se non è così, dovremmo anche chiederci perché ci facciamo rappresentare da gente alla quale non diamo fiducia. Ecco, farsi queste domande, onestamente, con impegno, è quello che tutti dovremmo “fare”, nonostante tutto, anche nonostante la parte deviata delle istituzioni. E’ una questione di RESPONSABILITA’. Il resto dovrebbe venire da se… ma a noi tutti spetta fare il primo passo. Riassumendo, dobbiamo imparare dai bambini; la prima domanda da farsi sempre quando qualcosa non torna è: “PERCHE’????!!!” 😀

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  2. La ndrangheta qui al Nord è tanto radicata da essere capillare come le parrocchie e le stazioni dei carabinieri. Da anni ormai se non da decenni. Con addentellati insospettabili tramite intermediari (professionisti, casalinghe prestanome, funzionari comunali ecc.) da farmi immaginare che ciascuno di noi ha trattato o potrebbe trattare da un momento all’altro con uno di costoro inconsapevolmente e con la convinzione di parlare con una cosiddetta persona “a posto”.
    Dai giorni di Falcone e Borsellino la situazione è peggiorata e tanto, proprio per la colonizzazione del Nord progressiva esponenziale con complicità locali difficili ormai da estirpare. (Vecchie e nuove rappresentanze politiche, in questo senso, non è che si stiano modimostrando affidabili.)

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    1. Hai detto bene, Guido, ed il problema è tanto diffuso quanto è diffusa l’inconsapevolezza del problema; pochi sanno e pochi si rendono conto e questo sta risultando devastante, perché è come avere un virus letale in circolo e non fare nulla per curarsi, proprio perché non si sa di averlo. E chi sa deve parlare per questo motivo, prima che il corpo vada in cancrena e qualsiasi intervento risulti ormai vano. Sarebbe questo il compito degli intellettuali, dei media non manipolati, degli insegnanti nelle scuole, delle istituzioni… “sarebbe”…

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  3. Da un lato condivido le tue riflessioni, che sono giuste e non fanno una piega, dall’altra comprendo anche “lo sgomento” del singolo cittadino, che di fronte a tanta inarrestabile corruzione non sa più di chi fidarsi o dove sbattere la testa… A volte si è colti da una vera e propria sensazione di impotenza quando si sente parlare, di anno in anno, di politici o amministratori pubblici indagati, arrestati o rinviati a giudizio per corruzione e reati affini. Ormai l’opportunismo illecito (e l’indulgenza verso lo stesso) si annida non solo nelle alte sfere della politica ma anche nei suoi substrati, cioè negli enti locali, negli appalti comunali e via dicendo, ambiti su cui il controllo centrale (se mai c’è stato) è oggi ancora più difficile. Certo, come giustamente dici, sarebbe necessario un monitoraggio più diffuso e capillare da parte di chi il territorio lo vive, cioè “da parte di noi cittadini”, ma purtroppo è inevitabile scontarsi con un muro che appare a tratti invalicabile, e ritrovarsi così, il più delle volte, disorientati, sfiduciati e incapaci di reagire… Comunque, detto questo, ho apprezzato molto il taglio che hai dato all’articolo, in particolare la lucida schiettezza con cui hai esposto il tuo pensiero.

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    1. E’ tutto vero e condivisibile quello che dici, Alessandra; lo sconforto prende anche me, ogni giorno e a volte è soverchiante. Però quando mi chiedo perché si è arrivati a questo punto mi tocca rispondermi con un atto di responsabilità personale; alla fine tutti i ragionamenti che faccio approdano sempre a questo. Non siamo responsabili delle porcherie che fanno funzionari e politici deviati e corrotti, ma siamo responsabili di quello che NON facciamo e che NON mettiamo in atto come singoli cittadini affinché deviati e corrotti non abbiano vita facile. Siamo responsabili del fatto che non ci interessiamo del bene pubblico se non quando vengono toccati degli interessi personali, siamo responsabili dell’ignoranza civica e del fatto che non la pretendiamo nelle scuole, delle tacite complicità quando qualcuno compie atti illeciti anche minori e che non denunciamo, o ai quali non reagiamo perché in fin dei conti “io potrei trovarmi nella stessa situazione”, siamo responsabili dei clientelismi, delle abitudini alla raccomandazione, delle omertà, del menefreghismo, dell’ignoranza e di molte altre cose che nemmeno ci rendiamo conto di mettere in atto tanto sono intrinseche alla nostra cultura. Insomma, io per prima e ognuno di noi, volenti o nolenti siamo responsabili del fatto che non conosciamo i nostri diritti e non li usiamo per evitare che ci manipolino, che ci usino, che facciano di noi burattini e pedine utili ai giochi di potere. Nessuno può e dovrebbe tirarsi fuori quando espone una sacrosanta critica alle istituzioni, perché volenti o nolenti, le istituzioni siamo noi. Il senso critico è cosa ottima, indispensabile e va maturato, ma va anche maturato il senso di responsabilità, il senso della Giustizia e della Legalità, anche nelle piccole cose, nei gesti quotidiani e solo dopo possiamo essere incisivi nei confronti di chi usa noi tutti per sporchi giochi di potere. Delegare tutto alle istituzioni aspettandosi che siano loro a risolvere qualsiasi problema, a partire dalle amministrazioni comunali e su, su a salire, non è sano, perché l’istituzione, ripeto, siamo noi e se i problemi non vengono risolti, occorre trovare le vie lecite per arrivare al dunque. E’ che questo richiede, tempo, impegno e partecipazione… chiediamoci quanto impegno e quanta partecipazione mettiamo in campo quotidianamente per il bene comune. Chiediamoci quanti di noi ci mettono la faccia e quanti si informano veramente delle dinamiche politiche (informarsi oggi costa davvero fatica, perché il servizio di informazione pubblica stesso è deviato) e decidono coscientemente in tal senso. Chiediamoci quanti di noi sanno che in realtà il nostro voto non è più incisivo da quando le legge elettorale non ci permette più di scegliere direttamente chi votare. Ecco, quando ci siamo dati queste risposte attraverso un esame di coscienza come cittadini singoli, allora possiamo mettere in campo il senso critico nei confronti delle istituzioni. Lamentarsi che le istituzioni legiferino a nostro discapito quando le leggi a nostro discapito sono oramai state approvate è decisamente poco produttivo, ad esempio. Lamentarsi con il senno di poi, quando ci tocca subire le conseguenze del nostro menefreghismo, è inutile. Lo sgomento dato dalle conseguenze di un comportamento che è di tutti noi è naturale che ci sia, ma dovrebbe sopravvenire anche un’azione concreta del singolo per porre rimedio, o quantomeno per tentare di porvi rimedio. In questo sta l’esempio dei signori protagonisti del post; esempi come questo dovrebbero smuoverci, almeno un po’. E forse è per questo che si preferisce dimenticarli…

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  4. 19 luglio 1992
    Camminavo felice con mio figlio di appena un anno…
    Pensavo che in quel giorno festeggiavo il giorno del mio compleanno con mio figlio che fin dal primo momento ho amato più della mia vita.
    poi, a distanza di poche ore, l’ annuncio della morte di Borsellino e della sua scorta
    il dolore fu immenso, senza più parole, piansi per interminabili minuti

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    1. Non avevo una conoscenza tale dell’accaduto da permettermi di essere tanto consapevole nel 1992, Adriana, e non ho mai pianto per loro; credo di essere venuta a conoscenza della notizia molto più tardi, quando cominciai a interessarmi in maniera autonoma e in prima persona degli argomenti nei quali parlo nel post. Faceva parte di un processo di analisi della realtà nella quale lavoro e vivo. Ho sempre cercato di capire le dinamiche dei microcosmi imbevuti di ipocrisie, di pratiche comuni fatte di cose non dette, di clientelismo, di raccomandazioni, di privilegi…; avevo bisogno di capire da dove veniva il mio rifiuto di ciò che nel sentire comune sembrava invece essere “normale”; dovevo capire da dove arrivava il mio malessere e dovevo farlo guardando un po’ più in là, cercando altrove, oltre alle piccole sfere quotidiane. Non per nulla ho descritto la mia totale inconsapevolezza dell’epoca nella prima parte del post; ero ingenuamente ignara, allora. Ho cercato, mi sono documentata, perché le scuole certo non appoggiavano questo tipo di “curiosità”, all’epoca. Quando è cominciato il risveglio per me è prevalso innanzitutto un sentimento di profonda indignazione, che è cresciuta lentamente, man mano che cominciavo a capire, fino a trasformarsi in rabbia, rancore, come se avessero ucciso qualcuno della mia cerchia, delle persone che amo; è stato un processo strano di presa di coscienza e più mi documentavo e più mi saliva il sangue alla testa. Mi sono chiesta come è possibile che accadano fatti di tradimento tanto gravi e nel contempo capivo che tutto prendeva vita da quelle pratiche comuni tanto condivise e ritenute “normali” che aleggiano ovunque nel sottofondo culturale del nostro paese… cominciavo a capire che anche quelle erano “pratiche mafiose”; è stato terribile, perché ero molto più ingenua e molto più fiduciosa all’epoca, come ho detto. La fase successiva è stata di ribellione, poi anche quella è sciamata. Non serviva; dovevo trovare un altro modo per metabolizzare, per rendere proficua la mia ricerca. Capendo le dinamiche mafiose che stavano dietro ai delitti di mafia, ho capito meglio anche i microcosmi nei quali è immersa la mia quotidianità (ti rimando anche al commento di Sergio Sperandio poco sopra, che aggiunge elementi per capire meglio di cosa sto parlando) e più capivo, e più rifiutavo quel senso comune di normalità in merito a pratiche che per comodità vengono adottate da molti ma che di legale e giusto non hanno proprio nulla e sono estremamente pericolose, perché è da queste che poi derivano problemi ben più grossi. Nel tempo mi sono corazzata, ho rifiutato la reazione ribelle e violenta, perché somigliava troppo a ciò che volevo combattere e ho compreso fino in fondo la gravità di quanto era accaduto a Borsellino, Falcone e a quanti come loro sono morti traditi da chi doveva proteggerli e aiutarli, per una causa che, oggi lo so bene, è profondamente giusta. A grandi linee questo è quello che ho vissuto io in merito, il mio percorso… molto semplificato, se vogliamo, ma ho cercato di chiarirtelo. Io non ho mai pianto per loro, è vero, (mi succede raramente) ma gli sono profondamente grata; se ho una coscienza in termini di giustizia, legalità e amore per la verità lo devo all’esempio estremo di persone come loro e all’esempio di persone (poche) meno conosciute che fortunatamente ho incontrato per strada.

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