Quando impazziscono le stelle

A volte ho la sensazione che i punti di riferimento, quelli che fungono da faro o da stella polare nei momenti di tempesta non esistano più; mi capita… mi prende questo dubbio atroce che forse le stelle si muovano in vortici confusi stravolgendo le galassie, e i fari in riva al mare siano tutti spenti, le bussole impazzite.

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Una sensazione di smarrimento totale che ti toglie la terra da sotto i piedi, la percezione dello spazio svanisce, le dimensioni e le forme delle cose cambiano in continuazione… è terribile!!

Un po’ come quando in una giornata limpida esplori sentieri in alta montagna che non hai mai percorso, di quelli che perlopiù son ricavati fra la vegetazione dal passaggio frequente degli animali selvatici, quelli che si inoltrano invisibili fra i rododendri e aggirano con labirinti contorti le mughete.

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Non sono percorsi segnati sulle mappe ufficiali, non ci sono segnaletiche, non ci sono punti di partenza e tanto meno punti di arrivo; sono solo delle tracce che ti permettono di muoverti su un terreno impervio e difficile. A volte mi sento così, presa da una faticosa esplorazione che procede seguendo istinto e intuito e poi, come se la sensazione di smarrimento non bastasse, all’improvviso si leva un nebbia fitta, un muro d’aria bianca che non ti permette di capire dove ti trovi, da dove arrivi, dove devi andare… non so se mi sono capita.

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Una brutta sensazione, insomma… mi succede.

E poi all’improvviso la nebbia si alza, mi guardo attorno, vedo i versanti delle montagne, vedo il cielo e il sole, i costoni di roccia, un larice colpito dal fulmine, la chiazza di rododendri che segue la valletta e mi rendo conto della mia posizione, mi rendo conto delle direzioni e realizzo in pochi attimi e in modo esatto il percorso utile per andare avanti. Ecco, quando succede questo poi mi sembra che nulla possa più fermarmi; sono allegra, felice e riprendo il cammino.

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Ebbene, di provare questo tipo di smarrimento e di ritrovarmi con sollievo fuori dalla nebbia mi accade ogni tanto, non spesso… mi succede sopratutto quando lavoro, quando tutto sembra chiudersi attorno come un muro di nebbia e non riesco a vedere nessuna via d’uscita; ne esco leggendo, di solito… o camminando, perché camminare aiuta a pensare. O magari mi porto da leggere mentre raggiungo un posto particolare fra i boschi. Il mio lavoro ultimamente non mi porta più a camminare fra i boschi; da un anno a questa parte, in virtù della mia condizione di appartenente al genere femminile , le menti eccelse che gestiscono il mio ambiente lavorativo mi hanno relegato a una scrivania e non è una bella sensazione… direi che è una sensazione di merda, ecco. E anche se non dovrei essere io a dirlo, non penso di aver fatto nulla per meritarmelo… tutt’altro.

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Sono un po’ claustrofobica e non mi piacciono i luoghi chiusi, non mi sono mai piaciuti, mi rendono ansiosa e di pessimo umore, non riesco a concentrarmi e mi infastidiscono gli odori, le luci dei neon, le voci troppo forti, gli odori delle stampanti, dei profumi eccessivi che si portano addosso alcune colleghe… nei luoghi chiusi è così, non si può allontanarsi per stare un po’ meglio, si sta in gabbia. Ho scelto di non fare un lavoro che mi faccia stare al chiuso, ho faticato per ottenerlo, proprio perché nei luoghi chiusi sto fisicamente male. Però a volte i benpensanti decidono per te e le soluzioni sono due: o fai una vita di merda e ti adegui, magari ammalandoti un po’ alla volta, o cambi lavoro. Credo che per me la seconda soluzione sia la più appropriata.

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24 pensieri su “Quando impazziscono le stelle

  1. Se per questo, io i miei punti di riferimento li ho persi da un pezzo. Da decenni mi pare di non avere una percezione vera della realtà. Avrei bisogno di tornare a un sano rapporto con la natura e invece finisco con lo stare tappato a casa in città, in attesa che quest’illusione di vita finisca.

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    1. Io una soluzione ce l’avrei: esci, prendi un treno e ti porti in campagna… almeo una volta alla settimana, poi due… poi almeno tre volte e così via. Ed il punto di riferimento lo trovi… sarà una collina, o un prato o un vecchio albero, magari. E lì sotto quell’albero la percezione della realtà rifarà capolino, prima o poi. Funziona…

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      1. Con mia moglie che non sopporta il caldo e odia la campagna è un bel problema. Mi ritaglio qualche giorno solo grazie ai firmacopie, come sabato scorso a Cinisello, con immersione nella natura a Villa Ghirlanda; ma sono occasioni rare.

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  2. certo se sei abituata a stare all’aperto qualsiasi cosa ti parrà di merda, o anche avrai la giusta visione di cosa sia di merda e cosa no… magari è solo una fase e tornerai a stare fuori… 😉

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    1. Vedi, se dipendesse da gente che sa capire certe dinamiche ti direi che è così, visto che l’ho chiesto a più riprese ed esplicitamente, ma non posso dirti di essere ottimista in tal senso; è la seconda volta che ci provano a rinchiudermi e la prima volta per uscirne ho dovuto combattere una battaglia non facile… e qualcuno non ha mai capito il motivo, e se l’è presa molto per la mia “fuga”. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…

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          1. A me invece è capitato delle volte. Tutta una vita a combattere con certe situazioni e poi un giorno, come per magia, tutto risolto. 🙂
            A ogni modo protestare aiuta sempre. Qualche risultato, lo dico per esperienza anche qui, lo si ottiene sempre. 🙂

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          2. Sai le volte che mi è successo di dover convivere con incontri sgraditi nella mia vita… Poi un giorno… PUFF! Quelle persone sono scomparse. E ora sono felice di non vederle più. Magari uno muore. Magari un altro fallisce… Cose che succedono… 😉

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          3. Può darsi, ma penso piuttosto che perché si verifichi qualche cambiamento in termini culturali, i tempi è fisiologico che siano molto lunghi… perché è di questo che stiamo parlando e mi sono rassegnata a questo; probabilmente le generazioni future potranno vivere più serenamente della mia per quel che riguarda alcune problematiche nell’accettazione delle donne in contesti prettamente maschili… quantomeno voglio crederci.

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          4. Per accelerare il processo potresti vedere se puoi ideare qualche protesta simbolica, capace magari anche di coinvolgere altre persone, in maniera che nessuno dimentichi che esiste quel certo problema… Gioverebbe.

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          5. Per fare in modo che ciò che proponi risulti efficace, per me e per chi verrà dopo di me, bisognerebbe avere dei numeri all’interno del contesto dove lavoro, che ad oggi non ci sono ancora. La minoranza è tale perché voluta tale… e si può combattere una battaglia da soli, ma non sarà mai tanto efficace come quando la si combatte in gruppo… ma qui il gruppo, per ora, manca. E le azioni simboliche occorre avere una certa presenza di spirito e cultura perché vengano recepite e capite; occorre pensare a qualcosa che incida, ma che punti a un livello di comprensione più basso. ;D

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          6. Io ti posso solo dire che tutte le volte che mi sono lamentato (perché delle volte se non ti lamenti la gente ti mette i piedi in testa tranquillamente) ho comunque ottenuto qualcosa, dei miglioramenti. E non sono ancora ricorso alla violenza, finora. 😉

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          7. La lamentela nel mio vocabolario non è contemplata, se non in termini di sfogo personale, fra me e me, scrivendo… che poi ho imparato a riversare in un blog, e quindi condividere, ma non certo direttamente; alla lamentela ho sempre preferito il cambiamento (qualcuno la chiama fuga, io la chiamo avere il coraggio di cambiare qualcosa che non funziona). I contesti lavorativi puoi farteli andare bene o puoi essere fedele a te stessa ed ammettere che con te non c’entrano nulla. Quando prendi atto di questo, allora devi avere anche il coraggio di cambiare aria, anche se costa fatica, anche se significa dover ripartire da zero. E’ una questione di coerenza, di onestà nei confronti di se stessi.

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          8. Giusto, ma quando si rende conto che lamentarsi non serve a far rispettare i suoi diritti (e prima se ne rende conto e meglio è) allora smette… E rimane solo la frustrazione che, se va bene si trasforma in voglia di rivalsa, se va male spegne il soggetto, definitivamente. Ci vogliono spenti, no? Un modo per ottenere l’ obiettivo è privarci di stimoli positivi e bombardarci di me..a! La soddisfazione di farmi diventare uno zombie da scrivania non gliela voglio dare, ecco!!

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  3. E’ sempre più difficile trovare un lavoro che ci consenta di stare fuori all’aria aperta una percentuale adeguata della nostra esistenza. E invece più tempo passa più ci vorrebbero rinchiudere tutti dentro un computer, più tempo passa più il lavoro diventa indispensabile per sopravvivere.
    E rompere gli schemi è molto più difficile di quello che si è portati a credere.

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