Boschi – parte seconda –

Le parole raramente sono degne delle immagini della Natura; forse a volte ci può riuscire la Poesia a rendere merito alla bellezza, o alle cose dell’animo che vengono smosse da certi luoghi, da certi dettagli. Per me che non so poetare, ad esempio, non esistono parole utili per la descrizione di un verde, o di una luce, o di una sensazione provata in un bosco, ma occorre provare a cercarle comunque queste parole, perché cercare le parole adatte è un po’ come cercare di entrare in noi stessi.

Perché vi è differenza fra il vedere e il guardare e vi è differenza fra il sentire e l’ascoltare. Sono parole, ma non sono “solo” parole. Credo fermamente che soprattutto fra gli adulti, bisognerebbe educare se stessi a guardare ed ascoltare, e lasciare il vedere e il sentire ai margini delle nostre percezioni, per dirne una.

Dove sta la differenza? Beh, questo lo si può chiedere agli alberi, ai boschi, alle foglie, al silenzio o al ronzio degli insetti, all’odore della terra e dei muschi… la differenza sta sempre nei dettagli, ovviamente. Ma per percepire i dettagli occorre guardare bene, e ascoltare in un modo più attento, profondo. Diciamo che se per vedere bastano gli occhi, se per sentire bastano le orecchie… beh, per guardare ed ascoltare ci vuole tutto il nostro essere. E per usare davvero tutto il nostro essere, occorre fare esperienza di noi stessi in un modo molto più profondo e impegnativo di come siamo abituati a fare nelle nostre deliranti vite soverchiate dal quotidiano delirante.

I bambini sono maestri nel porsi in ascolto e nel porsi in contemplazione… i bambini lo sanno fare, e bene! Basterebbe prendere esempio, basterebbe smettere di insegnare loro qual è il modo più razionale di “leggere” le cose del mondo… basterebbe osservarli per qualche minuto nello stesso modo in cui loro osservano il tutto. Ci vuole grande attenzione, concentrazione, per osservare il mondo con gli occhi di un bambino. Lo sapevamo fare anche noi, ma poi ci hanno insegnato a dimenticarcene. E’ un gran peccato dimenticare per strada queste immense capacità. Per riuscire a guardare e ascoltare con gli occhi di un bambino, bisogna essere in grado di farsi assorbire da una visione, da una musica, da un silenzio; in poche parole occorre sapersi gustare il mondo come solo i più piccoli sanno fare. Ma oramai per noi adulti queste sono capacità atrofizzate e rese mute, soffocate fra le spire del ragionamento razionale.

Vi è forse un antidoto a questa menomazione data dall’educazione fin troppo pragmatica, se interessa: ho scoperto che occorre spegnere il televisore e il cellulare, innanzitutto. E’ una regola imprescindibile. E poi occorre andare dove si può cominciare a camminare nei boschi. Poi si entra fra gli alberi, lasciando che il percorso sia casuale, che il bosco ci inghiotta e ci attiri sempre più nel profondo; perdendosi nel suo labirinto di tronchi, rami, foglie e stupendosi ad ogni passo, ad ogni nuova pianta, ad ogni scricchiolio di rami e ad ogni nuovo gioco di luce fra le foglie. I boschi, i fiori, le piante, gli animali selvatici possono salvarci dalla rigidità dei sensi; possono scioglierci la durezza del cuore e possono insegnarci a sorridere di nuovo, a respirare a lunghe sorsate di freschezza, fino a far arrivare un largo sorriso giù nel profondo dell’anima.

Occorre provare sentieri mai percorsi, vie nuove ed essere curiosi e attenti, proprio come sanno essere i bambini; stupirsi della bellezza, usare gli occhi per guardare, usare il naso per annusare odori e sensazioni nuove, usare il tatto ad occhi chiusi per accarezzate i muschi, i tronchi degli alberi e l’erba; rimanere magari immobili nel bel mezzo di una radura, con gli occhi chiusi, immobili, ad ascoltare; sentire il battito del proprio cuore e rendersi conto di averne ancora uno; può sembrare ridicolo per un adulto, ma sapere di avere un cuore, esserne pienamente consapevoli, non è per nulla scontato.

2 pensieri su “Boschi – parte seconda –

  1. hai scritto un post splendido che rende onore all’esistenza quale atto meraviglioso e contemplativo! Dico “meraviglioso”, perché sta in noi cogliere gli attimi unici, di pura meraviglia che forgiano il nostro giorno; io li chiamo “prodigi dell’ esistenza”, “Miracoli del nostro vissuto!” Nel tuo scritto mi ritrovo completamente e trovo uniche le tue parole che riporto “per guardare ed ascoltare ci vuole tutto il nostro essere. E per usare davvero tutto il nostro essere, occorre fare esperienza di noi stessi in un modo molto più profondo e impegnato di come siamo abituati a fare nella nostra delirante vita soverchiata dal quotidiano delirante”
    Io, molto spesso vivo, la mia estasiante solitudine, mentre contempo i miei amati fiori che considero “pure carezze per i miei occhi”. Ma questo lo posso fare, perché dentro di me rimane ancora il “cuore di una bambina” che vive lo sguardo della meraviglia!
    Come mi emozionano le tue bellissime parole sui bambini! Io ho il grande dono di vivere con loro e di accompagnarli nelle loro scoperte, da tanti anni, e tutto questo mi riempie di gioia.
    Se ognuno di noi guardasse il mondo come lo scopre, l’ osserva, lo sguardo incantato di un bambino, si vivrebbe l’eterna bellezza sempre più viva nella nostra coscienza.
    Un caro saluto
    Ti auguro una felice domenica
    Adriana

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    1. Cara Adriana, è un piacere ritrovarti e sono davvero felice che tu abbia “sentito” il senso di quello che volevo dire. Lavorare con i bambini aiuta a mantenere vive queste capacità e sì, sei fortunata, anche perché hai la sensibilità di renderti conto di tutto questo (non è scontato, purtroppo). Ti lascio un abbraccio grande e sincero. A presto.

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