VI PRESENTO IL MIO NUOVO BLOG

Si chiama STORIE SELVATICHE https://storieselvatiche.com/ . È un nuovo sito al quale sto lavorando (non è ancora del tutto operativo, ma ci manca poco). A breve migrerò lì definitivamente, perché tenere aperti tutti questi blog è bello, in quanto mi permette di spaziare ed esprimermi su fronti diversi, come ho sempre fatto da molti anni a questa parte, ma è anche molto dispendioso in termini di energie; mio malgrado, un po’ alla volta porterò sia “Stileminimo”, che “Deorgreine” ed il blog “Il mio tributo alla Bellezza” in questo altro mio nuovo “rifugio”. Così avrò un unico punto di riferimento e chiuderò il mio esperimento di diversificazione in rete, iniziato oramai più di dieci anni fa.

Conto di portare avanti i vari progetti che avevo iniziato con i vari blog, non ultimi quelli sulle fiabe, sulla simbologia e su altri fronti che mi interessano moltissimo. Ritengo che sia un buon periodo per portare la mente su argomenti che ci appassionano, questo; quello che propone il mondo là fuori non è molto rassicurante ed io ho bisogno di impegnarmi su questioni sane e costruttive (almeno devo provarci) e con i quali la sensazione di impotenza di fronte all’ineluttabile non prenda il sopravvento, non so se sapete capire. Continuano le mie terapie letterarie, insomma, ma le voglio addensare in un unico contenitore. 😀

Mi sa che sto invecchiando, gente, e non riesco più a tenere botta!! 😀 😀 Necessito di un ridimensionamento e di focalizzare le energie su un unico punto. Ovviamente Storie Selvatiche, per tutti coloro che avranno la voglia e la gentilezza di venirmi a fare visita, ha come filone principale la mia vita reale, il mio quotidiano qui fra le montagne ed i boschi, ma anche la mia passione per la scrittura in generale… per le arti tutte e un po’ come ho sempre fatto, ecco. Sarò quindi ben felice se mi darete un parere e magari dei suggerimenti per migliorarlo. Io sono sempre io (purtroppo dirà qualcuno), non cambia nulla, tranne il posto dove potete trovarmi! 😀

Per chi vorrà seguirmi, lo aspetto lì. Un saluto a tutti.

Le fiabe che insegnano a non avere paura

Uno dei post che vengono più letti in questo blog è l’analisi della fiaba annoverata fra le raccolte di Italo Calvino: “Giovannin senza paura”; postato in tempi non sospetti nell’ambito di un progetto che poi ho lasciato in sospeso, come ho lasciato in sospeso tanti altri più per mancanza di energie, che per mancanza di tempo; l’ho scritto oramai qualche anno fa, neanche avessi avuto le premonizioni profetiche forse sulla scia di quel subconscio collettivo di cui parla Jung.

A dimostrazione che le fiabe, e in particolare quelle raccolte da Italo Calvino, hanno un substrato archetipale che non si smentisce. Per chi avesse la pazienza di leggerlo lo trova qui:

https://elenagozzer.wordpress.com/letteratura/italo-calvino-fiabe-italiane/giovannin-senza-paura/

IN questi ultimi anni, se n’è parlato un sacco di questo argomento, se non altro perché non sono stati anni propriamente allegri e facili per nessuno. Eppure c’è stato chi li ha saputi vivere in modo relativamente sereno, nonostante tutto. Ci sono stati molti Giovannin senza paura che hanno saputo giostrarsela al meglio, nonostante tutto e hanno affrontato le varie situazioni molto meglio rispetto alla maggior parte della popolazione.

Non è un argomento facile, perché ci siamo ancora dentro ed i vari allarmismi vengono rinnovati costantemente senza lasciare tregua, tanto che non si capisce bene se si deve temere l’allarme oramai passato, quello più in voga nel presente, o quello che sta per arrivare; a dimostrazione che i media ufficiali stanno facendo un ottimo lavoro. Mi sono chiesta perché c’è stata gente che non si è fatta travolgere da questi timori, per non dire “terrori” diffusi. Mi sono chiesta chi sono quelli che sono riusciti a focalizzarsi sulla realtà senza per questo farsi travolgere dall’illusione terrificante che veniva (e viene) sparsa da ogni canale ufficiale e meno ufficiale.

Mi sono data la seguente risposta: c’è chi da oramai molto tempo, segue poco i media ufficiali e predilige informarsi attingendo da fonti alternative che oggi sono alla portata di tutti grazie al web; questo ha permesso a molti di rendersi conto per tempo che molte notizie erano da prendere con le pinze e avevano risvolti dubbi, per non dire del tutto fuorvianti. Avendo un termine di paragone fra ciò che veniva ampiamente diffuso e ciò che leggevano sul web, molti hanno coltivato un sano DUBBIO.

Una serie di considerazioni a catena potevano quindi fare molto semplicemente rendere conto le persone che non c’era da aver paura, che la situazione poteva essere affrontata e risolta, PERCHE’ AVEVANO GLI ELEMENTI, LE INFORMAZIONI UTILI PER ARRIVARE A QUESTE CONCLUSIONI. In questo caso la paura è stata prontamente sostituita dal ragionamento ed il condizionamento mediatico è stato messo sotto controllo. Rimaneva però il condizionamento sociale… e quello rimane tutt’ora. E di quest’ultimo non ci si libera in modo razionale; occorre una valutazione a parte per questo aspetto.

Ma rimanendo sul condizionamento mediatico, il punto è che queste fonti alternative sono alla portata di tutti, lo sono sempre state, e allora mi sono chiesta perché la maggior parte delle persone non ne fa uso, non attinge a informazioni alternative che consentono di leggere la realtà avendone un quadro più completo, perché corredato da informazioni aggiuntive che vanno a riempire quei vuoti lasciati (più o meno volutamente) aperti dall’informazione ufficiale? Mi sono chiesta, perché pur potendolo fare, la gente non si informa? Perché preferisce farsi travolgere da notizie catastrofiste e di conseguenza dalla fobia di essere di fronte a un problema che non ha nessuna soluzione se non quella estrema, di solito proposta con forza da chi ha sparso il terrore? Ecco, mi sono chiesta questo, perché non è difficile informarsi, trovare soluzioni alternative e validissime e non richiede nemmeno tantissima fatica.

Subire la paura, richiede molte più energie! Farsi accomunare e fagocitare dalla propria paura e dalla paura collettiva, a una visione distorta del reale risucchia molte più energie, perché è fonte di ansia, di agitazione, di emozioni negative; e allora perché non tendere a una soluzione più semplice e meno dispendiosa di energie? Mi sono detta che ad un certo punto, non si tratta di pigrizia, anche se ci potrebbe stare! Ma non basta per spiegare quello che sta succedendo! Penso si possa anche parlare di un effetto secondario che è l’incapacità di connettere; uno degli effetti della paura è quella di spegnere il ragionamento razionale e mettere in campo il meccanismo di “attacco – fuga”, ovvero i due meccanismi più irrazionali, atavici, quelli che la nostra parte animale innesca ogni volta che siamo messi di fronte a un pericolo reale, come un grosso cane randagio che ci salta addosso e vuole fare di noi il pranzetto del giorno, per dirne una. Il punto è che a monte, va distinto bene se il pericolo E’ REALE O MENO!

E’ questo che è venuto a mancare e che continua a mancare. E per capire se il pericolo è reale o meno, occorre per forza di cose saper spegnere prima la paura, ma se questa è già stata innescata, è troppo tardi, perché il terrore è già stato diffuso ad arte; la conferma del fatto che il pericolo è reale viene dato dagli altri, da tutti gli altri che temono lo stesso pericolo. E’ la dinamica che si viene a creare nel gregge quando durante un temporale notturno, una delle pecore si spaventa a causa del tuono e dei lampi e si mette a correre; tutte le altre pecore la seguono, non sapendo bene il perché, magari, ma in via preventiva la seguono. Se poi in televisione continuano a dire che è bene mettersi a correre, si corre e punto. E guai a chi dice che correndo di notte sotto un temporale è facile finire in un burrone!! Quello è un pazzo, perché se tutti corrono è bene correre, se la televisione di ce che si deve correre, è bene correre e chi non lo fa è un pazzo, perché si espone al pericolo.

Al mattino presto è facile che le pecore siano tutte morte, perché sono finite nel burrone. L’unica pecora che HA PENSATO di non correre perché si poteva finire in un burrone, è sopravvissuta. E’ la pecora che ha saputo valutare se il pericolo dei tuoni e dei lampi era reale o meno e se non vi fossero forse altri pericoli più contingenti in agguato. E’ questa la storia. Chi raccontava le fiabe un tempo queste cose le conosceva bene, purtroppo adesso le fiabe sono state sostituite dai televisori e quelli raccontano altre storie, che a differenza delle storie di una volta, non hanno più niente da insegnare, se non come si fa a buttarsi in un burrone.

Il gufo reale è il mio animale totem

Il gufo reale è uno dei miei animali totem, penso. Non so bene cosa significhi, ma so che fa tendenza e allora dico anch’io questa cosa di tendenza, che ho un animale totem e che è il gufo reale. Spero di non offendere nessuno. Ma anche se non fosse il mio animale totem, io ho grande rispetto per il gufo reale. Ho grande rispetto per tutte le forme di vita, in realtà. A volte il rispetto cala un po’ per alcuni esponenti della mia specie, ma cerco di non farci caso.

Qui il gufo reale è immerso nell’assenzio, che è la mia pianta totem (vedi sopra), penso. E’ un’illustrazione che ho fatto per un libro che intendo pubblicare a breve, penso; l’idea è quella. L’illustrazione è una tecnica mista su carta 35 cm x 28 cm e ho usato pastelli e gouache. Gli ho fatto una foto col telefonino ed i colori non sono resi granché. E’ un esperimento.

Mi piacciono gli esperimenti. Spero di migliorare, un po’ in tutto. Non mi vergogno di far vedere ste cose. E’ una sfida, per migliorare. E’ un libro sulle piante officinali e le erbe aromatiche, più o meno. Ci sono diverse illustrazioni su questo libro… e dei racconti, un po’ surreali, un po’ no. I racconti parlano di queste piante che, vi giuro, mi hanno salvato la vita.

Sono 40 piante descritte nel dettaglio; è un manuale pratico, con delle schede e con descritti tutti gli utilizzi che si possono fare; si parte dalla raccolta, fino ad arrivare alla conservazione e poi come si possono consumare; li ho descritti in modo semplice, penso, in base a come le utilizzo io. C’è anche una parte sulla magia che a me è piaciuto tanto fare (più e meno popolare).

Adesso spero che il mio gufo reale vi piaccia. Ritengo che nessun editore mi pubblicherebbe questo libro, perché mi somiglia troppo e io non penso di essere pubblicabile da gente seria, quindi me lo pubblico da sola che sono poco seria. In realtà non ci ho nemmeno provato a proporlo a un editore. Conosco i miei limiti. Lo fanno in tanti sta cosa dell’auto pubblicazione; mò lo faccio anch’io prima di invecchiare troppo e adesso che ho anche un animale totem, penso di essere nella media.

In realtà ho scritto questo post perché così mi prendo un impegno, oltre che con me stessa, anche con altra gente, che siete voi. Tendo ad essere molto dispersiva nelle cose che faccio… e allora devo trovare dei modi per obbligarmi a una certa disciplina. SE non pubblico non gli frega niente a nessuno, ovviamente, ma io ci faccio comunque una figura di merda, così cercherò di tenere fede all’impegno ed è facile che così lo pubblico davvero e a breve.

Corso pratico per capire perché “quel qualcuno” ti sta tanto sulle palle

Sulla scia del corso pratico per capire come liberarsi dell’ansia di prestazione, propongo quest’altro corso, che poi chi mi legge sa che corso non è. E’ solo un post di considerazioni personali, giusto per far sonnecchiare un po’ chi legge in queste calde giornate d’agosto, e suo malgrado è incappato in questa pagina.

Non so voi, ma a me di gente che mi sta sulle palle, ce n’è un mucchio! Ma proprio ne vedo ovunque e molto spesso, c’è niente da fare. Ultimamente poi, mi infastidiscono un sacco certi elementi che mi scardinano proprio il ciclo circadiano, facendomi venire voglia di tornarmene a casa prima del previsto e mettermi a dormire per non pensarci, per non doverci avere niente a che fare!! A proposito, se avete reazioni di questo tipo, fate attenzione, che sono sintomi di una subdola, ma tenace depressione latente.

Farò una serie di esempi, che ovviamente non mi riguardano, ma che possono riguardare molti… li uso solo come meri punti di riferimento esplicativi, giusto per inquadrare il problema, sia chiaro. C’è ad esempio quello che si erge a saccente e prolisso commentatore di tutto e di tutti e sputa colte sentenze a destra e a manca, come se la Verità fosse solo ed esclusivamente di suo personale dominio e tutti gli altri non ci capiscono un benemerito caxxo di niente in merito a nessun argomento!

Poi c’è la svenevole; quella che si lascia andare a vittimistiche considerazioni rendendo note tutte le sue innumerevoli e complicate traversie sentimentali, tanto da elencare ogni singola delusione, amorosa o di qualsiasi altra natura, in modo da sottolineare con reiterata petulanza le mancanze di ogni singolo essere umano che ha avuto la sfortuna di incontrare sul suo immacolato cammino. Di solito non manca di elencare anche le innumerevoli terapie farmacologiche alle quali si è dovuta sottoporre per sopportare le atroci vessazioni alle quali la vita l’ha sottoposta. Dal vittimismo all’ipocondria, il passo è breve.

Poi c’è l’invidioso, il competitivo per partito preso; quello che qualsiasi cosa dici e qualsiasi cosa scrivi, lui non mancherà mai di farti notare che l’idea è sua, è partita da lui e che se non fosse stato per lui, nessuna tua affermazione, idea o commento avrebbe mai visto la luce, perché lui è la luce, il faro che porta avanti le menti di tutti gli altri che, per inciso, a confronto sono dei piccoli esseri di poco conto.

Poi ci sono i soliti troll, quelli che hanno il compito di hackerarti il lavoro e che lo fanno per professione; quelli che se hai un sito professionale quasi quasi ti starebbero simpatici, perché con lo scopo di intasarti i commenti con amenità più o meno volgari, in realtà ti aumentano le visualizzazioni e va anche bene. Ma tu non hai ancora un sito professionale, quindi ti limiti a farteli stare lievemente sulle palle.

Poi ci sono i prepotenti, gli impulsivi patologici, quelli che non si sanno tenere e sferrano insulti pesanti, e se gli capita l’occasione, anche cazzotti veri e propri a destra e a manca, pur di sentirsi qualcuno, pur di avere attenzione, pur di cercare di darsi un senso; sono i mediocri, i leoni da tastiera, insomma. I poveretti vigliacchi del web, se si tratta di interferenze in rete, e di narcisisti violenti reali, se si tratta di vita non virtuale.

Ecco, potrei continuare ad oltranza, all’infinito, perché i prototipi di chi ti può stare sulle palle sono infiniti. Sono potenzialmente tanti quanti son gli esseri umani su questo pianeta. Sono quelli che nei film sono identificati immediatamente dalla massa come “personaggio negativo”. Che ne so; il Joker se si parla di Batman, il Sistema se si parla del film Joker, Boss Hogh se si parla di Bo e Duke (questo solo per nostalgici intenditori), Boss Artiglio per l’Ispettore Gadget e mi pare che con questo ho fatto gli esempi di maggior rilievo.

Bene, adesso che vi ho detto queste cose, giusto per farvi capire di che si parla, vi dico anche perché questi prototipi, questi Personaggi (perché è di personalità che qui si parla) o “antagonisti” che in certa misura possiamo incontrare anche nella vita reale, ci danno più o meno fastidio; e badate bene che ho preso in considerazione aspetti leggeri della personalità; non sono andata a toccare caratteristiche tipiche legate a personalità patologiche pesanti come i veri delinquenti, i veri violenti e via dicendo, perché sarebbe un discorso da affrontare con le dovute cautele, quello, e che andrebbe ben oltre alle mie misere competenze di ricercatrice a tempo perso.

Per approfondire queste tematiche vi consiglio di leggervi, o vedervi un Anime come Death Note (un giorno magari ci farò un post su questa serie, perché trovo che sia illuminante per molti versi e se interessano queste dinamiche).

Insomma, che cosa ci succede quando incontriamo qualcuno che “A PELLE” ci sta profondamente SULLE PALLE?! Io ho scoperto sta cosa leggendo Death Note, appunto; ci succede quanto segue: capita che ci rispecchiamo nel nostro opposto, ovvero in una parte di noi che va elaborata, ma che preferiamo rifiutare a priori!

Solitamente la cosa che più ci infastidisce di quel qualcuno, non è la persona in sé, ma il fatto che in quella persona noi vediamo UNA PARTE DI NOI che non ci piace e questo fatto non siamo disposti ad affrontarlo. Quindi, niente; a chi ci sta sulle palle a pelle (che non ha nulla a che vedere con Apelle figlia di Apollo), noi tendiamo a scartarlo a priori, a non volerci avere niente a che fare. Punto. L’alternativa sarebbe quella di riconoscerci in quella particolare caratteristica che ci infastidisce tanto, guardarla bene in faccia ed elaborarla secondo la nostra personale visione del mondo, in base alla nostra esperienza di vita, in poche parole, in base alla nostra personalità. Eppure è sgradevole e faticoso.

Perché? Ma perché rispecchiarsi in quelle parti di noi che ci infastidiscono, non è gradevole, ecco. E questo spiega perché a volte si incontrano persone decisamente sgradevoli per i più, ma che a noi non ci fanno né caldo, né freddo, ovvero ci son del tutto indifferenti. Perché accade questo? Ma perché niente in loro smuove una parte di noi che non abbiamo ancora elaborato; semplice. Quindi quelle persone ci sono del tutto indifferenti, mare piatto, niente, nisba; e magari a vostro marito o alla vostra amica, quella stessa persona fa accapponare la pelle!!

Insomma, noi siamo degli specchi vaganti e chiunque può rispecchiarsi in noi e a nostra volta, noi possiamo rispecchiarci in chiunque. Le interazioni umane fanno crescere quando riusciamo a confrontarci con ciò che più ci rende instabili, con ciò che ci infastidisce nell’altro, con ciò che non vogliamo vedere, insomma. Accade quando incontriamo la nostra Ombra, il nostro opposto, la parte di noi che non conosciamo perché è scomodo vederla, guardarla in faccia.

Esistono persone che ci obbligano nostro malgrado a confrontarci con loro e di conseguenza a confrontarci con noi stessi; se riusciamo a renderle “neutrali” agli occhi del nostro io, abbiamo vinto. Non ci toccheranno più, non ci infastidiranno più. E se questo accade, significa che abbiamo elaborato in noi, quella parte fastidiosa di noi stessi e che quelle persone incarnavano concretamente. Per renderle neutrali intendo dire che nonostante la loro presenza, a noi non si smuove più alcun fastidio.

Questo non significa, sia ben chiaro, che a noi non piace Boss Hog perché noi siamo come lui, ma solo che in lui ci sono degli aspetti che ci risultano sgradevoli. Ma per renderci conto che sono sgradevoli, dobbiamo necessariamente riconoscerli in noi stessi, altrimenti non ci toccherebbero. Una cosa è certa; potenzialmente potremmo fare in modo che nessuno ci stia più sulle palle per il resto dei nostri giorni; la prospettiva esiste ed è reale, ma per arrivarci, dobbiamo ambire alla buddità e non credo che questo sia l’obiettivo di molti.

E questo vale ovviamente anche nel senso inverso; a noi piacciono e ci innamoriamo delle persone che entrano in perfetta risonanza con il nostro essere, con la nostra parte più profonda. A volte non ci spieghiamo perché una persona ci piace tanto, non riusciamo a capirlo razionalmente, ma accade. Esattamente come accade che una persona ci stia irrimediabilmente sulle palle. E se accade, per capirne il vero motivo, occorre andare a sondare sempre la nostra parte in Ombra. O in alternativa, godersi l’innamoramento finché dura e quando finisce, pazienza. Perché il più delle volte, poi finisce. E se vi chiedete il perché, ne possiamo parlare, ma questa è un’altra storia e argomento di un altro corso pratico… e sono sicura che son comunque domande che vi siete già fatti. Forse.

Mi direte: ma che cosa c’azzecca sto articolo con quello sull’ansia da prestazione? Beh, se ci si pensa, sempre di giudizio si tratta, no? In questo caso sempre di giudizio nei confronti di se stessi prima (inconscio), che si riflette inevitabilmente sul giudizio che ci diamo in riferimento agli altri. E’ tutto un coacervo di dare e avere, di essere e non essere, di chi si si rispecchia in chi, no?