Passo dopo passo

Accade, capita così; una volta arrivati, prima che le linee si facciano vive, accade a volte che si comprima l’attenzione in uno sfondo d’alba rosea e asciutta di neve.

E che a quel che si vede, si respira e si vive, si rassegni il ritmo del cuore.

A volte, da una pace che fa eco ovunque una volta che il passo ti porta sulla vetta, e che s’assorbe nello scorrere profondo e caldo che sotto pelle piano si calma, ci si lascia sedurre con gratitudine.

E ci si lascia scivolare nel respiro della terra che dorme, ma vive, e vibra nel silenzio dei riverberi gelidi e cristallini;

la terra, che invita al gioco l’anima, mentre quella si assesta, stagione dopo stagione, passo dopo passo, come a rinascere nella pausa minima fra un istante e l’altro e ogni volta si rispecchia nel lago fermo del profondo, un po’più allegra, un po’ più grande, e un po’ più bambina.

Accade, a volte, che nell’aria della notte, i pappi che s’involano in pieno inverno, giocano ancora con la Luna, mentre i semi già caduti sonnecchiano e si rigirano fra i cuscini dell’attesa.

E poi delle volte accade che il respiro che da quassù si fa pulviscolo d’aria e polvere di neve, copre le costellazioni dei cervi nelle notti ferme, mentre quelli si muovono lenti in geometrie gerarchiche e prudenti lungo i sentieri dei versanti boscati.

La musica che vibra nel silenzio, protetta dalle pareti rocciose, non ha prezzo.

E accade che fra una pausa di meraviglia e l’altra, rinasca la gratitudine, e quella avvolge l’invisibile finché il buio si spegne, e piano cerca di entrare nel mondo morbido, nel vortice nell’inconoscibile che si sveglia, nel tempo che non è tempo.

Basta l’illusione di una rappresentazione studiata dall’Universo in mio personalissimo onore, per farmi ridere dell’ingenuità che, in quanto essere minimo, mi è propria.

Eppure, a volte, la magnificenza di questa rappresentazione diventa davvero mia, perché il mio riconoscerla entra a farne parte.

E allora, a volte, mi capita; fra un sorriso invisibile e vero, e l’alba che sfiora i rami spenti, capita che io respiro forte, e ad ogni respiro, ringrazio.

Il Silenzio secondo me

A volte divento irrequieta, come accade un po’ a tutti, presumo. Sì, insomma, mi prende quella sensazione che se non cambio contesto, situazione, se non mi allontano da quell’invisibile (a volte nemmeno poi tanto invisibile) fonte di stimoli che, se non sono negativi, poco ci manca, allora potrebbe accadere qualche cosa di ancor più sgradevole. Sì, insomma, a volte ci si agita come fanno i gatti quando vedono le rondini dalla finestra, magari anche senza sapere bene il perché, e si ha bisogno di uscire.

Quando mi succede, e mi succede spesso, vado a camminare nei boschi.

Se cammino nei boschi ancora coperti di neve in giornate un po’ cupe come quelle di questi giorni, ad esempio, scegliendo di non starmene rinchiusa ad aspettare il sole ed il ritorno spontaneo del buon umore, opto per i luoghi più impervi e possibilmente difficilmente raggiungibili da altri bipedi umani.

E’ una scelta istintiva; lì mi sento al sicuro come in nessun altra situazione, come in nessun altro luogo. I boschi sanno fare questa magia, sanno risollevare l’umore, anche il più nero.

Ci metto il tempo che ci metto, perché non è che sono un drago, non mi interessano e non sono portata per le performance da grande alpinista; ascolto il mio respiro e lo assecondo. Mi godo pure i passi, il mio ritmo lento.

Più fatico ad arrivarci e più mi sento tranquilla, perché so che la medesima fatica solo pochi sarebbero disposti a farla, specie se poi il paesaggio è quel che è; e si sa com’è, no? La montagna seleziona; i boschi, alcuni boschi, pure.

E allora non scelgo mai i luoghi con i siti panoramici. Se hai le balle girate, mi si perdoni il francesismo, è meglio evitare i posti da assembramento panoramico; è anche una questione di rispetto verso il prossimo, se vogliamo. 🙂

Una volta arrivata mi sento meglio, mi sento a casa, anche se il tempo non è meno grigio e anche se la luce tenderebbe a tapparmi la gola. In tal senso, credo fermamente che se la gente avesse tutta la possbilità di farsi due passi nei boschi all’occorrenza, gli strizzacervelli metropolitani dovrebbero cercarsi un altro lavoro.

Le escursioni nei boschi dovrebero essere mutuabili.

Se poi il terreno è innevato e ci arrivo per prima, prima che qualcun altro ci abbia messo piede da mesi, intendo, beh quando succede è come se la montagna mi facesse un regalo grandioso, esclusivo; mi sento privilegiata, fortunatissima e davvero, davvero felice.

E’ questo il tipo di felicità che io augurerei di provare a tutti, almeno una volta nella vita… almeno una… ma possibilmente anche più volte in una settimana.

In quei momenti non chiedo nient’altro che di starmene lì il più a lungo possibile ad ascoltare il silenzio, o il canto di una nocciolaia e di qualche cincia. D’estate è bello rimanerci fino a notte, magari aspettando il levarsi della luna.

A volte si è talmente fortunati che si avvista qualche cervo che si fa strada a fatica nella neve, o qualche camoscio in lontananza, sulle rocce, o anche più vicino, nel sottobosco. Oppure succede di avvistare una martora o più di frequente, qualche bella volpe. In quei momenti mi godo il fatto di essere viva, e non chiedo niente di più, perché sento che quello di cui ho bisogno è tutto lì attorno.

C’è una magia grandiosa che un essere umano può vivere avvistando un animale selvatico nel silenzio di un bosco, o su un dirupo di un versante, o standosene semplicmente seduto sotto un albero. Non parlo solo di animali di grandi dimensioni.

Tutti siamo attirati verso gli animali che un po’ ci somigliano e se ci pensiamo amiamo in prevalenza i mammiferi. Questo è naturale, eppure non c’è essere vivente che non sia affascinante e meraviglioso, seppur può essere molto diverso da noi, e anzi ,a volte è stupendo proprio perchè è tanto diverso. Però di questo ne riparlerò, per chi avrà la pazienza di leggere oltre.

In quei momenti di tranquillità assoluta il senso di gratitudine nasce spontaneo e detta la regola fondamentale, ovvero quella che richiede rispetto assoluto, che richiede il Silenzio. Fin da piccola mi è stata insegnata questa regola: se si ha la fortuna di incontrare un abitante di un bosco, la prima cosa da fare è cercare di evitare di spaventarlo. A volte non è possibile, ma il più delle volte si può e allora ci si allontana con le dovute precauzioni, magari allungando un po’ il percorso, se necessario.

Qualcuno mi ha chiesto perché ritengo questa regola così importante e questo mi è accaduto più volte. Ed ogni volta un po’ m’incazzo, lo confesso, però ho imparato a non darlo a vedere, perchè mica è scontato capire sta cosa, ho scoperto. Voglio dire, per me il motivo è così ovvio, ma forse lo è perchè fin da piccola mi sono state insegnate alcune cose.

In un bosco si sta zitti o si parla a bassa voce perché gli animali non vanno spaventati. Il bosco è come le chiese; nelle chiese non si urla, non si schiamazza e non si fischia, perché i templi di ogni credo religioso sono luoghi sacri e lo sono anche per i non credenti; e allora i non credenti rispettano il credo altrui. Va così. Il bosco e la montagna sono altrettanto sacri, anche per i non credenti e per lo stesso motivo di cui sopra.

La parola d’ordine è RISPETTO. La montagna lo insegna, i boschi pure.

Quando si è da soli in queste situazioni è più facile seguire questa regola. Intendiamoci, è bello poter condividere questi momenti, a volte, ma comunque non è la stessa cosa. In due o più persone si tende a chiacchierare, si fa molto più rumore mentre si cammina, com’è umano che sia, e si sa che chiacchierando non si avvistano animali selvatici. Se poi accade che si vede comunque qualche animale non umano, è perchè lo si è fatto scappare, quindi non si rispetta le regola fondamentale, quella del rispetto, del Silenzio, quella che molti non capiscono che senso abbia.

Non è che deve diventare una paranoia, però ci si deve prestare la dovuta attenzione, ecco.

Secondo me quando si entra in un bosco e si va a camminare su un sentiero in montagna bisognerebbe farlo come se si entrasse in casa altrui; se qualcuno entra in una casa di uno sconosciuto senza chiedere permesso, magari urlando e ridendo e fischiando e sbraitando, (c’è gente che lo fa per ore nei boschi!!! (!?!) ) il padrone di casa potrebbe anche invitarlo ad uscire e se anche lo facesse in modo brusco, ne avrebbe tutte le ragioni, io penso.

Questo tipo di atteggiamento l’ho notato in prevalenza fra i fungaioli e mi son chiesta spesso: ma non è che questi si mangiano i funghetti e poi un po’ c’hanno gli svarioni da alterazioni degli stati di coscienza e non si rendono conto di esagerare?

Purtroppo gli abitanti di un bosco non possono invitare ad uscire i cafoni che  non hanno rispetto del luogo dove loro abitano, anche se sarebbe bello se lo potessero fare, sarebbe meraviglioso se lo facesero.

A parer mio, non è un male che la gente si concentri sugli impianti di risalita e vi rimanga magari per settimane facendo su e giù come sulle giostre; non è un male, perché se tutta quella gente entrasse nei boschi e camminasse lungo i sentieri, ho come la sensazione che la maggior parte si comporterebbe come quei cafoni che chiunque metterebbe alla porta se gli entrassero in casa.

Questo senza voler generalizzare, sia chiaro; c’è gente che ha una sensibilità innata e che sa come coportarsi in ogni situazione, boschi compresi.

Il senso del rispetto in queste situazioni va insegnato a tutti i bambini, io penso. Lo penso perché per molti adulti ormai non c’è più speranza. Non sto esagerando; il bosco e la montagna sono di tutti, ma c’è modo e modo di viverli. Ci sono i luoghi ed i momenti dove è bello fermarsi e chiacchierare, solo è necessario capire quando ci si arriva e quali sono.

Se qualcuno non è pronto a passare qualche ora in silenzio con se stesso, a parer mio non dovrebbe entrare in un bosco, e se lo fa, dovrebbe farlo con l’intenzione di imparare a starsene zitto, almeno per un po’. Magari ci prova pure gusto a regalarsi un po’ di pace, a farsi tornare il buon umore e a smettere di far lavorare la lingua, lasciando girare i neuroni in meditazione, ogni tanto.