Faust – un film di Alexander Sokurov

Ha vinto il Leone d’oro alla 68° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nel 2011.

Ispirato all’opera omonima di Johann Wolfgang von Goethe, il film riprende le vicende del dott. Faust e si ispira al personaggio mitologico del nostro tempo, presente nelle opere liriche, nella danza, nelle opere teatrali.

Il dott. Faust è un personaggio trasgressivo, che conduce una ricerca che lo porterà al limite della conoscenza umana. Credo che ciò che davvero affascina di Faust sia proprio questo aspetto del volersi spingere oltre il conoscibile.

L’ambientazione del film è medievale ed evidenzia le terribili condizioni di vita dell’epoca; fin dalle prime immagini si percepisce la condizione di estrema povertà e tutto è reso in maniera estremamamente fisica. Nelle prime sequenze del film il dott. Faust aiutato dal suo assitente Wagner, sta sezionando il corpo di un cadavere; il tutto è reso in maniera talmente cruda che pare di percepire le sensazioni tattili del dottore che immerge le mani nelle viscere del cadavere; si ha come la sensazione di percepire addirittura gli odori nauseabondi che da quel corpo emanano.

La luce è resa con poche tonalità di colore, per lo più fredde e crea un’atmosfera inquietante nel corso di tutto il film. Traspare il senso di opressione che prova Faust vivendo in un contesto che non gli permette di espandere ulteriormente la sua conoscenza; si avverte attraverso l’uso della luce il senso di chiusura e di oppressione che il personaggio vive.

A volte però la luce è resa in maniera quasi eccessiva, forse a sottolineare il passaggio dei limiti sensoriali ordinari e quotidiani ad una dimensione esperienziale diversa, sconosciuta e misteriosa; questo accade nei momenti in cui appare Margarete, ovvero l’oggetto di desiderio del protagonista.

Io che amo le fiabe e le favole, credo che questo film abbia molto in comune con questo genere di narrazione: Il Faust di A.Sokurov invita a leggere fra le righe, ad andare oltre al racconto visibile, oltre al dialogo. In un certo senso è l’invito che il romanzo stesso di Goethe fa al lettore, ovvero quello di spingersi oltre all’ordinario, oltre al conosciuto, ma Sokurov lo fa in maniera ancor più velata; questa è l’essenza di questo film e se ci pensiamo bene è l’essenza di tutti i racconti o fiabe per bambini che insegnano alla mente di vedere oltre le comuni esperienze quotidiane, al fine di ottenere un tipo di conoscenza, di saggezza più solida.

E’ un film enigmatico, dunque, che lascia spazio alla comprensione individuale, all’immaginazione di chi lo vede. La comprensione dei personaggi e dei loro obiettivi avviene attraverso un lavoro di immedesimazione che chi vede il film deve fare con uno sforzo in più, perché nulla è ben definito, nulla è dato per scontato. E questo rende il tutto ancor più affascinante, a parer mio, perchè somiglia moltissimo all’incertezza che ognuno di noi prova di fronte alla domanda: che cosa cerco? Cosa voglio?

Non vi è l’iniziale dilemma sull’esistenza di Dio che invece si trova nel romanzo e nella maggior parte delle opere su Faust. Per il dottor Faust se esiste il bene allora esiste anche il male. Se esiste Mefistofele, allora esiste Dio. Lo scopo che lo spinge alla ricerca, allo studio e alla conoscenza è l’esigenza di trovare l’essenza della vita, per arrivarvi e realizzare qualche cosa di grandioso, di eterno.

Per fare questo Faust sfida il male, il diavolo, ovvero Mefistofele e anche Goethe nel romanzo dice che Dio ha bisogno del diavolo, perché se non esistesse il diavolo, allora nessuno crederebbe in Dio.

E ciò che accade in Natura è esattamente la stessa cosa: se non ci fosse la notte, non ci sarebbe il giorno, se non ci fossero le stagioni fredde, non ci sarebbero le stagioni calde, così come se noi esseri umani non vivessimo, non potremmo morire, se non morissimo, non ci renderemmo conto della grandiosità della vita; ogni cosa definisce il suo opposto.

E ho pensato che se la conoscenza è paragonabile alla luce ed al bene, allora non potrebbe esistere senza l’ignoto e senza il male. E infatti Faust si rivolge a Mefistofele per arrivare alla conoscenza della quale è in cerca; ha bisogno del male per giungere al dunque.

Faust nel romanzo di Goethe è un uomo anziano, ma A.Sokurov lo presenta invece come un uomo di mezza età, con una certa esperienza questo sì, ma non vecchio. L’interesse per la vita viene risvegliato in lui dalla perfezione dell’innocenza pura e incontaminata di Margarete. L’uso della luce della quale si parlava prima esprime benissimo questa condizione del personaggio femminile. E’ come se tutto ciò che l’uomo fa per rendere piacevole la propria esistenza, rappresenti il tentativo di andare oltre a ciò che all’uomo è concesso di comprendere.

Ad ognuno di noi sono stati dati degli elementi di comprensione e non per tutti questi elementi sono gli stessi; molto dipende dalle esperienze che un essere umano può fare e da come queste esperienze vengono assimilate ed elaborate da noi stessi. La purezza che Faust coglie in Margarete è uno degli elementi che lo saprebbero portare oltre e di questo lui è consapevole e per questo è disposto a scendere a patti con Mefistofele pur di ottenerla.

In realtà Faust in margarete cerca il piacere e in questa ricerca non perde di vista la ricerca prima, ovvero l’idea di immortalità.

E’ così per tutti i piaceri della vita, se ci si pensa; il tempo che abbiamo a disposizione è sempre troppo poco e di questo quasi tutti sembriamo renderci conto, tuttavia quasi tutti sprechiamo il nostro tempo con l’inutile trastullarci fra pensieri vuoti e attività altrettanto futili.

L’essenza della vita è un’altra cosa e Faust lo sa bene; è ciò che gli permetterebbe di aver vissuto senza aver sprecato il suo tempo. Lui è arrivato a questa conclusione perché ha passato il suo tempo studiando, cercando di capire e sopratutto a pensare al significato del suo esserci. Nella consapevolezza di essere un granello di polvere nell’immensità dell’Universo, Faust sente l’esigenza di darsi una definizione che sappia andare oltre e sa di avere poco tempo a disposizione per poterlo fare.

Il tempo è un tema centrale di questo film; o meglio, il tempo inteso come opportunità forse irripetibile di conoscenza che ogni singolo individuo ha, è il vero tema del film, a mio modo di vedere. Perchè dico forse? Perché l’immortalità di un’anima non è fra le nozioni che mi è dato di conoscere, ancora, non so a voi. 🙂

Potrei avere un’anima immortale e allora, in tal caso, avrei  altre oppurtunità, altro tempo. Oppure potrei avere un’anima che muore con il mio corpo; in tal senso la mia anima avrebbe a sua disposizione solo il tempo che rimane a disposizione del mio corpo.

In questo film si rende evidente quanto è impossibile per noi uomini arrivare a capire la vita e mi chiedo, che consolazione può dare una risposta artificiosa, seppur rassicurante? Personalmente non me ne dà nessuna e trovo maggior conforto nel continuare a cercare, esattamente come fa Faust fino alla fine del film.

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