Leningrad Cowboys go America

Quando ci sono giorni come questi dove la gente comincia a dedicarsi alle feste più o meno comandate e un po’, lo confesso, mi deprimo nell’osservare le corse pazze da un negozio all’altro, beh mi dedico a cose che mi distraggono piacevolmente e fra queste c’è “un cinema di un certo tipo”.

Quando la tristezza data dall’assurdità del mondo reale comincia a fare capolino, mi cerco un film che mi metta di buon umore; è un modo per resistere al nulla delirante del quotidiano anche questo.

E Leningrad Cowboys go America è fra i miei preferiti, assieme al seguito di cui parlerò più avanti. E’ uno di quei film che non mi stanco mai di rivedere. In realtà amo un po’ quasi tutti i film di Aki Kaurismäki, ma questo, girato nel 1989, è veramente fra quelli che ritengo essere un capolavoro.

Racconta il viaggio di una band che dalle steppe della Russia va a cercare fortuna in America. Il film, tanto per darvi un piccolo assaggio della trama, ha inizio con il congelamento del loro bassista, rimasto tutta la notte prima della partenza a provare all’aperto e che i compagni al mattino trovano rigido e congelato come uno stoccafisso. Se lo porteranno dietro per tutto il viaggio, rinchiuso in una bara che useranno anche per tenere al fresco le lattine di birra.

Il look della band è forse un po’ una parodia del mito rock americano calato in un contesto completamente altro: la tundra russa. Ciuffo cotonato, completo scuro con cravatta e occhiali neri alla blues brothers, stivaletti in cuoio che riprendono la forma esasperatamente allungata e appuntita del ciuffo. Il look del gruppo risulta di per sé assurdamente ironico e divertente. Ed il fatto che mai, ma proprio mai i personaggi tralascino di sottolineare inevitabilmente le loro origini, nonostante gli sforzi del loro terribile manager per americanizzarli il più possibile per motivi commerciali, rende il tutto estremamente tragicomico.

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In realtà, a ben vedere la storia, non vi è nulla di più tragico e malinconico della sorte di questi eroi, decisi ad emigrare per cercar fortuna e ad esibirsi tentando di adeguare di volta in volta la loro musica per farsi accettare da un pubblico straniero; il ruolo dispotico e disonesto del loro manager che li sfrutta fino a portarli ad un ammutinamento, rende la storia assolutamente esilarante.

Fantastica è l’interpretazione di uno degli attori preferiti da Kaurismaki, ovvero Matti Pellonpää che interpreta proprio il ruolo del manager del gruppo.

Il seguito di questo film è Leningrad Cowboys Meet Moses che mi riservo di raccontarvi più avanti, perché è superfluo dire che a parer mio, esattamente e forse più del primo, vale assolutamente la pena vedere.