Lo stercorario

Andiamo, non mi dite che non vi piacciono i Coleotteri! Ma sì, son quegli insetti ricoperti da una solida struttura che spesso han dei colori dai riflessi meravigliosi!

Un esempio classico che conoscono tutti? La coccinella (Coccinella septempunctata), ad esempio. Però fra i coleotteri c’è anche la cetonia (Cetonia dorata) che se magna i fiori dei balconi, la dorifora (Doryphora decemlineata) che se magna le patate , il cervo volante (Lucanus Cervus) che è il Coleottero più grande d’Europa ed il maggiolino (Melolontha melolontha) che nel caso specifico non è l’automobile tedesca protagonista di un famoso film della Disney, ma anche lo scarabeo di cui esistono diverse specie.

Molti quando si dice la parola scarabeo pensano forse all’antico Egitto (ho detto forse… qualcuno potrebbe pensare anche a qualcos’altro, ci mancherebbe…), perchè per gli antichi egizi lo scarabeo era un animale sacro e quando si parla di maledizioni e mummie e di Egitto, spesso si parla pure di scarabei. Però questa è un’altra storia e ne riparlerò.

Nel caso di questo post, invece, si parlerà in prevalenza di un Coleottero che non fa parte della famiglia degli Scarabeidi, ma della famiglia dei Geotrupidi: lo Stercorario.

In realtà l’Ordine dei Coleotteri (Coleoptera – Linnaeus 1758) annovera oltre 35.000 specie suddivise in  20 superfamiglie e in ulteriori 166 famiglie. Quelle citate sono solo alcune fra le più comunemente conosciute alle nostre latitudini. Non vi è nessun altro gruppo di organismi viventi che comprende un numero tanto alto di specie, vegetali inclusi.

Il numero di specie nuove di Coleotteri che si vanno a scoprire ogni anno sono circa un centinaio. Sono diffusi su tutta la Terra, tranne che in Antartide. In Europa vivono circa 8000 specie. Come per tutti gli altri insetti hanno il corpo suddiviso in capo, torace e addome e hanno sei zampe.

Tutti i Coleotteri, quindi anche gli stercorari, hanno in comune alcuni caratteri peculiari che li rendono inconfondibili; innanzitutto la loro struttura “a scudo”, ovvero l’involucro esterno che sembra una vera e propria corazza rigida che ricopre tutto il corpo.

Si pensa che il loro successo evolutivo sia dovuto proprio a questa particolare struttura; se così fosse noi umani che siamo mollicci e morbidosi, abbiamo poco da stare allegri… e se ci pensiamo l’unica parte del nostro corpo che è protetta e dura come la scorza di un cocomero è il cervello… che è anche la parte più evoluta, dicono. Per questo motivo io direi che non è il caso di prendersela quando qualcuno vi dice che avete la testa dura; in termini evolutivi potrebbe essere un gran vantaggio, rendiamoci conto.

I Coleotteri hanno  degli occhi composti e un apparato boccale masticatore.  Le antenne hanno forme e dimensioni molto varie e la stuttura delle zampe è anch’essa variabile in rapporto alla funzione che devono svolgere.

Tuttavia il carattere distintivo per eccellenza dei Coleotteri è la presenza delle elitre da elythron – (involucro). Le elitre sono delle ali sclerificate e non svolgono più la funzione del volo, ma di protezione. Sotto le elitre vi sono le ali vere e proprie. Avete mai osservato il volo di una coccinella? La fate salire su un dito, la alzate in alto e quando lei raggiunge la punta del dito vedrete che lei alza le elitre, spiega le ali sottili e trasparenti che si trovano sotto alle elitre, e poi vola via.

Ora, detto questo, veniamo finalmente allo stercorario. Lo stercorario per me non è solo un bel Coleottero, ma è anche una splendida metafora della vita; ebbene sì, perché lui vive nello e di sterco. La metafora, mi direte, dove sta? Sta nello sterco? Sta nella vita? No, la metafora sta nella vita di sterco, che nel caso dell’animale di specie umana si può pure definire vita di merda, mi si perdoni il francesismo.

Lui, lo stercorario, è nero, lucente con riflessi metallici. Pare un guerriero d’altri tempi, un insetto tutto d’un pezzo, come d’altra parte sono tutti i Coleotteri. C’ha pure le antenne clavate, oltre a delle zampe possenti e robuste.

Passa gran parte della sua esistenza sospingendo delle palle di sterco, delle quali si nutre… e le sospinge verso casa; queste palle sono spesso tre volte, quattro volte più grandi di lui. Vi viene in mente niente? Vi accade di avere una lieve sensazione di immedesimazione, seppur involontaria? Ebbene, non preoccupatevi; è normale. La maggior parte delle esistenze umane, che ci si renda conto o meno, somigliano non poco a quella degli stercorari.

La differenza sta nel fatto che lo stercorario agisce seguendo la sua natura, mentre la specie umana… pure.

In autunno la coppia si dedica alla preparazione del nido. Scavano nel terreno una galleria verticale e poi la femmina predispone delle gallerie laterali orrizzontali che terminano ciascuna con un’ampia camera.

In queste camere vengono immagazzinati gli escrementi che lo stercorario raccoglie per le vie del mondo imbrattato dalla presenza di animali mammiferi e non. In ogni camera lo stercorario lascia libero un piccolo spazio nel quale la femmina depone un uovo.

Dalle uova nasceranno le larve che si nutriranno della scorta di sterco accumulata dai genitori. Le larve ci mettono due anni per svilupparsi e i nuovi adulti escono dalle loro gallerie in luglio. Svernano nelle loro gallerie ed escono solo nella primavera successiva.

Lo stercorario a prima vista, e anche dopo un’osservazione più attenta, fa quindi proprio una vita di sterco; tuttavia è uno di quegli insetti indispensabili e utilissimi, per nulla dannosi o problematici. Come spesso accade anche fra gli umani, chi fa una vita di merda la fa a favore del benessere collettivo.

Lo stercorario si occupa in buona sostanza del riciclaggio di sterco e di materiale in putrefazione. Fa parte della famosa categoria degli “spazzini della natura”. Grande rispetto per lo stercorario, dunque, perché leva di mezzo del materiale che potrebbe originare pericolosi focolai di malattie infettive di tipo epidemico.

Le famiglie di Coleotteri che svolgono questa importantissima funzione oltre alla famiglia dei Geotrupidi sono: Silfidi, Stafilinidi e Scarabeidi. Questi si nutrono di carogne e di materiale organico in putrefazione, ma provvedono anche a seppellire con un lavoro indefesso grandi quantità di piccoli cadaveri e di escrementi.

Gli egizi avevano buoni motivi per ritenere sacro lo scarabeo, dunque. E se ci pensiamo gli antichi avevano spesso ottimi motivi quando decidevano di mostrare concretamente grande rispetto per la Natura. E noi, che ci riteniamo più evoluti, in tal senso ci dimostriamo invece spesso degli emeriti cretini. Voglio dire: abbiamo a disposizione un sapere millenario che non caghiamo più di striscio, mentre continuiamo a commettere sempre gli stessi imperdonabili errori! Ma non divaghiamo…

Altri coleotteri provocano danni immani alle colture agricole, ma io penso sempre più spesso che questo sia dovuto al fatto che l’uomo dalla natura deve imparare ancora molto; innanzitutto dovrebbe imparare l’umiltà della condizione che gli è propria e poi dovrebbe imparare a sfruttare le risorse che la natura gli mette a disposizione con il dovuto rispetto e con maggiore intelligenza.

Certo, per sfruttare le risorse nel modo più efficace e appropriato è necessario conoscerle a fondo, fare un bel po’ di fatica in tal senso, dedicarvisi, magari seguendo strade ostiche e faticose, evitando le scorciatoie dannose che abbiamo preso fin troppo spesso per ottenere una produzione agricola eccessivamente intensiva e fragile.

E se noi esseri umani abbiamo bisogno di buoni esempi in fatto di fatica fatta per far le cose a regola d’arte, ci potremmo rivolgere a uno stercorario qualunque, per dire.

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