Il segreto del Bosco Vecchio – capitolo 4

Da un racconto di Dino Buzzati

Il mattino dopo, verso le 10,30, giunsero alla casa, debitamente preannunziati dalla gazza, cinque uomini. Erano i componenti della Commissione forestale, venuti per una ispezione.

Il capo spiegò al colonnello che la legge imponeva delle visite di controllo, per verificare che i proprietari non abusassero del taglio delle piante. Non era questo il caso del Morro che, pur avendo sfruttato al massimo il piccolo bosco circostante la radura (il quale per parecchi anni doveva essere ora risparmiato), aveva lasciato in ottime condizioni tutte le selve ora appartenenti a Benvenuto e non aveva mai toccato il famoso Bosco Vecchio, orgoglio della vallata. Ma le formalità erano formalità, e la visita doveva esser fatta.

Il colonnello si mostrò alquanto riservato, ma in fondo non gli spiacque di essere accompagnato subito a vedere il Bosco Vecchio, di cui aveva sentito tanto parlare.

Il Procolo e la Commissione si misero in cammino. Attraversata la zona di bosco ormai spopolata (il capo della Commissione fece le sue alte meraviglie che il Morro avesse fatto martellare le piante a spizzico, diradando la fustaia, così da esporla a tremenda rovina in caso di tempesta), i sei arrivarono ad una stecconata, dietro la quale cominciava una zona di foresta molto più fitta, con abeti di diverse qualità, venerandi ed altissimi.

Non si vedevano tracce di taglio. Proprio al limite giaceva disteso un grande albero probabilmente crollato per vecchiaia o per vento. Nessuno si era curato di portarlo via e tutti i rami si erano coperti di una muffa soffice e verde. Si svolse una discussione.

Il colonnello chiese se almeno nel bosco vecchio egli potesse far eseguire dei tagli.

Il capo della Commissione rispose che divieti specifici non ce n’erano; naturalmente non si dovevano sorpassare certi limiti.

Intervenne allora uno dei quattro membri della Commissione, certo Bernardi, uomo alto e robustissimo, di età indefinibile e di espressione cordiale:

“Divieti non ce ne sono” egli disse “ma faccio voto che lei, colonnello, non sia da meno del suo nobile zio Morro. Sono gli abeti più antichi che si conoscano. E son certo che lei non avrà intenzione…”

“Le mie intenzioni” interruppe il Procolo “non le conosco neppure io, ma non mi sembra che vi sia il motivo per tanta invadenza, scusatemi l’espressione…”

“Mi stia a sentire un attimo” fece l’altro “e non si scaldi. Una volta, molti secoli fa, questa terra era tutta pelata. Proprietario era il brigante Giacomo, detto Giaco, un uomo pieno di iniziativa che aveva un suo piccolo esercito. Un giorno tornò senza nemmeno più un soldato, stanco morto e ferito. Allora pensò: bisogna stare più attenti, una volta o l’altra mi inseguono e io non ho un buco da nascondermi; bisogna che io pianti un bosco, dove mi possa riparare. Detto fatto, piantò questa foresta, ma siccome gli alberi crescevano adagio, gli toccò aspettare fino agli ottant’anni. Allora arruolò dei soldati e partì per una nuova impresa. Ne son passati da quel tempo degli anni, ce ne sarebbe da fare un museo, ma chi le dice, colonnello, che Giacomo non possa tornare? Le dirò di più: lo si aspetta da un momento all’altro, può darsi sia di ritorno proprio stasera. E, si può esser sicuri, non avrà più un soldo né un soldato. Sarà inseguito da centinaia di uomini, forse anche da donne, tutti armati di fucili e randelli. Lui avrà soltanto una piccola scimitarra e sarà affamato e stanco. Non avrà diritto di ritrovare il suo bosco intatto, da potersi rintanare? Non è roba sua lo stesso?”

“Ogni pazienza ha un limite” scattò allora il colonnello.

“Questo è parlare da forsennati.”

“Non mi pare di aver detto niente di assurdo” fece il Bernardi con voce più alta. “Toccare questo bosco sarebbe una cosa iniqua, ecco cosa le dico.”

Balbettò ancora qualche parola e poi si allontanò, inoltrandosi da solo nel Bosco Vecchio.

Il capo della Commissione, per giustificare il collega, osservò come quegli fosse un uomo strano, un po’ nervoso; ma conosceva i boschi come nessun altro; quando si trattava di guarire una pianta era prezioso.

Il colonnello pareva ormai maldisposto, e si avviò da solo al ritorno. Nello stesso tempo all’interno del Bosco Vecchio giunse una voce: “Colonnello, colonnello, venga un momento a vedere!”.

“Chi è che chiama in questi modi?” chiese il Procolo al capo della Commissione.

“Non capisco” fece l’altro malamente sorpreso “assolutamente non capisco.”

“Certe confidenze” concluse il colonnello che aveva ben riconosciuto la voce del Bernardi “certe confidenze non le sopporto volentieri, diteglielo pure, se credete.”

E si diresse verso casa a passo velocissimo, mentre si affievoliva nel cuore della foresta il grido: Colonnello! Colonnello!”.