Sull’amicizia e di quel che di volta in volta ne rimane

Ho trovato un amico. Sì, insomma, un amico vero, di quelli che ci puoi parlare per ore e senti che ti ascolta davvero e che quando parla per ore, il tempo ti vola mentre lo stai ad ascoltare.
Mi pareva così, che sarebbe stato bello vedersi quando si poteva, e che anche trovare il tempo per vedersi era una cosa bella da fare.
A me piace l’idea di trovare il tempo per un amico, mi piace davvero.
È così raro trovarsi in immediata sintonia con un altro essere; è un evento, una cosa preziosissima, io trovo… o meglio, io ne sono certa.
Accade però che il valore che noi diamo alle esperienze è talmente soggettivo che non ci rendiamo conto di vivere l’altro in un mondo e in un modo che è solo nostro.
Occorre sempre tenerlo presente, questo.
L’altro magari nemmeno si è mai focalizzato sulla bellezza di un incontro che a noi sembra prezioso. O magari sì; è che non si può sapere. Al massimo lo si può provare a “sentire”.
È una questione di lunghezze d’onda cablate su frequenze diverse, presumo, troppo distanti, forse anche disarmoniche, a volte sufficientemente vicine, ma non per questo coincidenti, non so.
E ti capita di pensare che anche il senso di sintonia in un’amicizia può essere illusione.
E allora che cos’è che è reale, che rimane? Il sentimento, forse, l’emozione, l’esperienza bella. Non mi pare poco. E nemmeno mi pare il caso di inquinarli con quel vago senso di rimpianto che serpeggia sotto pelle quando qualcuno si allontana un po’, o anche per sempre. Accade.
Sì, insomma, mi tengo il meglio, visto che posso scegliere.
Il tempo allora smette di esistere.
Quello che è ora è tutto, e tutto non mi pare poco.
E come disse Forrest, su questa faccenda credo di non avere altro da aggiungere.
Per ora.