Navigare a vista fra conifere e faggi, seguendo rotte invisibili da una piattaforma all’altra

Avevo un blog una volta; era il mio primo blog. Lo avevo chiamato “Vedere l’invisibile” e io mi ero messa questo nick name che avevo un po’ distorto e avevo preso dalla storia della Grecia antica; mi chiamavo “Samothes”. Poi ne ho aperto un altro che si chiamava “Simbolo e Allegoria” e io mi ero rinominata “Caos e Cosmo”. Sto fatto che ci si poteva chiamare un po’ come cazzo ti pare, mi piaceva un sacco e mi piace ancora! Libero sfogo alla fantasia. Ero ovviamente completamente fuori di testa, allora; compiaciuta e serena di esserlo, tra l’altro, esattamente come adesso. Compiaciuta perché nel tempo ho capito che essere “fuori di testa” è un giudizio esterno, che ti danno gli altri ed è esattamente quello che ti serve per salvarti la vita e la salute. Anche mentale.

Mi interessavano i simboli e il mondo medievale, soprattutto la parte esoterica legata all’alchimia che però all’epoca ancora non sapevo bene cosa fosse. Mi piaceva la botanica, la Storia naturale, e leggevo i testi di Frazer e dei vari antropologi come Claud Levi Strauss. Mi piaceva il mondo magico popolare e leggevo De Martino, approdai alla psicologia di Jung, ancor prima di Freud. Tutto, mi piaceva un sacco tutto, compresa la storia dell’arte e della fotografia, che poi studiai per mero diletto e senza l’obiettivo di laurearmi a un corso universitario; nel tempo le ho approfondite e ci sono ancora aggrappata a tutte quante queste passioni.

Per me è un innamoramento perpetuo, di quelli che ho sempre tenuto nascosti, per proteggerli dalla mediocrità e dall’ignoranza che mi circondava; non lo dico con spocchia, ma è stato proprio così. Preservare un amore, una passione pura, dagli assalti del nulla richiede dedizione ed estrema attenzione nell’evitare che venga intaccata e sporcata; è molto faticoso, ma ne vale la pena. Ora è diverso, perché mi sento forte abbastanza per difendere il mio amore alla luce del sole; è scattato qualcosa, alla fine. Forse il vero coraggio, non saprei. Adesso non ho problemi ad ostentarlo! Forse perché è diventato la mia vera forza!

Non lo so dove trovassi tutte quelle energie, all’epoca. Ero un po’ fuori dalla massa, forse, con i mie interessi letterari, filosofici, spirituali, storici, artistici e via dicendo, mi rendo conto. Per me il mondo era ed è uno scrigno da aprire in continuazione ed ogni volta ci trovo e ci trovavo qualcosa di meraviglioso. Per questo bloggavo, per questo scrivo. Non era previsto poterne parlare. Dovevo e devo svalvolare tutta sta roba in qualche modo; è un mucchio di materiale da metabolizzare.

Allora per me era come adesso, ma forse oggi sono un po’ più libera, perché ora mi frega molto meno di cosa pensano gli altri, di come pensano che sono io e di quali sono le cose che mi interessano. E’ successo questo da quando mi sono licenziata, da quando ho smesso di giudicarmi, di considerarmi inadeguata in base al giudizio altrui. Mi sono tolta la zavorra del contesto dalle spalle e ho cominciato a smettere di recitare un ruolo che non mi appartiene. Adesso posso essere quello che sono sempre stata, e fanculo ai benpensanti, ai burattini e ai despoti dittatori!! E così ho smesso di temere il giudizio; è stato semplice; bastava andarmene.

Il problema è sempre stato quello di trovare qualcuno con il quale condividere queste passioni; non lo trovai mai veramente e così le coltivai per forza di cose in perfetta solitudine. Nei boschi, in prevalenza; è il luogo perfetto per elucubrare in solitudine e navigare a vista fra le conifere ed i faggi. Col senno di poi ho capito che è così che andava fatto. Ci sono cose che dobbiamo necessariamente portare avanti da soli, senza interferenze, senza condizionamenti esterni. Io ho fatto così perché andava fatto così. E ho imparato a stare da sola, ad amare la solitudine e ad amare il mondo con maggiore attenzione, fin nei minimi dettagli. Anche questa è stata una benedizione e ne sono grata.

Il primo blog lo avevo aperto nel 2010 su Splinder. Non so se qualcuno si ricorda di Splinder; era una piattaforma italiana dove tutti ci siamo ritrovati in anni non sospetti a dire quello che eravamo, ognuno a modo suo. Era improntata sulla socialità e funzionava benissimo. Era un posto magnifico, strabordante di veri creativi, di reali artisti talentuosi e ci si stava benissimo. Infatti lo chiusero nel 2012 e ci spedirono tutti come esuli in vari porti del web.

Molti approdarono qui, su wordpress (io ci arrivai con Stileminimo, ovviamente, poi aprii “Il mio tributo alla Bellezza”, l’altro blog, dove per la prima volta ci misi il mio vero nome e cognome), altri su Io Bloggo (dove approdai anch’io in parallelo con Simbolo e Allegoria), altri ancora su Blog spot (dove arrivai con il mio nome Samothes e poi mi persi… era un po’ troppo…) e via dicendo. Chiudendo Splinder divisero e smembrarono quella che io percepivo come una grande officina affiatata di creativi. In un mondo come questo, una realtà come Splinder non poteva durare; era troppo pericolosa e adesso lo capisco.

Come moto di ribellione alla chiusura della piattaforma, io per non perdere i contatti con la mia famiglia di blogger, mi aprii un blog su tutte queste piattaforme alternative e continuai a scrivere. Per me non era difficile; sono una grafomane. A me interessava non perderli e molti contatti li ho preservati nel tempo, per fortuna. A fasi alterne, quando la vita me lo permette, torno a trovarli, come si fa con i vecchi amici. Splinder lo trovai grazie a un amico, che si chiama Massimo e che trovai sul web.

Lo conobbi personalmente e girammo tutti i musei della sua città; lui correndo, io passeggiando. Lui postava fotografie, immagini bellissime, che spacciava per sue, ma che non ho mai capito se fossero veramente sue o se le prendesse da qualche parte nel web per fare colpo sulle donne; all’epoca non ci si poneva tante domande, ma quelle foto erano davvero eccezionali! Io cercavo immagini come spunto per i miei dipinti e incappai in Massimo che aveva un blog di sole immagini che non mi ricordo come si chiamasse, e quindi conobbi Splinder.

E mi innamorai di chi scrive sul web, di tutti, per il semplice fatto che scrivevano, non per altro; mi riconobbi in loro, mi consolai per il fatto che non ero l’unica malata grafomane. Cominciai a sentirmi più “normale” e capita. Approdare a una piattaforma di blogger all’epoca era un po’ come tornare a casa e ritrovare gli amici dopo tanto tempo di esilio. Non tanto per la qualità della scrittura, (a volte anche per quella, perché ci bazzicavano dei veri e propri geni) ma per il fatto che era, ed è tutta gente che ha qualcosa da dire e che a modo suo, la dice! E cosa grandiosa, per me che avevo sempre dovuto un po’ nascondermi e nascondere le mie “strane” passioni, usavano lo stesso mezzo che uso e usavo io. Mi sentivo fra amici, finalmente.

Una liberazione!!! Anche leggerli era un vero piacere; ce n’erano tanti e fra questi ricordo Poetella, che all’epoca lo ammetto, mi metteva un po’ di soggezione. Glaurito con i suoi post fra il demenziale e lo scanzonato. La poesia, poi, visto che a scuola non me l’hanno mai insegnata, io l’ho incontrata sui blog dei poeti, prima che nei libri di poesia. Sono grata a Poetella e a quelli come lei. Ho comprato un mucchio di libri di poesie da quando conobbi Poetella, Massimo Botturi e Luigi Maria Corsanico. Eterna gratitudine. Eterna!!!

C’era poi Avvocanzo, uno squinternato meraviglioso che non si capiva bene se fosse davvero avvocato o no, ma che scriveva dei pezzi sublimi pieni di ironia e comicità. Mi ricordo di Zoe, che poi ho perso per strada e che traspirava sensualità e dolcezza nelle sue poesie. Mi ricordo di un blog che parlava di Scienze Naturali, dove ogni volta ci trovavo la descrizione e l’analisi scientifica di una specie vivente diversa, anche di quelle decisamente poco conosciute.

E poi Guido Mura, con i suoi racconti fantasy e un po’ noir. Aitanblog con la sua ironia un po’ di cultura spagnola e un po’ partenopea e tanti, tanti altri che non me ne vorranno, visto il numero che ora non potrei elencare, ma porto comunque nel mio cuore. Era uno scrigno di conoscenza e di cose bellissime, Splinder. Era il mondo dei primi blogger italiani e molti divennero scrittori anche conosciuti. Ci si navigava a vista fra una meraviglia e l’altra. Poi arrivarono i primi troll, cominciarono a insinuarsi ovunque e a scardinare l’ambiente… pagati, ovviamente e in breve vendettero e chiusero tutto.

Le piattaforme americane non sono nulla a confronto, ma ci adattammo, un po’ tutti. I boschi mi accolsero, le piante mi consolarono e io continuai a scrivere e a disegnare. Il web per me non è mai stata mera tecnologia alienante; è stato lo stimolo per contattare anime e avvicinarle davvero, per crescere, per creare e per non spegnermi nella noia dei social come fb, instagram, tik tok e simili che, per inciso, ho aperto da poco, e solo con la prospettiva di dover lavorare con il web, non certo per passione. Bloggare implica una creatività e uno sforzo che permettono alla mente e allo spirito di stare svegli e vigili; esattamente come si fa quando ci si perde in un bosco e occorre trovare il sentiero giusto per tornare a casa. E’ un’avventura continua. Si naviga a vista, fra conifere e faggi, fra poesie e racconti, ma con la bussola del cuore e dell’intuizione ben tarata e sempre in movimento.