Corso pratico per liberarsi dall’ansia di prestazione

Il senso di inadeguatezza me lo ricordo vagamente; sì, perché me ne sono liberata, finalmente!! Non da molto, eh… e ci ho messo del tempo, ma mi faceva talmente schifo che l’ho voluto seppellire non appena mi sono resa conto che non ce l’avevo più sul groppone, ma oggi lo voglio riesumare qui per voi!!! 😀 😀 E’ necessario, sapete? Perché per togliersi di dosso un parassita, è bene dargli un contorno ben definito prima di salutarlo, perché se poi ti si ripresenta sulla strada, lo riconosci e lo eviti, come l’AIDS, o come il COVID, che adesso va di moda quello… e comincia anche ad avere gli stessi sintomi dell’AIDS.

ll senso di inadeguatezza è come una di quelle zavorre che ti risucchiano un bel po’ di energia; è come avere un vampiro appollaiato sulle spalle che ogni tanto si fa una bevutina agguantandoti alla giugulare! Non puoi prevedere quando avrà sete e ti si attaccherà come una sanguisuga risucchiandoti tutte le energie vitali; sai solo che prima o poi ricapiterà e intanto arranchi senza capire perché sei sempre così stanca, depressa e scazzata col mondo. Personalmente mi accadde in modo davvero brutale e per la prima volta da adolescente; prima ne avevo avuto il sentore, ma non mi ero mai davvero infettata. Avvenne quando scesi dai monti per frequentare le scuole medie, verso gli 11 anni. Fu così che questa zavorra mi si appiccicò addosso come la carta moschicida e mi si affezionò a tal punto da non lasciarmi più per molti anni; ad un certo punto ho realizzato questa convinzione: “Se hai sfiga, questa è una malattia cronica e te la tieni finché non ti sdraiano nella bara e probabilmente si decomporrà con te, o finirà nell’urna con le tue ceneri!”

Questo post ha preso una piega un po’ troppo cupa, ma visto che il gotico va di moda… mi attengo alle correnti del momento e continuo così, perché questo post parla anche di mode, alla fine, vedrete! Poi si vede che oggi il mio umore è quello, visto che mi è venuta la voglia di parlare di parassiti, vampiri e larve varie, quindi, tanto vale rimanere coerenti.

A suo tempo mi ero chiesta da dove fosse arrivata la mia larva personale e no, non l’ho mica capito subito. L’ho capito dopo… molto dopo, perché altrimenti me ne sarei liberata prima… molto prima.

Ma l’importante è che ho risolto questo invalidante problema e c’ho gli anticorpi (che va di moda parlare di anticorpi)… e adesso vi dico come ci sono riuscita, ma prima una breve premessa: la regola è che se hai un problema, prima di risolverlo del tutto, devi capire come, e soprattutto da dove è nato; io adotto questa regola da un bel po’ di tempo! Tuttavia, per le criticità emotive, a meno che tu non sia Carl Gustav Jung, (e io vi comunico per correttezza che non lo sono) non è così semplice capire da dove arrivano i parassiti che ti porti addosso.

Ci vuole pazienza, un lungo lavoro di introspezione e tante menate mentali, annesse ad altrettante seghe mentali (che per inciso non sono esattamente la stessa cosa, ma per spiegare questo ci vuole un altro post) che si reiterano nel tempo e che di solito fanno nascere ulteriori problemi che non sai da dove nascono.

L’auto analisi di un problema se rimani sul piano cervellotico, inevitabilmente ti fa nascere altri problemi; anche questo l’ho capito nel tempo. Ho capito che allora occorre passare ad un altro piano e lasciare perdere il piano esclusivamente mentale, ma anche in questo caso ci vorrebbe un altro post per spiegare bene di che cosa sto parlando. La tiro un po’ lunga per creare suspense, come insegnano i migliori registi di thriller quando ti dicono che devi creare le aspettative di un qualche cosa di inquietante che sta per accadere, ma senza farlo mai accadere esplicitamente, se non verso la fine.

Come lettore puoi avere due reazioni: ti annoi a morte e passi ad altro dopo il primo paragrafo (nel mio caso, non avendo affinato la tecnica, probabilmente quasi tutti i lettori hanno già mollato per a fare altro, quindi chi è arrivato fin qui, fa parte della seconda categoria), oppure ti annoi, ma hai molta pazienza e leggi per educazione fino alla fine, perché sei fondamentalmente compassionevole e forse sotto, sotto vuoi anche davvero capire come ho fatto io a liberarmi del senso di inadeguatezza, che è poi quel parassita strettamente legato all’ansia di prestazione. E sia chiaro, quando parlo di “ansia da prestazione”, mi riferisco a tutti gli ambiti in cui questa può fare capolino nella nostra travagliata esistenza, compreso “quel ambito lì”!

Bene, la suspense è durata abbastanza, ritengo; vi dico come ho fatto io: per liberarsi dal senso di inadeguatezza e dall’ansia da prestazione c’è una sola cosa da fare: …rullo di tamburi, fiato alle trombe! L’unica cosa da fare nel caso specifico, detta in parole poco eleganti e molto spicciole è: sbattersene il cxxxo!! Ecco, l’ho detto.

Ma dopo aver creato tutte queste aspettative, mica posso cavarmela così a buon mercato, perché sono una persona coscienziosa e so che se mi prendo delle responsabilità, devo portarle fino in fondo; insomma, per dirla con senso compiuto, so per certo che molti di quei pochi volenterosi che sono arrivati fin qui, avranno pensato che è facile a dirsi, ma non è per nulla facile a farsi.

Dire che basta fregarsene di un problema, non equivale a risolvere quel problema; diciamo che sbattersene il cxxxo (metto le “x” per rispetto dei lettori più sensibili, perché di solito in questo posto mi astengo dall’usare parole “poco consone”, ma che nel caso specifico sono necessarie per capire bene il problema) è l’obiettivo da raggiungere con il metodo che ho elaborato personalmente, e di cui adesso voglio rendere partecipe chiunque sia arrivato fino a questo punto. Perché un premio a tanta tenacia e pazienza è dovuto, mi rendo conto!!!

Per arrivare all’obiettivo di cui sopra, l’unica cosa da fare è SMETTERE DI DARE GIUDIZI!!! Proprio così, gente!! Ho scoperto che se vuoi smettere di sentirti inadeguata, occorre imparare a “levarti il giudizio di torno”, sempre per usare un’espressione elegante e sempre consona ai lettori più sensibili.

Funziona così: il giudizio è un’abitudine; siamo sempre lì che diciamo che questo è bello e questo è brutto, che questo va bene, ma questo non va bene, che quella è una persona simpatica, e questo no, non è una persona simpatica… insomma, si va avanti così all’infinito nella vita! Like, like, like, like… dislike, dislike, dislike… tutto è fondato sul giudizio ok! Non ok! E tutto è costruito perché noi tutti possiamo sfogare questa nostra comune propensione a dover sempre e necessariamente dire in merito a tutti e qualsiasi cosa: o è bianco, o è nero, mi piace, non mi piace! E non si finisce mai di esercitare il giudizio a raffica, in ogni pensiero che facciamo, in ogni interazione che abbiamo col prossimo e con qualsiasi cosa, animata o inanimata, astratta o concreta! Esercitiamo questa abitudine su tutto!!!

Bene, comunico ufficialmente che sto fatto, a mio personale modo di vedere le cose, è patologico e non ultimo, debilitante! A forza di giudicare gli altri, inevitabilmente continuiamo a spostare il giudizio anche su noi stessi, sulla nostra persona e… tadaaaaah!!! Ecco come nasce il senso di inadeguatezza nonché le varie ansie da prestazione!! Ecco perché qualcuno ha seri problemi relazionali, fra le altre cose!!

Ora, se l’obiettivo è liberarsi tutti dall’ansia di prestazione e dal senso di inadeguatezza, OCCORRE COMINCIARE AD OSSERVARCI e quando stiamo per esprimere un giudizio, fermarsi un attimo!!! Non serve arrivare necessariamente ad esternalizzare tale giudizio, perché gli effetti nefasti del giudizio colpiscono anche solo quando lo esprimiamo con il nostro pensiero! Lo so; sembra complicato, ma credetemi: lo è molto più di quanto sembri!! 😀 Tuttavia vale la pena provare!

Se non giudichi, smetti di avere paura del giudizio; è una reazione di riflesso. Automatica; provare per credere! Se non hai paura del giudizio, smetti di avere ansie da prestazione. Perché l’ansia è una conseguenza di una paura, questo è placido e ovvio. E qui si tratta della paura di essere giudicati. Togliti l’abitudine di giudicare e non avrai più queste paure inutili e dannose. Accade da se; meno giudichi e meno hai paura di essere giudicata/o. Si può fare!!! Lo disse anche Frankenstein!

Ora lo so cosa state pensando; state pensando che è lecito avere un’idea su cosa è bello e cosa è brutto, su cosa piace e cosa non piace… lo so. Io pure ho fatto questo ragionamento a suo tempo. Ed è vero: è lecito avere un’opinione, ma quando questa opinione smette di essere tale e diventa una malsana abitudine che sfocia in un tiro al bersaglio verso tutto ciò che è contrario alle nostre convinzioni, allora la cosa diventa problematica, direi patologica; e questo non è tutto! Una patologia è ancora più infida quando è silente! Nel senso che noi non ce ne rendiamo conto.

Aggiungo che spesso le nostre convinzioni quelle che ci portano a giudicare in positivo o in negativo, non sono davvero “nostre”; molto più spesso di quanto vogliamo ammettere, sono frutto di condizionamenti esterni, solo che noi di questo non ce ne accorgiamo. E allora accade che riteniamo giuste e belle delle cose che altri ci hanno detto che sono giuste e belle, ma che noi, in realtà non sappiamo bene se pensiamo che siano davvero giuste e belle, perché la nostra opinione è condizionata ed il più delle volte, per nulla ponderata. Siamo più condizionabili di quello che pensiamo. Ed un esempio lampante di quello che sto dicendo è la moda!! Lo so; è un esempio banale, ma serve a qualcuno per capire.

Ammettetelo: se qualche anno fa vi avessero detto che avreste indossato certi vestiti che mettete oggi, la maggior parte di voi avrebbe negato con tutte le sue forze! Ma siccome oggi tutti mettono quei vestiti e siccome tutti dicono che sono belli, allora anche voi li indossate e dite che sono belli. Accade così con moltissime cose. E così avviene che si mettono vestiti che fino a un anno prima avreste detto che sono quantomeno “improbabili”. Questo avviene a causa dell’abitudine al giudizio, condizionato o meno che sia. La stessa cosa è accaduta per i tatuaggi; i più attempati come la sottoscritta, ricorderanno che fino a qualche anno fa, chi era tatuato era “giudicato come un avanzo di galera”(questo perché i tatuaggi venivano fatti solo in carcere fra i reclusi), mentre oggi i tatuaggi sono considerati Arte e moltissime persone, di qualsiasi età sono tatuati! Anzi, se non lo sei, sei “giudicato un po’ strano”, se non proprio “sfigato”, termine che in nome del “dio giudizio” va per la maggiore.

Bene; in sintesi, se qualcuno si vuole liberare dall’ansia di prestazione, dunque, si tolga la malsana abitudine di giudicare, di mettere like (questo post è esonerato da questa regola, sia chiaro! Sono una persona interessata e incoerente, io) e dislike, sia che siano dati liberamente, o meno liberamente, questo importa poco!

Vedrete che poi tutto funzionerà alla grande ed avrete vite molto, molto più serene e felici. Per fare questo, come primo compito a casa pratico, occorre eleminare il proprio account facebook… e se non ce la fate, almeno occorre provare a non passarci dalle sei alle otto ore al giorno. L’obiettivo è ridurre il tempo che ci passate fino al massimo un’ora nel giro di un anno, via!! Come dite? Se sapevate che occorre fare ste cose non avreste perso tempo a leggere fino a questo punto?!!!! Mi spiace, ma la vita è un viaggio in salita e per arrivare sulla vetta e avere ottime prestazioni occorre faticare. 😀 😀

Il cuculo ha deposto l’uovo… e mi chiedo perché nessuno degli altri uccelli si lamenta

Il titolo del famoso romanzo di Ken Kesey, nonché dell’omonimo film con Jack Nicholson “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, è sbagliato. Il cuculo non ha mai fatto il nido. E di conseguenza nessuno può essere volato sul nido del cuculo. Che Kensey lo abbia fatto apposta? Non lo so.

Ma sta di fatto che accadono queste cose in natura; accade che un uccello deponga il suo uovo in un nido di altri uccelli. E così non ha nemmeno fatto la fatica di costruirsi un nido, ma soprattutto non farà la fatica di crescere la prole. Il cuculo depone un solo uovo, di solito ben più grosso di quelli che già stanno nel nido. Il cuculo qui da me è sempre ben presente. Lo sento cantare e fare i suoi versi un po’ ridicoli nelle fasi primaverili di corteggiamento. Lo sento quando è in esplorazione per decidere quale sarà la casa del suo uovo abusivo. In primavera qui mi sveglio fra il canto delle cince, dei codirossi e del cuculo; ci sono anche le ghiandaie e il picchio verde. Quest’ultimo si fa sentire spesso con la sua risata sguaiata. Meno melodiosa del canto del cuculo, ma a me piace. Mi sta un sacco simpatico il picchio verde, a differenza del cuculo, che mi piace, sì, ma con delle riserve, ecco. E’ che volenti o nolenti siamo tutti pieni di preconcetti, noi umani. A noi piace il picchio verde, perché è un gran lavoratore, e perché non parasitizza i nidi altrui deponendoci uova abusive.

Secondo il metro di valutazione umano, specie alla quale mio malgrado appartengo (lo sottolineo, perché sia mai che me lo dimentico), tutti questi esseri sarebbero definiti “brava gente”…tranne il cuculo. Perché a nostro modo di vedere, il cuculo è un parassita, parliamoci chiaro! Uno di passaggio che si approfitta del buon cuore e dell’ingenuità delle altre specie, deponendo le sue uova nei loro nidi e lasciando che loro provvedano ad alimentare suo figlio, finché questo non sfratterà i fratelli più piccoli e deboli, buttandoli fuori dal nido, per approvvigionarsi di tutto il cibo che i genitori ignari, continuano a portargli con un lavoro di via vai integerrimo e senza sosta. Un po’ come accade per quelli che abbandonano i figli che poi vengono presi in carico dall’assistenza sociale, con la differenza che qui le famiglie d’accoglienza sono sempre molto efficienti e premurose e portano il figlio abbandonato sempre e comunque alla maggiore età e senza fargli mancare nulla. Una cosa così, ma molto più metodica, studiata e ben congeniata, la tattica di riproduzione del cuculo. Il cuculo è un professionista dell’abbandono della prole.

In natura c’è sempre una spiegazione a tutto. Niente accade per caso. Io mi sono chiesta per anni quale fosse la spiegazione per un comportamento di questo tipo e no, non sono ancora riuscita a capire, non sono ancora riuscita a darmela, una spiegazione plausibile. Voglio dire, un uccello come il cuculo non avrebbe problemi di sopravvivenza se anche adottasse i metodi riproduttivi che adottano tutti gli altri uccelli, facendosi un nido e deponendovi le sue uova… eppure, niente: lui fa sta cosa ignobile. E sta cosa comporta la morte di altri uccelli, perché i fratellastri non hanno scampo; vengono inevitabilmente buttati fuori dal nido. Ed è terribile sto fatto che i genitori non ci arrivino, non capiscano e continuino a nutrire un figlio parassita, che non è roba loro.

Insomma, gente; a me sto fatto mi rode. Ed è per questo che non so capirne il senso, perché non so pensarci a mente lucida. Non so vedere la cosa libera da preconcetti. Per me, da qualsiasi lato guardo la situazione, mi pare una roba che non ha scusanti; una cosa inconcepibile, ecco!! Eppure, se la natura ha deciso che sta cosa deve accadere così, un motivo lo avrà avuto, no? E allora mi capita di pensare alla Morte; proprio così. Quante volte di fronte alla Morte abbiamo provato quel senso di impotenza e di smarrimento, dovuto spesso proprio al sentore che la Morte è ingiusta e inclemente? Ecco, più o meno, ci si potrebbe fare su un discorso analogo. Il punto è che in natura accadono cose che noi umani non ci sappiamo spiegare, perché siamo ancora troppo piccoli. Non ci arriviamo perché non ne sappiamo abbastanza della vita, per capire anche la Morte. Se non sappiamo capire le ragioni del cuculo, figuriamoci se sappiamo capire le ragione di madama Morte, mi viene da dire.

Io sono sicura che il giorno che arrivo a capire perché il cuculo si riproduce in questo modo sciagurato, capirò qualcosa di molto importante della vita su questa Terra; e magari sarà il giorno in cui una Signora avanti con l’età e con i capelli candidi raccolti in una crocchia voluminosa, il viso pallido con un sottile naso dritto e gli occhi grigi, e con addosso un bell’abito vittoriano di raso e pizzo nero, verrà a prendermi per portarmi sottobraccio in uno splendido giardino all’inglese. Ci saranno ruscelli d’acqua dolce e molte rose e alberi e cespugli di biancospino fra i quali cinguettano i codirossi, le cinice, i merli ed i passeri che ci avranno già fatto il nido; ci sarà pure il cuculo, che svolazza di qua e di là un po’ inquieto, muovendosi veloce fra i rami dei tigli e delle querce secolari, perché ha l’impellenza di deporre un uovo in qualche nido altrui. E con Lei, con la Signora sottobraccio passeggerò lentamente e sarà la prima volta forse che saprò sorridergli, al cuculo… perché avrò capito finalmente perché lo fa e che senso ha.

Ma non so se potrò dirvi come va a finire.