Boschi – parte prima

Questa che vorrei indicare ai viandanti, è la via delle foglie brillanti e dei muschi profumati di terra. Questa è la strada delle fate, quella che si addentra nel fitto della foresta e poi prosegue ancora più addentro, nel folto del bosco, dove la luce filtra appena fra le fronde degli alberi e dove tutto il suolo è soffice, avvolto da tappeti di verde brillante ed erba tenera, morbida, fitta e fresca. E’ il bosco delle luci magiche, questo, e dei suoni soavi che invogliano a sognare.

Questa è la strada delle albe e dei crepuscoli che accarezzano la pelle di giochi di luce fra le fronde, dolcemente e con tocchi lievi di vento; è la strada che percorrono piccoli esseri di ogni forma e specie, immersi nel concerto di minuscole e potenti ugole canore… fra i trilli delle cince, il volo repentino degli scriccioli ed i giochi amorosi dei ciuffolotti e di mille esseri piumati.

Questo è il bosco del ronzio degli insetti, dei sentieri appena percettibili alla miope vista di un umano, scavati da zampette pazienti, da tenaci e minuscole formiche di terra e da decise e resilienti formiche Rufa rufa; leggeri percorsi infiniti e fitti di reti e labirinti a raggera, disegnati da mille passi di insetti di superficie, e smossi da esseri sotterranei e invisibili.

E’ la strada migliore, quella del bosco, perché è accompagnata da una mirabile schiera di amici visibili e invisibili, discreti e splendidi, alcuni alti e possenti e altri piccoli o minuscoli. E’ la mia strada, questa; è la più varia e splendida, quella che ho scelta da tempo e non me ne sono mai pentita, e dalla quale non ho mai avuto delusioni, sconforto, tristezza; questa è la strada che mi ha salvato milioni di volte dall’inutile, dal nulla, dalla mediocrità e non ricordo nemmeno più quante volte ho pregato fra queste fronde per rendere loro grazie.

Un tempo era la strada di molti, veniva rispettata con grande consapevolezza dagli umani; gli antichi umani conoscevano e riconoscevano l’immensa saggezza degli esseri che portano le foglie. Li veneravano, li omaggiavano di preghiere e doni; li sapevano ascoltare e prendere d’esempio. Oggi pochi sanno di che cosa sto veramente parlando, e ancora meno sanno portare il rispetto dovuto a questi esseri miracolosi. Oggi occorre raccogliere questa saggezza, di nuovo, e portare agli esseri che portano le foglie loro il dovuto rispetto. Ne va della nostra stessa vita; ne va della vita del nostro Pianeta.

Nessuno crede più ai miracoli, eppure gli alberi si nutrono con acqua, terra e sole e non consumano né acqua, né terra, né sole. Gli alberi non consumano nulla che non venga restituito prontamente; hanno creato un equilibrio perfetto con il tutto; io questo lo chiamo “Miracolo”, non so voi. Gli alberi che costeggiano questa strada sanno muoversi e lo fanno in silenzio, con estrema lentezza e con eguale efficacia, efficienza; nessun movimento di nessuna parte di una pianta si muove inutilmente e senza raggiungere lo scopo al quale tende.

Gli alberi parlano; lo fanno a voce alta quando si fanno abbracciare dall’aria e dal vento fra le fronde, e si lasciano dondolare con eleganza sussurrando appena quando sono attraversati dalle brezze leggere. Gli alberi parlano quando accolgono a piene foglie la pioggia; non importa se questa è violenta e scrociante, o appena percettibile e leggera; loro si fanno scorrere rivoli allegri lungo i rami, e poi giù, lungo i tronchi, fino nella profondità della terra, dove affondano le radici e sussurrano la loro gioia. Rallentano lo scorrere dell’acqua e fanno sì che la terra la sappia accogliere con gradualità, fino a imbibirsene profondamente. Sono lo strumento unico e magico che lega le nuvole al terreno. Sono così immensi e forti gli alberi, anche i più piccoli!!

Questa è la strada che non ci appartiene, perché noi siamo animali e non sappiamo vivere stando radicati al terreno; noi dobbiamo muoverci, altrimenti ci tocca morire. Siamo così fragili rispetto agli alberi, noi. Questa è la strada degli esseri radicati al terreno, la strada di chi sa vivere senza dover fuggire dai predatori; è la strada degli esseri che ad ogni ferita si rigenerano più forti e più possenti di prima; è la loro strada questa, ma ci può ospitare se la percorriamo con il dovuto riguardo, con il rispetto necessario; la strada del bosco è quella che ci porta verso il futuro, che ci indica una via sicura, un approdo e una salvezza da noi stessi, e dalla nostra arrogante stupidità. E’ una strada che insegna ad essere umili e attenti. Abbiamo così bisogno di essere umili, oggi! Abbiamo così bisogno di essere più attenti!! Invito i viandanti a seguirmi, perché in parte io conosco questa strada, e quel che di essa non conosco, vorrei poterla scoprire con chi intende camminare con me.

6 pensieri su “Boschi – parte prima

  1. Quando ho bisogno di recuperare le energie interiori, soprattutto quelle psichiche, mi inoltro in un bosco e mi lascio rapire dal profumo del legno e del muschio, dal suono del vento che passa tra i rami… Hai scritto un pezzo divinamente bello, cara Elena, non posso fare altro che ringraziarti. Oltretutto, in questo particolare momento di sofferenza mi giunge più che mai gradito. Sì, davanti alla regale maestosità degli alberi capita anche a me di percepirmi piccola, fragilissima, ma allo stesso tempo misteriosamente protetta, non so spiegare il perché… E’ come se scattasse una sorta di comunanza con la natura, o per meglio dire con tutto ciò che esiste, con tutto ciò che attornia, più facile da avvertire quando si è immersi in una selva che non altrove… Grazie, di nuovo grazie! Un abbraccio.

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  2. Un post che non si può non compartecipare.
    Immagino che la natura cui ti riferisci sia quella ormai lontana che vivevo da ragazzo nelle lunghe pause estive (Pinè), il mio paesaggio da tempo è metropolitano questo non toglie la mia condivisione con gli alberi che pure esistono ancora più preziosi nelle oasi tra strade e palazzi. La natura sarà sempre vincente, spazi abbandonati ora sono boschi, miracoli verdi, siamo noi esseri umani a essere precari eppure presuntuosi tanto da ignorarlo.
    Bel post.

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    1. Ciao Guido; è un gran piacere ritrovarti! Piné è cambiata molto dopo la tempesta Vaia, sai? Non sono più i boschi che ti ricordi, quelli che vedresti adesso, ma questo non vuol dire che i boschi non si riprenderanno da squarci e ferite che a noi umani oggi ci possono sembrare senza ritorno. I boschi guardano alle cose senza darsi tempi e senza contare minuti, ore o anni come facciamo noi umani. Hanno tempo e con il tempo che hanno, possono essere eterni, nonostante le ferite di Vaia.

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  3. Sono felice che sei rispuntata fuori. Più volte mi sono chiesto che facessi durante la pandemia… Beh, sembri tornata ancora più… te stessa! 🙂
    Gli alberi… effettivamente non hanno alcun difetto! Danno molto, non prendono praticamente niente in cambio e ci rendono più sereni e salubri. Giusto che tu ne abbia voluto decantare le doti.
    Aspetto con curiosità gli altri articoli che dedicherai loro.

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    1. Ciao Coulelavie, anche a me fa piacere ritrovarti! Io durante la pandemia ho respirato un po’ di pace, in realtà. Forse per questo son ritornata “più me stessa”,Meno condizionamenti, in tutti i sensi, meno complicazioni… paradossalmente una vita più semplice. Penso che dedicherò molto tempo agli alberi e alle piante in genere, da ora in poi. Ho capito che non solo è importante, ma indispensabile. 🙂 Verrò a trovarti presto. 🙂

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